La classifica dei migliori hotel al mondo, The 50 Best, premiati a Parigi il 15 settembre scorso, con la cerimonia più attesa dell’anno nel settore, è l’occasione per fare il punto sul valore dell’hôtellerie mondiale. Piccolo riassunto per chi non l’avesse letta: in cima, per il secondo anno consecutivo svetta Rosewood Hong Kong.
«Sono orgoglioso di questo premio e anche del fatto che Hong Kong sia stata rimessa sulla mappa del mondo dopo la pandemia. Una destinazione completa, con 200 isole, musei incredibili, infrastrutture efficienti e un alto tasso di sicurezza. Ora continuiamo con umiltà il nostro lavoro, la relazione personale costruita con gli ospiti, la creazione di connessioni autentiche con il territorio e con la comunità, andando oltre il servizio e creando valore», ha raccontato Hugo Montanari, Managing Director del Rosewood Hong Kong, premiato come miglior hotel al mondo, alla conferenza stampa subito dopo la premiazione. Un risultato che conferma il peso crescente dell’Asia ai vertici dell’hôtellerie mondiale, perché il Rosewood è seguito da una doppietta nella capitale thailandese, sul fiume Chao Phraya River, il Capella e il Four Seasons Bangkok, rispettivamente al secondo e terzo posto. Che siano maestri nell’ospitalità lo sappiamo da tempo, ma l’Oriente ha letteralmente dominato la classifica, con un po’ di perplessità da alcuni e tanto entusiasmo da altri (per la cronaca, nessuno dei dipendenti di The 50 Best, né gli sponsor possono influenzare i risultati).

La serata di gala a Parigi
Facciamo un passo indietro. Ore 18.00 nella Place du Carrousel, davanti alla Pyramide du Louvre, si ammirava solo uno scenario fatto di ticchettio di tacchi, abiti da sera ondeggiare nel filo di brezza presente, insoliti smoking che sfilavano tra i turisti curiosi a Parigi, tutti in cerca di quella misteriosa entrata de Les Salles du Carrousel. Aperitivo, saluti, sorrisi, volti ritrovati, previsioni sui vincitori, grande attesa. Fernando Tiberini, conduttore e noto doppiatore multilingue, apre la serata e inizia la carrellata dei riconoscimenti, con il No. 50, il San Domenico Palace, Taormina, A Four Seasons Hotel. È il primo premiato nei top e anche la prima punta di orgoglio italiana. Perché se l’Asia, come sempre, spopola, l’Italia è in testa in Europa, con sei strutture (come la Francia).

L’Italia premiata con 6 hotel
I riconoscimenti andati al Bel Paese nei migliori 50 vanno al Portrait Milano (No. 39), al Bvlgari Roma (No.32), alla new entry Casa Maria Luigia (No.18) a Modena, al Four Seasons Firenze (No.12) e al primo hotel europeo per il secondo anno, Passalacqua (No.5), che si aggiudica anche il Best Boutique Hotel Award per la terza volta consecutiva. «Ogni volta, per il quarto anno di fila una posizione nei Top 5, è una sorpresa e una gioia immensa, capace quasi di far esplodere il cuore. Ci siamo chiesti come essere all’altezza di un titolo così grande e la risposta l’abbiamo trovata fermandoci e guardandoci dentro. Dovevamo semplicemente continuare a essere fedeli a noi stessi, a credere alla nostra personale idea di ospitalità, al calore di una casa, ai piccoli dettagli e soprattutto alla passione con cui ogni giorno scegliamo di accogliere chi varca le nostre porte. Se puoi sognarlo, puoi farlo, e io ci credo molto», racconta Valentina De Santis appena scesa dal palco, tra i saluti della gente, i salti di gioia e la sua sciarpa rossa, come quella dei vincitori, che si annoda a quelle del suo amato team, stretto in un unico abbraccio. Hotel come dimore quindi? Ci piacerebbe molto, onestamente, vedere in classifica più boutique hotel, con meno di 50 camere, una gestione fortemente familiare, seppur molto esclusiva, l’impegno (anche economico) delle proprietà nell’accogliere l’ospite realmente come a casa, con tanta anima e personalità. Ed è un pensiero comune a molti. Più spazio alle proprietà eccellenti ma indipendenti e forse un po’ più di equilibrio “geografico” nelle scelte. Comune a tutti i premiati, comunque, mettere in scena ogni giorno una notevole professionalità, essere ambasciatori del loro territorio, prendersi grande cura dell’ospite ma anche del loro staff. E lasciare un forte impatto emozionale.
Emozioni e memoria, parole chiave
«Ciò che tocca una dimensione personale resta nella memoria, e ciò che resta nella memoria orienta le nostre preferenze. Oggi i consumatori sono esposti a una quantità enorme di informazioni, per questo una delle sfide più interessanti è distinguere ciò che ha un reale significato da quello che è semplicemente di tendenza o commercialmente attraente. L’esperienza e la memoria sono nuove forme di valore, anche nel mondo dei viaggi, dove ciò che un ospite porta con sé non è tanto il prodotto fisico in sé, quanto il significato emotivo e il ricordo del vissuto», spiega il professor Atom Sarkar, neuroscienziato e medico che studia il cervello e il rapporto tra la sua biologia e il comportamento umano. Uno degli interventi più interessanti di The 50 Best Talks, una serie di incontri per discutere tendenze e prospettive.
