Le cabine balneari sono state una presenza silenziosa dell’estate italiana, immortalate in migliaia di foto ricordo, di cartoline e di pellicole cinematografiche, sullo sfondo. Da elementi del paesaggio marino oggi diventano invece protagoniste, come opere d’arte e come piccole seconde case, per popolare l’iconografia di una villeggiatura contemporanea.
Svetta solitaria sullo sfondo della Spiaggia della Puntata, affacciata sul Golfo di Talamone, nel cuore della Maremma. Una cabina balneare in legno, reinterpretata in chiave immaginifica dall’artista milanese Luca Bertolo: è su ruote per poterla spostare da un posto all’altro, da un orizzonte all’altro. Non a caso si chiama Osservatorio M1 ed è un’installazione di Hypermaremma, museo diffuso e festival d’arte contemporanea che da otto anni anima i borghi, le spiagge, i vigneti e le rovine archeologiche della zona. Non serve per cambiarsi o togliere il costume ed è una riflessione sul tema dell’orizzonte, delle infinite possibilità che esso offre e dei molti mondi che si possono conoscere ed esplorare. «Lungo la costa maremmana, su una duna, tra cespugli d’elicrisio, baccherone, resti archeologici e gigli marini si erge una casetta in legno, sul tipo delle cabine dove ci si mette in costume, una cabina come la disegnerebbe un bambino o Carlo Carrà negli anni ’30. Poggia su due ruote ed è decorata a strisce, come San Giovanni Fuoricivitas a Pistoia, o San Pietro a Portovenere.

Accanto ad essa, su un pennone, sventola una bandiera bianca. Dalla parete rivolta verso il mare sbuca un piccolo cannocchiale e un mirino: punta sempre in una sola direzione, l’orizzonte», racconta l’artista. Non solo un luogo di esplorazione ma anche un rifugio: da generazioni infatti le cabine accolgono e raccolgono ricordi delle estati del passato, quelle della giovinezza e dei primi amori. Sensazioni ed emozioni che hanno percorso sia il pittore di Pietrasanta Paolo Lazzerini che ha trasformato le colorate cabine balneari versiliesi in un tratto distintivo della sua pittura: «La loro geometria semplice e i colori vivaci scandiscono il paesaggio e rendono la Versilia immediatamente riconoscibile. Le cabine diventano così non soltanto un’icona del territorio, ma un simbolo di memoria, appartenenza e identità», come ha raccontato. Perché se le cabine oggi fanno estate un po’ dappertutto, è in Versilia che sono diventate iconiche.
Versilia, dove sono arrivate per prime
L’esclusivo pezzetto di costa, stretto tra Liguria e Alpi Apuane, che chiamiamo Versilia, è segnalato già sull’autostrada da un grande cartello con disegnate sopra proprio delle colorate cabine balneari. Perché anche se non sono state inventate in Italia, è qui che sono approdate, per diventare iconiche. Le cabine nascono infatti in Inghilterra, più precisamente sulle coste di Bath, Scarborough e Brighton dove sono apparse per la prima volta nel corso del XVIII secolo. Bisogna aspettare il 1740 per vederle anche sulle nostre coste, proprio nell’alta Toscana, in una zona appena bonificata e che presto sarebbe diventata la meta prediletta dal Bel Mondo per andare a “respirare aria pura di mare”, come spesso i medici consigliavano.

Le cabine all’epoca avevano l’aspetto di vere e proprie palafitte posizionate sulla riva, la cui funzione era molto simile a quella attuale: uno spazio privato dove poter indossare abiti più comodi prima di sedersi su eleganti sedie con letteralmente i piedi dentro l’acqua. È attorno a queste primissime cabine che poi sono nati anche i primi stabilimenti balneari. Era il 1823 e a Viareggio si inaugurò il Bagno Dori, tuttora attivo, all’epoca ad uso esclusivo di donne e religiose, in contrapposizione ai Bagni Nereo, pensati per la clientela maschile. Durante il XIX secolo le cabine balneari assumono lentamente l’estetica che conosciamo oggi: dalla battigia, vengono spostate vicino all’ingresso degli stabilimenti, accanto a sale da ballo e ristoranti, solitamente sono poste a ferro di cavallo e iniziano ad avere alcuni dettagli estetici caratteristici come le particolari nuance.

Costruttori di cabine per mestiere
Tra Forte dei Marmi e Viareggio, passando per Marina di Pietrasanta e Lido di Camaiore, vige un unico codice estetico non scritto, come se fossero veri e propri beni culturali della costa: le cabine devono essere colorate, intonate con lo stabilimento balneare e in legno. Protette in inverno e ristrutturate in primavera, per diventare simbolo dell’estate italiana. «Sicuramente, la Versilia è da moltissimi anni attenta all’estetica delle strutture che utilizzano per le loro cabine balneari, ma ora sempre più comuni in tutta Italia danno delle linee guida da seguire, che sia la tipologia di tetto, le colorazioni o i materiali da utilizzare. Gli stabilimenti storici hanno per esempio mantenuto nel tempo i medesimi colori, alcuni anche non mutando le stesse strutture oggi considerate abbastanza pittoresche. In generale, ieri come oggi, le cabine sono caratterizzate spesso da colori tenui, così da impattare il meno possibile sulla vista dei posti che abitano e hanno mantenuto l’essenzialità di sempre, senza particolari dettagli o aggiunte tecnologiche che con la salsedine, il vento e la sabbia si rovinerebbero», spiega Andrea Meucci della storica azienda FM Fratelli Meucci che da anni arreda le spiagge italiane.
Simbolo della Dolce Vita versiliese
Anche se non ci si è mai stati, in Versilia, il film Sapore di Mare (1983) ha cristallizzato per sempre l’immagine delle estati italiane nella memoria collettiva: amori, baci e cabine in caldo color crema ravvivato da un elegante verde salvia. Il film è stato girato nello stabilimento Marechiaro di Forte dei Marmi, storico indirizzo della Versilia aperto nel 1913 e negli anni frequentato dal gotha culturale europeo prima di Gerry Calà, e ancora oggi fra i più conosciuti e appena rinnovato grazie al recente restyling di Fabrizio Casiraghi. Poco distante, sono bianche candide con motivi marinari blu e rossi, le cabine dell’Augustus Beach Club, la spiaggia dell’Augustus Hotel & Resort, storica villa di Forte dei Marmi, residenza estiva della famiglia Agnelli fino al secondo dopoguerra. Sempre qua, troviamo il Bagno Assunta, storico stabilimento immerso nella quiete di Roma Imperiale, oggi parte della Collezione Em della famiglia Maestrelli. Le sue cabine in legno, bianche con profili verde scuro e disposte in una sequenza regolare di piccoli tetti a capanna, conservano quell’estetica essenziale e familiare che da generazioni accompagna le vacanze fortemarmine.









