Lo Yoga Nidra è la pratica per disconnettersi dal mondo per connettersi a sé stessi –  e migliorare il vivere quotidiano. Una meditazione guidata, e che vi spieghiamo con la voglia di farvela amare da chi la pratica.

Lo Yoga Nidra risponde ad un bisogno contemporaneo. In un mondo frenetico e che ci vuole tutti più che performanti, il bisogno di rallentare e di non chiederci niente oltre allo stare nel momento presente non è solo una buona abitudine che andrebbe coltivata, è un’esigenza e una necessità che ci aiuterebbe a stare meglio. E tra ritiri nella natura, weekend improvvisati per ricaricare le batterie e la prova di nuove pratiche per disconnettersi dalla realtà, lo Yoga Nidra si pone come quella tecnica di rilassamento guidato che forse ancora non si conosce ma che, una volta provata, può diventare parte integrante di una “nuova vita”, più attenta al proprio benessere sia fisico che mentale.

Un profondo stato di rilassamento che si raggiunge ponendo la propria attenzione verso l’interno, allontanandosi dalle esperienze e dagli stimoli esterni. Uno stato di sonno dinamico, anche chiamato sonno yogico, in cui si arriva a un rilassamento assoluto di corpo e mente ma rimanendo consapevoli di dove si è e del momento che si sta vivendo.

Una pratica che, una volta provata non la si lascia più, e di cui io per prima posso dire di avermi cambiato la vita. O per lo meno di averla notevolmente migliorata, imparando a lasciare fuori dalla porta (e da me) le tensioni e la giornata, innamorandomi al punto di volerne sapere di più e di specializzarmi in questa tecnica (Soiler: anche se per una via diversa). E adesso capirete perchè.

Cos’è lo Yoga Nidra

Yoga Nidra è l’unione di due parole, “yoga” ovvero unione e consapevolezza e “nidra”, sonno. Ma attenzione a non cadere nell’errore più grande, dormire. Se ci si addormenta (cosa che può capitare e che se accade non è nemmeno un dramma) non si sta facendo Yoga Nidra, ci si sta solo riposando. 

Nello Yoga Nidra si è svegli e la coscienza si pone a metà strada tra uno stato di veglia e di sonno, ma senza essere totalmente in nessuno dei due. Uno stato in cui la mente è straordinariamente ricettiva (potreste imparare facilmente una lingua straniera per esempio), ma anche di rilassamento profondo di corpo e mente. 

Per semplificare, quindi, possiamo dire che lo Yoga Nidra è una sorta di stato di sonno ma in cui rimane sempre traccia di consapevolezza. Uno stato mentale tra sonno e veglia e in cui si aprono gli stadi più profondi della propria mente. Non uno stato di concentrazione ma di rilassamento profondo e in cui, con il giusto allenamento, ci si mette in contatto con la propria personalità psichica, che è poi la responsabile di tutto ciò che facciamo e pensiamo.

Quando nasce lo Yoga Nidra

Una tecnica che affonda le sue radici nell’antica pratica dello yoga ma che ha un’origine ben più recente. Era il 1940 quando il maestro yogi Satyananda Saraswati, ispirandosi a delle specifiche tecniche di origine tantrica, osservò che proprio nello stato che precede il sonno, la mente diventa particolarmente ricettiva. Ma non solo. Il maestro capì anche come raggiungere questo specifico stato attraverso una sorta di percorso guidato, lavorando in modo graduale e mirato.

Una pratica guidata, quindi, che è poi l’unico limite della stessa. Ma che è possibile seguire da chiunque, perché non servono abilità fisiche o mentali, ma solo l’ascolto e un posto dove sdraiarsi, ottenendo gli stessi benefici della mediazione ma con il vantaggio di potersi adattare anche a chi non ha esperienza e conoscenza delle pratiche meditative.

Come si esegue una sessione di Yoga Nidra

Una sessione di Yoga Nidra dura dai venti ai quaranta minuti e può variare leggermente a seconda di chi la esegue. In ogni caso si tratta di pratiche molto semplici e che si può seguire anche ascoltando un nastro registrato, un poadcast o video su youtube (cosa che avvantaggia moltissimo la possibilità di prenderla come buona abitudine quotidiana).

La cosa importante è trovare un posto in cui potersi rilassare, un luogo silenzioso, meglio se in penombra e senza stimoli esterni. 

  1. Come “cadaveri”

Per praticare lo yoga del sonno, ci si posiziona su un tappetino o dove si è più comodi (anche sul letto)  in Shavasana, anche nota come “posizione del cadavere”, che altro non è che la classica posizione da sdraiati a pancia in su, con le braccia lungo i fianchi e le gambe leggermente divaricate. Le mani devono essere rivolte verso l’alto, evitando che i polpastrelli che sono molto ricettivi tocchino la superficie, in modo da avere meno stimoli possibili. Gli occhi sono chiusi ma prestando attenzione a non addormentarsi.

In questa posizione si inizia la fase di rilassamento, in cui si respira in modo tranquillo, naturale e senza cercare di controllare o forzare in nessun modo la respirazione, trovando la posizione di massimo comfort e abbandonando il corpo e la mente a questo stato.

  1. La promessa a se stessi 

Una volta fatto, si sceglie il proprio Sankalpa, ovvero l’intenzione della pratica, la promessa o anche detta risoluzione. Si tratta di una sorta di obiettivo verso cui indirizzare la mente e la pratica, un pensiero che ci si “impegna” a realizzare e che si manifesta dentro il praticante. Affermazioni personali  come “ io avrò una salute totale” o ancora “ io sarò più consapevole e attento al mio benessere”. Un’intenzione che si vuole perseguire e realizzare e che agisce come un seme che viene piantato e che cresce piano piano con la pratica.

  1. Dal pollice all’altro mignolo

A questo punto si entra nella terza fase dello Yoga Nidra, la rotazione della coscienza, in cui si devono fare solo tre cose: rimanere consapevoli, rilassati ma vigili, ascoltare la voce e ciò che dice e muovere la mente seguendo le istruzioni, come in un percorso in cui il corpo non è presente, ma tutto si svolge unicamente a livello mentale.

Una sequenza ben definita, che parte dal pollice della mano destra e che finisce con il mignolo del piede destro, per poi ricominciare a specchio dal pollice della mano sinistra e finire al mignolo del piede sinistro. E che si conclude con un ciclo che passa dai talloni alla nuca, dalla testa alla parti del viso e fino alle gambe. Un percorso guidato che sposta l’attenzione a ogni singola parte del corpo.

  1. Respiri profondi 

Poi si passa al respiro, portando la propria attenzione alla fase di inspirazione e a quella di espirazione, senza controllarla ma semplicemente osservandola con la mente, mantenendo la consapevolezza fissa sulla respirazione stessa. Una fase che pone chi pratica in un profondo stato di rilassamento e che conduce alla quinta fase dello Yoga Nidra, quella delle sensazioni e percezioni.

Qui si cerca di risvegliare ciò che è opposto, come il caldo e il freddo, la pesantezza e la leggerezza, il piacere e il dolore, l’amore o l’odio. Lo scopo è quello di armonizzare i due emisferi opposti del cervello, andando a riequilibrare gli stimoli basilari e producendo un rilassamento emozionale molto profondo.

  1. Non pensare a nulla 

L’ultimo stadio dello Yoga Nidra sono le visualizzazioni che inducono al rilassamento mentale. Quello che viene fatto in questa fase è semplicemente il visualizzare le immagini che vengono suggerite dalla voce guida del maestro. Una pratica che porta a una maggior consapevolezza di sé e che rilassa la mente, eliminando ogni elemento di disturbo o di dolore. Come una sorta di detox della mente che evoca una sensazione di calma e tranquillità.

Una pratica perfetta da eseguire alla mattina appena svegli o alla sera prima di andare a dormire, anche solo per pochi minuti se non si ha troppo tempo a disposizione, rilassando mente e corpo e agendo in modo efficace nell’allentare ed eliminare le tensioni accumulate, sia a livello fisico che mentale ed emozionale. E stabilendo armonia tra tutti gli aspetti del nostro essere e che influenzano costantemente la nostra quotidianità, virando verso la sua miglior versione possibile.

Un traguardo a cui tutti dovremmo aspirare e che, posso testimoniare, funziona davvero. Una pratica facile, profonda, dai benefici reali e che può seguire chiunque. Anche i più piccoli.