Altro che circoli del tennis o del golf, gli storici club dedicati alla nautica sono quelli più inaccessibili. Esclusivi davvero perché si entra solo su invito, si indossano giacca e cravatta e niente cellulari – con qualche eccezione.
Un circolo velico è per sempre. Non per gli atleti, che da professionisti si spostano cercando la soluzione migliore, ma per i soci, perché l’avere la tessera di un club è un vero status symbol, se parliamo di quelli con la storia dentro le sale, dove ancora oggi pesano cognomi e censo sociale. Altro che tennis o golf, i nostri circoli velici, in fatto di esclusività, ne vantano ben di più. Sono aperti solo per i soci, alcuni impongono l’uso di giacca e cravatta, vietano i cellulari e persino le donne.
Dalle origini al mito: come sono nati i primi club della vela
Il primo club golfistico è quello di Roma Acquasanta del 1903, il più antico dello sport acquatico – il Regio Yacht Club Italiano a Genova – a quel tempo era già attivo da un quarto di secolo ma prima del ‘900 erano nati altri sodalizi come il Reale Circolo Canottieri Tevere Remo (1872), il Circolo Canottieri Italia a Napoli (1889), (l’attuale Circolo del Remo e della Vela Italia) e il Canottieri Sebetia (1893), oggi Reale Yacht Club Canottieri Savoia, sempre a Napoli. Non sfuggono due aspetti: il richiamo alla reale dinastia dei Savoia – sparita dopo il 1945 – e la presenza del canottaggio a fianco della vela. Un abbinamento che tra l’altro sopravvive ancora in qualche club.

Genova e il Regio Yacht Club Italiano: dove la monarchia incontra la leggenda
Nobiltà e avventura sono alla base dei club pionieristici. Quello di Genova che si può permettere una sede estiva a Portofino, viene fondato da uno scrittore, Jack La Bolina, al secolo Augusto Vittorio Vecchi uscito miracolosamente salvo dalla disfatta di Lissa quando la flotta austro-ungarica demolì quella dei Savoia. È il circolo della monarchia, la città della Lanterna; del resto è lo sbocco a mare di Torino: re Umberto I lo promuove, dal 1906 al 1942 fanno i presidenti Luigi Amedeo di Savoia, Duca degli Abruzzi e Amedeo di Savoia. La sede, in stile Liberty, con il porticciolo antistante, è un’oasi nel porto mercantile: tre piani con sale e biblioteca, mezzi scafi e boiserie, ristorante e biliardo. La Genova che conta continua a ricordare che il guidone del club brillava a poppa del mitico yacht Elettra che Guglielmo Marconi utilizzava per i suoi esperimenti e che qui sono passati eroi come Luigi Durand de la Penne – il re degli incursori della Regia Marina – o il già citato Duca degli Abruzzi protagonista di memorabili imprese nell’esplorazione marina e alpina.
Questione di prestigio: perché l’indirizzo della sede cambia tutto
Una peculiarità dei club velici più prestigiosi è la posizione della sede. A Roma, il Reale Circolo Canottieri Tevere Remo ha la sede sociale – ristrutturata nel 1952 dal maestro Pierluigi Nervi – in Passeggiata di Ripetta, una delle storiche strade alberate della Capitale. Il Club Canottieri Roggero di Lauria di Palermo, invece, è ospitato in una villa del Viale delle Palme a Mondello.

Tra irredentismo e vista su San Marco: i circoli più chic dell’Adriatico
Lo Yacht Club Adriaco, il più antico club dell’Adriatico, non ha perso quella meravigliosa aria austro-ungarica malgrado sia stato fondato nel 1903 proprio dagli irredentisti italiani: il guidone rosso e verde creava un effetto tricolore quando sventolava tra le vele, ma i gendarmi imperiali non potevano fare nulla. La sede è sul Molo Sartorio, a due passi dalla straordinaria Piazza Unità d’Italia, simbolo di Trieste. A proposito di club nei pressi di una grande piazza, la Compagnia della Vela veneziana può vantarsi di essere esattamente a cinque minuti dalla Basilica di San Marco. La terrazza della Palazzina neoclassica in mezzo ai Giardinetti Reali, dove vedere il ‘movimento’ in laguna, è spaziale. L’adorava Raul Gardini, socio del club, quando aveva piazzato il mitico Moro di Venezia sulla Punta della Dogana e lo faceva uscire per gli allenamenti con ‘Vincerò’ di Pavarotti come colonna sonora. Come fama, tra gli associati, è stato battuto solo da Gabriele D’Annunzio che ispirò il nome del sodalizio (nato come Yacht Club Veneziano, insediato all’Hotel Bauer, con un messaggio del 1919, il cui originale è custodito in una sala: per lui CDV era Custodi Domine Vigilantes).

L’impronta del Vate sul Garda: neologismi e storie dannunziane
A proposito del Vate, autodefinitosi ‘manovriere di gran randa’, ha lasciato il segno anche sul Garda, lago di velisti e luogo che lo vide idolo assoluto dall’apertura del Vittoriale sino alla scomparsa. La Fraglia Vela Riva, primo circolo gardesano e fondato nel 1928, ha una grande sede in Liberty puro, disegnata proprio dall’architetto del Vittoriale, il trentino Giancarlo Maroni (con l’iconico “trampolino” dei tuffi ). Fraglia è un neologismo dannunziano, che nasce dalla crasi tra ‘fratellanza’ e ‘famiglia’: non è un caso che dal 1937, il grande pescarese sia presidente ‘ab aeterno’ del club e un suo guanto bianco, dimenticato nell’ultima visita prima di morire a Gardone Riviera, sia custodito in una teca come reliquia sociale.

Monarchici contro repubblicani: la grande rivalità sulla banchina napoletana
Un caso a parte è rappresentato da Napoli, dove la rivalità (sportiva e non) passa sulla medesima banchina di Santa Lucia: sopra viaggiano le auto sul Lungomare Partenope, davanti c’è Castel dell’Ovo. Al numero 13 si trova il Reale Yacht Club Canottieri Savoia, così monarchico nell’anima che il 15 marzo 2003, quando ci fu la fine formale dell’esilio per i discendenti della Casa durato 57 anni, re Vittorio Emanuele e il figlio Emanuele Filiberto non persero l’occasione di recarsi nella sede. Al numero 21 c’è invece il Circolo del Remo e della Vela Italia, con un albo d’oro tra i più prestigiosi per entrambi gli sport. Sono circoli di classe: si mangia solo in giacca e cravatta e nelle sale è vietato l’uso dei cellulari. E volendo anche fuori dal tempo: le donne sono parte attiva nello sport ma non possono essere soci effettivi (se ne discute da tempo e forse un giorno cadrà l’ultimo tabù).