Da Wallis Simpson a Kate Middleton, da Pandora a Golden Goose, fino ai nuovi talismani contemporanei. Oggi sentiamo di nuovo il desiderio di gioielli che raccontino la nostra storia, chi siamo, cosa amiamo.

Uno dei gioielli più famosi di sempre apparteneva a Wallis Simpson. A prima vista sembrava un semplice bracciale composto da nove croci preziose. In realtà è uno dei più straordinari racconti d’amore mai trasformati in un gioiello. Realizzata da Cartier, ognuna di quelle croci corrispondeva a un momento preciso della relazione con Edoardo VIII, l’uomo destinato a ereditare il trono d’Inghilterra e che abdicò per amore. La prima arrivò nel 1934 ed era in platino e priva di pietre, e rimase l’unica così essenziale. Le successive si arricchirono di rubini, zaffiri, smeraldi e diamanti, come se anche il bracciale crescesse insieme alla loro storia. Sul retro di ciascuna era incisa una data, oltre a una dedica o a un riferimento a un episodio vissuto insieme: un viaggio, un anniversario, perfino un ricovero in ospedale. Un vero e proprio diario costruito nel tempo.

Voglia di charms. Un gioiello in progress che racconta momenti, passioni, personalità
Bracciale con nove croci realizzato da Cartier per Wallis Simpson, ciascuna legata a un momento della sua storia d’amore con Edoardo VIII.

Talismani antichi

In realtà, l’idea di attribuire un significato a un piccolo pendente accompagna l’uomo da migliaia di anni. I primi charms compaiono tra il 600 e il 400 a.C., indossati da Assiri, Babilonesi, Persiani e Ittiti come amuleti protettivi o simboli di appartenenza. Nell’Antico Egitto, più che semplici ornamenti, accompagnavano i defunti nel viaggio nell’aldilà, mentre durante l’Impero Romano iniziarono ad assumere anche un valore identitario. I primi cristiani, ad esempio, nascondevano piccoli pesci tra gli abiti per riconoscersi senza esporsi alle persecuzioni; nello stesso periodo, gli studiosi ebrei portavano al collo minuscoli amuleti contenenti passi della legge, come segno tangibile della propria fede. Nel Medioevo il loro significato continuò a evolversi. I cavalieri li indossavano come protezione in battaglia, mentre medaglie e piccoli pendenti diventavano un modo per dichiarare l’appartenenza a una famiglia, a una comunità religiosa o a una fazione politica.

Voglia di charms. Un gioiello in progress che racconta momenti, passioni, personalità
Charm con rubini, smeraldi e diamanti donato dalla regina Vittoria alla figlioccia Lady Victoria Scott in occasione delle sue nozze, nel 1865.

I regali della Regina Vittoriana

Bisogna aspettare l’Ottocento perché inizino ad assumere anche un valore sentimentale. La regina Vittoria contribuì in maniera decisiva alla diffusione dei charm bracelets tra l’aristocrazia europea. Li indossava abitualmente e li regalava ai membri della famiglia, contribuendo a trasformarli in una vera moda. Dopo la morte del principe Alberto, rese popolari anche i mourning charms: medaglioni contenenti una ciocca di capelli del defunto, piccoli ritratti in miniatura o ciondoli scolpiti nel giaietto, la pietra nera tradizionalmente associata al lutto vittoriano. Nel 1889 Tiffany & Co., a New York, fece un passo ulteriore presentando il suo primo charm bracelet: una semplice catena con un cuore pendente, destinato a diventare uno dei simboli più riconoscibili della maison. Con Tiffany il charm bracelet smette di appartenere soltanto all’aristocrazia e inizia lentamente a entrare nella gioielleria moderna.

Dalla descrizione di un momento alla personalità

Quando, negli anni Novanta, DoDo decide di reinterpretare il concetto di charm, trova un linguaggio che il pubblico conosce già. Il cambiamento non riguarda infatti la forma del gioiello, ma il significato che gli si attribuisce. L’intuizione è tanto semplice quanto originale: non trasformare il charm nel ricordo di un momento vissuto, ma in un simbolo capace di raccontare la personalità di chi lo indossa. Non è un caso che i primi pendenti siano animali e piccoli portafortuna, come il delfino, la tartaruga, l’elefante e lo stesso dodo, l’uccello estinto originario di Mauritius da cui il marchio prende il nome: i piccoli cataloghi quadrati che illustravano le prime collezioni erano composti allora da non più di una quindicina di soggetti. A rendere DoDo sorprendentemente attuale, però, è soprattutto un’altra idea. Fin dall’inizio il marchio immagina il gioiello come qualcosa di aperto, destinato a cambiare nel tempo. I pendenti possono essere aggiunti, spostati, sostituiti, passare da un bracciale a una collana, da una collana a un orecchino.

Voglia di charms. Un gioiello in progress che racconta momenti, passioni, personalità
Braccialetto DoDo con cordino e charms.

Le catene si mescolano ai cordini, l’oro all’argento, le lettere alle pietre dure. Non esiste una composizione definitiva, ma infinite possibilità di dare forma alla propria. Questa idea, negli anni, si è evoluta senza perdere la propria identità. Più che una collezione di charms, DoDo propone oggi un universo componibile in cui ogni elemento dialoga con gli altri. Il pendente non è più necessariamente il punto di partenza, ma uno dei tanti elementi con cui comporre una collana, un bracciale o persino un orecchino. Un approccio che riflette perfettamente il modo contemporaneo di indossare i gioielli: più libero, personale e in continua evoluzione.

Le tappe di una vita

Nel 2000 l’azienda danese Pandora presenta Moments, un bracciale costruito attorno a un’idea semplice quanto efficace: raccogliere in un unico gioiello i momenti più importanti della propria vita. Il Moments è un bracciale in argento caratterizzato dalla celebre maglia snake, una catena morbida e flessibile dalla superficie compatta, il cui intreccio ricorda la pelle di un serpente. È su questa struttura che trovano posto i charms. Il principio è lo stesso del bracciale di Wallis Simpson: raccontare una storia attraverso un gioiello. La differenza è che, con Pandora, quella possibilità diventa accessibile a milioni di persone.

Voglia di charms. Un gioiello in progress che racconta momenti, passioni, personalità
Be Love Engravable Heart Charm di Pandora. Ispirato al cuore d’argento della prima collezione di charms del brand del 2000.

Ogni pendente ricorda un viaggio, una nascita, una passione, una persona speciale o una ricorrenza, trasformando il bracciale in un diario personale da arricchire nel tempo. Le collezioni si moltiplicano, cambiano i soggetti, i materiali e le collaborazioni, dando vita a un vero e proprio fenomeno di collezionismo. Per molti appassionati, il piacere non consiste soltanto nell’indossare il bracciale, ma anche nella ricerca del charm successivo, fino a dare forma ad una composizione capace di raccontare la propria storia. Negli ultimi anni Pandora ha iniziato a reinterpretare questa idea. I charms non appartengono più esclusivamente al Moments, ma trovano spazio anche su collane, orecchini e catene di lunghezze diverse. Possono essere indossati singolarmente come pendenti oppure combinati tra loro, seguendo una logica più vicina allo styling che alla composizione tradizionale del bracciale. Parallelamente, il marchio ha ampliato la propria proposta con collezioni di anelli, collane, orecchini e bracciali che vivono anche indipendentemente dal sistema dei charms.

Dalla gioielleria alla moda

Nella collezione Autunno/Inverno 2017 di Céline, una delle ultime firmate da Phoebe Philo, compaiono grandi pendenti in ottone a forma di lettere dell’alfabeto. Più che semplici iniziali,  piccoli manifesti personali. Possono essere indossati singolarmente oppure accostati tra loro, componendo combinazioni sempre diverse. È un gioiello che racconta qualcosa di chi lo indossa, soprattutto grazie al modo in cui viene portato. A quasi dieci anni di distanza, quelle lettere continuano a essere tra gli accessori più ricercati nel mercato del second hand, a dimostrazione di quanto quell’intuizione abbia lasciato un segno.