La Milano Design Week è anche la settimana del Salone del Bagno, alla sua ventesima edizione. Un’occasione per fare un ripasso storico sulla nascita ed evoluzione del bidet – fino al trend contemporaneo che lo vuole multifunzione: il nuovo standard del lusso internazionale.
Il bidet è uno di quegli elementi di arredo divisivi, nel vero senso del termine. Perché c’è chi ce l’ha, e chi no ce l’ha – e la divisione netta non ha nulla a che vedere con le disparità di condizioni igieniche o di possibilità economiche. Il cantautore Giorgio Gaber in una canzone degli anni Novanta si chiedeva se la vasca fosse di destra e la doccia di sinistra, ma qui la politica non c’entra. Il bidet è utilizzato in una parte del pianeta, mentre altrove è un elemento sconosciuto, divertente quasi. Ne abbiamo avuto prova alle ultime Olimpiadi Milano-Cortina 2026: gli atleti internazionali insieme a pasta, pizza e tiramisù apprezzavano l’esistenza di quello strano affare in ogni bagno. Ma perché?

Il bidet è un’invenzione francese, come vuole il nome, un lusso dell’aristocrazia francese del Settecento. Se ne attribuisce la paternità a tale Christophe Des Rosiers che ne installò uno presso la residenza del Primo Ministro francese nel 1710 ma divenne celebre alla corte di Luigi XV, dove fu adottato dalla sua favorita, Madame de Pompadour. Nelle ville anche più lussuose di un tempo non esistevano i bagni e l’acqua corrente e il bidet era quindi un mobiletto portatile da camera, un po’ come i lavabi in cui ci si lavava il viso dopo averci versato l’acqua con la brocca. In Italia arrivò alla Reggia di Caserta verso la metà del ‘700 quando la Regina di Napoli, Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, oltre alla moda francese volle per sé anche l’ultima delle chiccherie. Non fece in tempo ad espandersi però fra le corti europee che il suo utilizzo venne associato a lascivi costumi, ad una conoscenza pruriginosa del proprio corpo e alle case chiuse in cui veniva usato per igiene.

Nel ventesimo secolo, l’invenzione dell’acqua corrente nelle case più signorili lo trasformò in quello che è oggi, un sanitario allacciato all’acquedotto e divenne uno standard nelle case di lusso italiane. Non all’estero invece dove venne archiviato per sempre.
Nelle case di ringhiera o in quelle di campagna non c’era neppure il bagno in casa ma quando nel Dopoguerra si cominciò ad edificare massicciamente, il bidet (e almeno un bagno) divennero in Italia persino obbligatorio nelle nuove costruzioni. Correva l’anno 1975 e il bidet era il sinonimo del definitivo affrancamento dalla povertà, simbolo di una pulizia personale finalmente conquistata, del boom economico e sociale. Ma non è così nel resto del mondo.

Negli Stati Uniti e nel nord Europa non si usa, in molti Paesi come la Francia si preferisce invece avere le toilette separate dal resto del bagno. Il bidet è invece in uso, oltre che in Italia, anche in Portogallo, e in Argentina. Ma le cose stanno cambiando velocemente e il bidet è diventato un nuovo sinonimo di lusso. In Spagna è appannaggio degli appartamenti di rappresentanza e in Giappone, e da lì in tutto il Sud-Est Asiatico è stato sostituito dalla sua versione più tecnologica: il bidet-WC, Washlet, o per usare il marchio che ne ha registrato il brevetto, TOTO. TOTO è un’azienda storica nata nei primi del Novecento con l’obiettivo di migliorare l’igiene dei giapponesi ed è il brand che ha inventato negli anni Ottanta il cosiddetto Washlet, che da marchio registrato è diventato quasi una tipologia di prodotto nell’uso corrente, come lo Scottex.

Il washlet non è un gabinetto con bidet, è un’astronave in cui in un unico sanitario è tutto integrato: riscaldamento del sedile, braccetto estraibile che spruzza acqua a temperatura e della pressione regolabile, per poi procedere ad una asciugatura ad aria calda. C’è il programma per lei e quello per lui e se prima era presente nella stragrande maggioranza delle case giapponesi ora si è diffuso come status symbol da sfoggiare. A casa, ma anche in hotel e al ristorante – gli stellati Michelin ovviamente ne hanno uno di ultima generazione.

Negli ultimi anni, le vendite di questa categoria in India sono raddoppiate, alimentate da una maggiore consapevolezza dell’igiene post-pandemia e da grandi investimenti governativi in “Smart Cities” dove tutto, bagni inclusi, vuole essere tecnologico. Idem in Cina, dove nonostante il recente rallentamento dovuto alla crisi immobiliare, è diventato uno standard di modernità. Come negli Stati Uniti che hanno superato la Repubblica Popolare nelle vendite. E la categoria si sta estendendo a diversi produttori, anche europei, che integrano le due funzioni per rispondere agli spazi ridotti dei nuovi appartamenti.
Nato nel 2006 il Salone Internazionale del Bagno giunge nel 2026 alla sua ventesima edizione e vedrà la partecipazione a fianco dei grandi brand Made in Italy del settore anche i nomi internazionali. Gli ultimi modelli presentati includono così sensori che funzionano grazie alla AI e dopo opportune analisi forniscono consigli sullo stile di vita tramite app. Il risultato è che a fine 2025, le spedizioni globali di Washlet hanno superato i 70 milioni di pezzi. Il wc con bidet integrato è diventato un nuovo standard del lusso globale.
