Paola Maria Stella li ritrae in Still Pets, un libro che racconta le case di architetti e designer di fama mondiale da una prospettiva a quattro zampe.
La regina Maria Antonietta di Francia, giunta a Versailles con il suo carlino Mops appena diciottenne, fece realizzare per lui lussuose cucce in legno dorato. Isaac Newton, tanto devoto al suo gatto, inventò la prima gattaiola. E tra i mosaici di Pompei compaiono qua e là i celebri Cave canem, le insegne che avvertivano i visitatori di stare attenti al cane di casa. «Chi sono i padroni della casa, noi o loro?» è un quesito ironico che, con ogni probabilità, attraversa la mente dell’essere umano da secoli. E che, in fondo, rivela una verità semplice: sono i pet i veri inquilini, quelli che, per quantità di tempo e possibilità, vivono appieno gli spazi domestici. In nome del comfort hanno sviluppato un talento unico, infilarsi negli angoli più improbabili, spodestarci da divani, letti e poltrone. Ogni nostro tentativo di tenere distinti i loro spazi dai nostri è risultato vano fin dai primi istanti in cui li abbiamo accolti. Ciascun ambiente e oggetto, con la loro presenza diventa più familiare, più vivo e – è il caso di dirlo – anche più bello.
Un pensiero che ci accomuna tutti, anche chi della casa, dell’abitare e dell’interior design ne ha fatto una professione. Ed è proprio da questa consapevolezza che nasce “Still Pets – Stories from Living Rooms” , il libro e la serie fotografica firmati da Paola Maria Stella. Un progetto nato da anni di incontri e di porte aperte nelle case e negli studi di architetti e designer di fama internazionale, anche inediti fino a questo momento, alla stampa. Ogni scatto racconta non solo la sorprendente personalità di queste piccole presenze, ma anche l’eleganza discreta degli interni che le accolgono. È un invito a osservare, a lasciarsi emozionare e a riconoscere, in quel legame silenzioso tra animali e spazi, qualcosa che è anche nostro.


Sguardi (e zampe) inediti
«L’idea di questo libro è maturata a poco a poco, dopo degli scatti realizzati alla gatta di mia sorella a Londra: quando esci dalla routine, la mente si accende e io lì, a casa sua, ero affascinata da un ambiente dal sapore diverso da quello a cui ero abituata, dalla luce differente, da quel disordine scomposto di una casa abitata da vari inquilini, e i ritratti della gatta Yuki racchiudevano anche quell’atmosfera». Da quell’intuizione è nata una ricerca spontanea ma metodica, sempre guidata dall’istinto. Paola racconta che tutto è cominciato osservando le immagini delle case di design che più la colpivano: quelle accessibili, raggiungibili. Poi, tramite Instagram, cercava di capire se nella vita dei proprietari ci fossero anche cani o gatti. Se sì, li contattava.
«A volte si trattava proprio delle case in cui vivevano, com’è successo con l’ex convento della progettista Laura Gasparini», racconta. Altre volte il punto di partenza era una casa pubblicata su una rivista, come quella di Daniele Daminelli, fondatore dello studio milanese 2046. «Daniele è stato gentilissimo: ci siamo messi a chiacchierare e, a un certo punto, mi ha detto: “A casa mia c’è un gatto: se vuoi passare, fai pure”. E ovviamente sono andata. In quella casa c’è un’atmosfera davvero particolare; lì ho realizzato due scatti per il libro.» Col tempo, alla ricerca di Paola si è unito anche il passaparola. Uno di questi incontri l’ha portata fino a Venezia, a casa di Matteo Thun, architetto e designer. «L’ho raggiunto grazie a un passaparola di Aldo Cibic», altro grande architetto e amico di Paola, che a Still Pets ha contribuito scrivendo l’introduzione.

A tu per tu con i pet degli altri
Le immagini di Paola nascono da momenti reali e spontanei, motivo per cui i pets raramente sono ritratti in posa: in questo articolo, però, condividiamo con voi gli outtakes che non troverete nel volume, per non rovinarvi la sorpresa. «È capitato solo con i cani, con i gatti invece no», puntualizza ironicamente. La maggior parte delle volte, infatti, sono immortalati mentre – incuriositi dall’obiettivo – fanno capolino dai tavoli, saltano sui parquet, o si sporgono con lo sguardo diretto verso di noi dalle inferriate dei balconcini, dai letti o dalle loro morbide cucce. «Se provi a sistemarli tu, resistono otto secondi e se ne vanno e infatti ho tante foto rimaste fuori dalla selezione finale, come quella di un cane di spalle che se ne va — mi piaceva da morire». C’è anche chi, tra loro, si sente talmente a proprio agio in presenza di Paola da poter continuare tranquillamente la propria routine.
«I gatti sono davvero buffi; sono praticamente loro a decidere la foto che verrà fuori: dove mettersi e cosa fare. Trovano sempre la posizione perfetta. I cani, invece, solitamente guardano il padrone, non te. Io volevo evitare quell’estetica stereotipata dell’animale carino, coccoloso.» E infatti nei suoi scatti, proprio perché lasciati liberi, i pets mostrano tutta la loro personalità. Un approccio che non vuole essere mai frettoloso o superficiale. «Raramente entro, scatto e vado via. Aspetto che siano loro ad avvicinarsi per primi.» Le loro reazioni, racconta, sono state una sorpresa continua. «Tante volte i padroni mi hanno detto: “Sarà difficile, non si lascia fotografare”. È successo con una coppia di bassotti: mi avevano avvertita che uno dei due era impossibile da gestire, e invece è venuto da me, si è fatto coccolare. “Non lo fa mai con gli estranei”, mi hanno detto. Forse sono stata un cane in una vita precedente, chissà.»















