Hanno proclamato nuovi talenti, reso l’arte democratica e plasmato il gusto di generazioni di giovani curiosi. Marlene Taschen racconta il futuro della casa editrice di famiglia, fra ricordi, foto e nuove collane.
L’abusato aggettivo “iconico” nel caso di Taschen è pertinente. Quando nel mondo dell’editoria illustrata infatti pronunci il nome Taschen, tutti sanno di cosa si parla: libri con immagini curate, in formati tra i più disparati, tutti col tratto comune di rendere accessibile a tutti un universo artistico che, prima del loro arrivo, era più escludente che esclusivo. Volumi bellissimi scritti da vere autorità culturali che sanno rendere comprensibile a tutti la complessità dell’arte, per renderla democratica nel supporto, nel prezzo e nelle parole per divulgarla. La casa editrice, fondata da Benedikt Taschen negli anni ‘80, festeggia i suoi 45 anni.

Tutto ha avuto inizio con i fumetti, quelli di Walt Disney che Benedikt collezionava e poi rivendeva, passione che ancora oggi permane nel DNA dell’azienda. Le edizioni Taschen infatti sono pubblicazioni raffinate, a volte pezzi unici dal valore inestimabile, a volte tascabili, e che parlano tutti una lingua universale e hanno costituito l’educazione visiva di almeno un paio di generazioni, di professionisti, curiosi e giovani appassionati. Come quella di Marlene Taschen, figlia di Benedikt, oggi direttore generale, che ha portato il suo ufficio in un palazzo storico milanese alle cui pareti campeggia una galleria d’arte di opere, fotografie e ricordi, come la sua foto da bambina, a pochi mesi, in una pubblicità dell’epoca della sede storica di Colonia. «Per noi rendere democratica e accessibile l’arte resta un obiettivo fondamentale. Abbiamo sempre lavorato su più formati, perché proporre in più grandezze un progetto editoriale lo rende economicamente scalabile e quindi anche fruibile a pubblici differenti». Il prossimo progetto di collana è fatto di piccoli libri che stanno in un palmo di mano (così si può addirittura avere una biblioteca strepitosa in un metro quadrato di spazio!), ma anche la prestigiosa pubblicazione limited-edition per Ferrari disegnata dal designer Marc Newson, un vero capolavoro di sartorialità editoriale andata sold-out nel 2017 e ora riproposta “di serie” a catalogo. Per tutti.

Come selezionano i temi e gli artisti? Una monografia Taschen è per un autore un onore equiparabile a un premio prestigioso. Sicuramente c’è un importante fattore umano: spesso con gli artisti ci sono rapporti di lunga data, nutriti dalla stima reciproca. C’è poi sicuramente l’intuito, quello che ha anche guidato suo padre come collezionista. Ma soprattutto c’è il riconoscere il peso di una produzione artistica: ciò che loro pubblicano assume il valore di icona del proprio tempo. Ma evolve.

«Aggiorniamo i nostri progetti, ma sempre partendo da una solida base. Facciamo foto migliori alle opere d’arte, grazie alle nuove tecnologie, nel caso delle architetture le fotografiamo dopo un restauro, oppure quando ripubblichiamo le 1000 sedie più importanti della storia, facciamo spazio per le più recenti».
Fare un libro è un po’ come fermare il tempo, come scattare un’istantanea che immortala quel momento per sempre. Quindi editano novità, rieditano se stessi, e ripubblicano titoli oramai diventati dei long-seller. Come “Living in Japan”, un libro che ha contribuito all’interesse del gusto collettivo per quell’estetica, 45 anni fa e che continuano a ristampare. Nonostante il digitale: la fisicità non passa, il desiderio di avere tra le mani un libro di carta, se è fatto bene, può solo che aumentare in un mondo sempre più inconsistente.
