Non sfilano in passerella (ma quasi) ma anche i pavimenti hanno la loro fashion week: si chiama Cersaie – o per esteso, Salone Internazionale della Ceramica per l’Architettura e dell’Arredobagno – e va in scena dal 22 al 26 settembre a Bologna.
Ceramiche e gres, grandi formati o mosaici, colori, finuture, innovazioni tecnologiche e sì, persino sulle mode del momento. Perché anche le piastrelle hanno i loro tormentoni, i grandi ritorni, gli eccessi e i classici intramontabili, proprio come il mondo della moda. Ci sono le archi-star che firmano collezioni e i “big names” che dettano la direzione, sfilando durante una “fashion week” di nome Cersaie che attrae ogni anno decine di migliaia di persone. Forse poco nota al grande pubblico, per gli operatori di tutto il mondo è un appuntamento irrinunciabile: qui si toccano con mano le novità, le superfici e i rivestimenti che detteranno le tendenze future. Poco interessante? – penserete. Al contrario.
Il primo elemento di arredo
Pavimenti e rivestimenti di bagno e cucina sono tra le prime scelte in un progetto d’interni, e anche le più definitive. Definiscono la percezione dello spazio, lo stile su cui si dispone l’arredamento, e – a differenza di un divano o di un tavolo – non si cambiano facilmente. Sono la “quinta parete”, quella che dà carattere e personalità a un ambiente. Non è un caso che Cersaie sia arrivata alla sua 42esima edizione (il Salone del Mobile di Milano ne conta 63): sebbene resti in sordina per il consumatore finale, per architetti, designer e giornalisti è il “place to be” per capire cosa accade e cosa accadrà nel mondo dei rivestimenti.
Cersaie: la storia d’Italia in una mattonella
Le mode che hanno segnato le superfici negli anni hanno seguito da vicino i cambiamenti del gusto e, più in generale, dell’interior design. Basti pensare agli anni ’60 e ’70, epoca di sperimentazioni audaci: colori pieni, geometrie ipnotiche, pattern che giocavano con la percezione visiva. E così le piastrelle, declinate in piccoli formati lucidi e tinte sgargianti. Gli anni ‘80 e ‘90 riportano l’accento su toni più neutri, uno stile più minimale e lastre di dimensioni più grandi che offrono maggiore continuità visiva. Di uso comune, ad esempio, le superfici in gres che ricreavano l’effetto marmo. E ancora, all’inizio del nuovo millennio il design ha inseguito la naturalità: superfici che riproducevano cotto, pietra e legno, capaci – grazie alle nuove tecnologie – di restituire alla vista e al tatto le stesse sensazioni dei materiali naturali, ma con le performance della ceramica: durevole, resistente, performante. Negli ultimi anni, però, la parola d’ordine è diventata “sensorialità”: i rivestimenti non si limitano a imitare la natura, la reinterpretano in 3D, diventano materici, spessorati, vibranti negli effetti e nei colori. Non si tratta più solo di bellezza estetica, ma di trasmettere emozioni profonde: camminarci sopra o sfiorarli con la mano diventa un’esperienza.
«Oggi le superfici non sono più semplicemente bidimensionali – ci raccontano da Florim, leader nel settore del gres porcellanato che espone al Cersaie – Texture, strutture e finiture offrono un’esperienza tattile sempre più ricca e realistica. Il tocco è diventato un elemento centrale nel processo creativo e produttivo, al pari della resa estetica».
La rivoluzione tecnica degli anni ‘70
Gran parte del merito di queste rivoluzioni di stile va alle innovazioni tecnologiche, che hanno spalancato nuove possibilità creative nel settore. Come ci spiega Fabrizio Storchi, direttore marketing di Ceramiche Marca Corona:«Ricordiamo il passaggio cruciale, tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, dai forni a tunnel utilizzati per le mattonelle tradizionali – in cui il ciclo di cottura richiedeva diversi giorni – ai forni a rulli monostrato, capaci di cuocere le piastrelle in soli 60 minuti (oggi 35-40). Cambiamento che ha reso la produzione industriale estremamente competitiva, ottimizzando il processo di cottura ceramica e migliorando, allo stesso tempo, efficienza, qualità e controllo del prodotto finale. In seguito, i principali step evolutivi hanno riguardato le modalità di decorazione: inizialmente tramite serigrafie rotative e, verso la fine degli anni Duemila, con l’esplosione della decorazione digitale».

Dal digitale al cambio del gusto contemporaneo
Una rivoluzione confermata anche da Rino Bedogni, Head of Marketing & Communication presso Ceramiche Refin anche lui a Cersaie: «Dal punto di vista tecnico, l’introduzione della stampa digitale e delle tecnologie che permettono di conferire tridimensionalità alle superfici ha rivoluzionato le possibilità espressive del materiale. Oggi le aziende più all’avanguardia sono in grado di sviluppare collezioni straordinariamente realistiche, sia alla vista che al tatto, capaci di evocare materiali naturali, ibridi o completamente inediti. Grazie a questa evoluzione, un materiale che in passato era spesso percepito come un’alternativa meno nobile rispetto a legno, pietra o marmo, ha conquistato un nuovo ruolo».

Il trend è rivestire tutto, tavoli inclusi
E oggi? «Una tendenza che oggi emerge con forza è la ricerca di continuità tra interno ed esterno, non solo visiva ma anche materica e funzionale – proseguono da Florim – Cresce poi la richiesta di ambienti total look, in cui le stesse superfici si estendono su pavimenti, rivestimenti ed elementi d’arredo. L’introduzione delle lastre in grès porcellanato fino a 320×160 cm in diversi spessori e con un’estetica paragonabile ai materiali naturali più ricercati ha rappresentato un vero cambio di paradigma: non solo un traguardo industriale, ma un’evoluzione progettuale che ha aperto la ceramica a nuovi ambiti applicativi, dall’architettura al design, dalle facciate ventilate ai tavoli e ai top cucina».
Sorprendere nelle combinazioni
Per Rino Bedogni il focus contemporaneo delle loro novità al Cersaie riguarda «una forte attenzione alla matericità, alla sensorialità, che trasmettono comfort ed equilibrio. Quale che sia l’effetto ceramico, ci si aspetta che sia interpretato in modo sempre più naturale e avvolgente. Allo stesso tempo, nelle tendenze interior emergono superfici che sorprendono: colori caldi, combinazioni inedite di materiali e contaminazioni tra mondi diversi. È proprio questa capacità di sorprendere, andando oltre l’aspettato, che oggi fa la differenza».

Grande VS piccolo
Mentre in termini di grandezze, «oggi il mercato si sta concentrando sui grandi formati, le lastre, per applicazioni sia a pavimento che a rivestimento, come vertice della proposta di alta gamma delle aziende del settore – afferma Fabrizio Storchi – Accanto, e quasi come contrappunto, si stanno riaffermando i piccoli formati decorativi, storicamente nel DNA di Ceramiche Marca Corona. Formati come 6×24 cm, 20×20 cm e le piccole esagone si giustappongono nella progettazione alle dimensioni maggiori del 120×120 cm e del 120×278 cm. Entrambe le scelte rispondono al medesimo obiettivo: arricchire in chiave decorativa gli spazi di interior e outdoor design».