Scoprire come nascono le idee e i prodotti che definiscono il Made in Italy. Il turismo industriale dell’autunno che grazie festival e iniziative permette di visitare fabbriche aperte a tutti.
Niente paesaggi bucolici, viste mozzafiato o borghi da cartolina: esiste un viaggiatore che più che osservare vuole capire. È il turista industriale, attratto non solo dall’estetica dell’arte o dai piaceri della tavola, ma dal lavoro vivo che ogni giorno si svolge dietro i cancelli delle fabbriche. Poli produttivi fatti di capannoni, reparti, macchinari e operai, specializzatissimi, che costituiscono l’eccellenza della manifattura italiana. Poco romantici rispetto ad una piccola bottega artigiana ma decisamente più sorprendenti perché capaci di far capire il know-how, la dedizione e la complessità dietro a oggetti comuni di cui non comprendiamo davvero il valore. Che siano un maglione in cachemire o un ingranaggio in titanio.

Le fabbriche non sono più quelle di una volta
Come giornalisti si ha la possibilità di vedere luoghi spesso inaccessibili, e recentemente a noi di foster è capitata un’occasione speciale. Durante l’inaugurazione della nuova fabbrica a Ghemme di Loro Piana, maestri del cachemire da generazioni, a lasciare stupefatti non è solo la grandezza, la luce naturale, il parquet o l’estensione di macchine da maglieria, ma il silenzio. Niente cuffie antirumore, l’architettura e gli ultimi modelli di attrezzature concorrono ad un ambiente simile ad un ufficio se non fosse che al posto delle scrivanie ci sono rimagliatrici, stiratrici, lavatrici. Producono solo maglieria calata, ovviamente, spiegano durante il tour dei reparti, ma abituati ai golfini fatti con la taglia e cuci, come fossero di stoffa, non tutti colgono la differenza. Ogni taglia e ogni modello di maglione qui sono invece assemblati con pezzi tutti diversi, con più o meno punti. Fronte, retro, maniche vengono prodotti dal filato in diverse taglie e poi cuciti insieme in un processo manuale, molto simile a quello di chi se li fa in casa (sulla tendenza knitting abbiamo scritto qui). Tutto è fatto in Valsesia, provincia di Novara, costo che incide molto più del cashmere mongolo nel valore del capo finito. La fabbrica ha i pannelli solari, un bel giardino, tecnologie all’avanguardia ma è toccando un golf rosso pronto per Natale dopo averlo visto formarsi punto dopo punto e poi passare di mano in mano decine di volte, dall’essere gomitolo all’ennesimo controllo qualità, che si resta stupiti. Uscirà nei negozi ad almeno un migliaio di euro, ma nessuno, né le signore che li ispezionano con una lente, né l’ingegnere alle macchine da maglieria pensano sia troppo. Neanche noi diremmo mai che è “solo merito del marketing”.
I Made in Italy sono luoghi
Quella nuova di zecca di Loro Piana è una delle fabbriche che sarà visitabile durante Les Journées Particulières (16, 17 e 18 ottobre 2026), manifestazione frequentatissima (prenotazioni d’obbligo) che ogni anno apre le porte di 71 maison del gruppo LVMH in 13 Paesi. Nate nel 2011, Les Journées Particulières consentono al pubblico di scoprire gratuitamente il dietro le quinte di ciò che definiamo lusso ma che è prima di tutto quella eccellenza “che tutto il mondo ci invidia” e che decantiamo, senza realmente conoscerla davvero.
Tutto nasce da luoghi in cui acqua, vento, terreni hanno reso possibile lo sviluppo di una cultura artigiana e poi industriale, nella scala più che per il singolo processo di produzione, ancora molto manuale. In Italia si va dal calzaturificio di Fiesso d’Artico alla storica boutique Bvlgari di Via dei Condotti o al Colosseo quadrato, sede di Fendi, sempre a Roma, passando per un hotel Belmond, Villa San Michele, a Fiesole, e a Ghemme, lungo il fiume Sesia che ha alimentato uno dei poli mondiali della lavorazione dei filati pregiati. «Il Made in italy nel mondo è percepito come un brand, ma è un luogo o meglio un insieme di luoghi lontani dalle grandi città, lungo fiumi, valli vicino a porti e antiche vie commerciali in cui si è sviluppata una cultura del fare» dice il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso all’inaugurazione poco prima del taglio del nastro. Se Les Journées Particulières sono una bellissima iniziativa che porta alla radice dei brand più prestigiosi a livello globale, l’alto di gamma che contraddistingue il Made in Italy però non è però solo lusso per pochi e diverse iniziative lo dimostrano.



Prato e la riscoperta dell’identità manifatturiera
Per restare nel tessile, a Prato, dal 22 al 25 ottobre torna anche il TIPO Festival, il festival di turismo industriale del distretto tessile più grande d’Europa che fra tour in fabbrica, mostre e concerti porta a toccare con mano tessuti e filati, per scoprire o conoscere più da vicino i luoghi della produzione. Il titolo si questa è edizione è Fabbric’azioni, proprio per rimettere l’accento sul termine fabbrica e dargli un significato positivo. Memori dei dipinti della Rivoluzione Industriale, di cieli neri, carbone e macchine a vapore, le fabbriche hanno ancora un’accezione negativa da Tempi Moderni, tanto che in molti preferiscono usare altri termini, più neutri, come “laboratori”, alimentando però un’idea distorta per cui “piccolo è bello” e una ritrosia ad affacciarsi a mestieri peraltro oggi richiestissimi – e ben pagati.
