Siamo andati sul litorale romano per farvi vivere l’emozione di cavalcare le onde come in un film (o almeno, provarci).  Il surf provato per voi, da Pointbreak a Fregene

Il surf pare abbia origini antiche, le prime tracce risalgono al periodo pre-Inca, tra il 3000 e il 1000 a.c., nelle culture polinesiane e peruviane. In Polinesia era considerato un’attività sacra, una forma d’arte per dimostrare la superiorità dei capi tribù, mentre in Perù i pescatori utilizzavano imbarcazioni simili alle tavole per scivolare sulle onde. Quello moderno, per come lo conosciamo noi, è stato reso popolare grazie a Duke Kahanamoku, campione olimpico di nuoto hawaiano che ha contribuito a diffondere il surf in tutto il mondo a partire dagli anni ’50.

Tutti abbiamo dei sogni nascosti, anche in ambito sportivo. Io ho sempre voluto essere una di quelle surfiste australiane campionesse del mondo che entrano con disinvoltura nelle big waves come se stessero portando a spasso il cane. E così a 40 anni, ho provato (spoiler: si può fare, anche se essere ragazzi o bambini, facilita la vita). Sono andata a Fregene alla scuola di surf Pointbreak per capire tutti i tricks di uno degli sport acquatici più affascinanti.

Pointbreak a Fregene

È vero che il litorale laziale non sarà l’oceano ma questa è una costa caratterizzata da onde meteoropatiche che cambiano idea all’improvviso, impazienti, imprevedibili quindi interessanti per chi vuole divertirsi in mare. Sembra quasi di non essere alle porte di Roma perché ci troviamo all’interno dell’oasi del WWF di Macchiagrande, ancora selvaggia, circondata da dune di sabbia e vegetazione mediterranea. Nel 1990 i fratelli Luca e Pietro Pacitto hanno cominciato ad allenarsi in questo luogo. Sono due campioni del windsurf (Pietro è considerato una leggenda, dati gli innumerevoli riconoscimenti vinti fino ai campionati mondiali). Pian piano anche gli amici hanno iniziato ad animare questa area di spiaggia e dal 1998 l’hanno trasformato in un luogo di sport, riconosciuto da tutte le federazioni, diventando un riferimento per il surf da onda, kitesurf, vela e stand up paddle. 

All’ingresso si viene accolti da una rampa da surfskate perché in assenza di onde ci si allena sulla terraferma; queste due discipline – entrambe utilizzano la tavola, una con le ruote e l’altra con le pinne-, hanno in comune l’equilibrio, la coordinazione motoria e sono un allenamento completo che coinvolge diversi gruppi muscolari: braccia, gambe, schiena e addominali.

Che cos’è il surf

Cavalcare significa planare lungo la parete dell’onda utilizzando una tavola, restando in piedi. Questa, che ha sempre tre pinne fissate alla coda, può variare in forma e dimensioni, a seconda delle condizioni del mare e dello stile di surf. Esistono tre discipline che si differenziano anche per la tipologia di tavola: longboard, shortboard e kitesurf. La prima è più indicata per un surf rilassato e per i principianti, mentre la seconda è per esperti e in generale performa su onde più grandi. Il kitesurf è invece una variante velica perché, oltre ad avere la tavola sotto i piedi, ci si fa trainare da un aquilone manovrato attraverso una barra, collegata da sottili cavi al kite.

Come si pratica

L’aspirante surfista impara subito il termine pagaiare perché inizialmente sarà l’unica cosa che gli riuscirà facilmente. Le braccia si trasformano in remi e ci permetteranno di raggiungere l’onda, per poi alzarsi in piedi sulla tavola e cercare di planare fino a riva, sfruttandone la sua energia. Detta così sembra impossibile, ma con un po’ di caparbietà già alla fine della prima lezione riuscirete a stare in piedi, anche se solo per 1-2 secondi. In quel preciso momento capirete se amate il surf, se quella sensazione di libertà mista ad adrenalina vi ha totalmente rapito oppure non fa per voi. Io, come si è capito, non ho più smesso.

Dove si pratica

Non ci si può improvvisare, è importante iniziare prendendo lezioni in una scuola, imparare le basi, conoscere le regole del mondo marino e utilizzare l’attrezzatura appropriata. Con il mare non si scherza, e con le onde ancora meno. Bisogna imparare a leggere il moto ondoso, capire quando può essere pericoloso e tornare a riva. Per questo ci sono anche i surfcamp, una o più settimane con lezioni di teoria e pratica tutto il giorno, tutti i giorni. Sono molto frequentati dai bambini d’estate ma ci sono moltissime destinazioni interessanti per gli adulti: Portogallo, Tenerife, Lanzarote, Marocco fino ad arrivare a Bali e in Sri Lanka. Si alloggia solitamente in grandi ville, condividendo gli spazi con il gruppo, si cucina insieme sempre analizzando un po’ le lezioni fatte. C’è ovviamente anche del tempo per divertirsi, rigorosamente dal tramonto in poi. 

Chi lo può fare?

Il surf non è per tutti, ci vuole la testa dura più che il fisico per fare surf. Non ci si può abbattere, la forza di volontà è il vero motore. Certo, il movimento di anca per salire in piedi e i riflessi pronti per cogliere il momento esatto fanno parte di una fascia di età che non supera i 50 anni. Chi ha avuto la fortuna di imparare da giovane però potrà surfare a lungo.

Aspettando l’onda perfetta con la webcam 

Al Pointbreak si aspetta l’onda perfetta grazie ad una webcam praticamente sempre attiva per poter vedere le condizioni delle onde e capire se sarà una buona giornata o no, e mettersi in macchina destinazione spiaggia. Quando arriva l’onda entrano in gioco le gambe che dovranno saperla dominare. Ma “oltre le gambe c’è di più”, ovvero l’ecoterapia. La vicinanza con la natura, in questo caso il mare, diventa la cura per migliorare lo stato psicologico, una sorta di meditazione in movimento che riduce l’ansia e aumenta la lucidità. In mare non si sentono più i rumori, si vive uno stato di pace assoluta mentre si aspetta l’arrivo dell’onda. C’è poi un aspetto a cui non viene mai dato il valore che merita. Il surf, oltre ai benefici mentali e fisici, aiuta molto anche nella vita sociale. Questo, come tanti altri sport, è una vera e propria cultura, un collante sociale che ci fa sentire parte di un gruppo, nel quale si azzerano tutte le discriminanti che ci condizionano nella vita quotidiana. 

E poi, in caso di mare piatto, oltre alla rampa, al Pointbreak c’è un ristorante sincero, gestito dal terzo fratello Manfredo, che è proprio come piace a noi: spaghetti alle vongole, fritto misto e carpacci di pesce serviti da un personale giovane, sempre sorridente. Al tramonto spesso arriva anche un dj che fa ballare tutti, anche chi non ha surfato e si è goduto fino a quel momento il relax sul lettino. Qui vige una regola su tutte: only good vibes.

Costo

Le lezioni singole costano 50 euro, quelle di gruppo 25-20 in base al numero di partecipanti. Fatta un po’ di pratica è possibile anche solo affittare la tavola e la muta.