Esiste una giornata nazionale, o internazionale, per qualsiasi cosa, incluse le polpette svedesi: lo Swedish Meatball Day si celebra ogni anno il 23 di agosto ma se non fosse grazie ad IKEA nessuno saprebbe di che cosa stiamo parlando. E invece questo piatto tradizionale è diventato suo malgrado, soft-power globale. E ora esce con un piatto limited edition. 

Menzionate per la prima volta nel 1754 in un libro di cucina dell’autore Kajsa Warg, le polpette svedesi, meglio note in svedese come köttbullar, sono diventate famose per un’intuizione di marketing, ma soprattutto per un progetto di design perfetto: democratico nel gusto, nel prezzo e replicabile. Tutto merito del fondatore di IKEA, Ingvar Kamprad, partito servendo caffè e biscotti, ma che in realtà voleva servire cibo vichingo. Per fortuna non è andata così. 

Dal caffè alla cucina vichinga

Quando aprì le porte del suo primo showroom IKEA, ad Älmhult nel 1953, Kamprad aveva già capito che servire ai visitatori caffè e biscotti – rigorosamente abbastanza secchi da non rovinare i mobili – avrebbe attirato clienti. Nel 1960 il primo negozio vero e proprio aveva un primo, pionieristico angolo, l’IKEA Baren, il Bar Ikea, che serviva caffè e qualche piatto, scaldato da un avveniristico forno Radar, un forno a microonde che all’epoca aveva destato non poco scalpore nella stampa locale. Quando nel 1965 nel negozio di Stoccolma decide di aprire il primo ristorante vero e proprio, Ingvar Kamprad avrebbe voluto servire cucina vichinga ma per fortuna Mats Rehnberg, un etnologo famoso per essere un giudice in un importante quiz televisivo, gli disse che sarebbe stata davvero una pessima idea, e suggerì invece di rispolverare le specialità dello Småland, la regione di origine del marchio. E così fu: classici piatti svedesi, tipicità locali e un prezzo competitivo, come quello dei mobili. 

1985: piovono polpette

Il 1984 è l’anno della rivoluzione che renderà i ristoranti molto vicini a come li conosciamo oggi: servizio self-service, piatti componibili e replicabili. Collabora al progetto lo chef svedese Severin Sjöstedt che nel 1985 dopo, così dice la leggenda, 10 mesi di instancabili test e degustazioni, mette finalmente a punto una ricetta buona, conveniente e facile da servire, basata su quella svedese. tradizionale. Il primo nuovo IKEA Restaurant & Café con 175 posti a sedere viene inaugurato a Västerås, nella Svezia centrale, e nel 1987 inizia la transizione di tutto il gruppo verso il nuovo concept. Oggi, IKEA è la sesta catena di ristorazione più grande al mondo, i locali più grandi hanno circa 700 posti a sedere, minimo 450, esistono i Bistrot, le botteghe per portare i prodotti anche a casa e – nelle Filippine – persino una bakery, svedese. IKEA Food (che produce le polpette oltre che le altre specialità) è una delle più grandi aziende alimentari del pianeta con oltre 700 milioni di clienti all’anno. Solo in Svezia vende 35 milioni di polpette, un miliardo se si conta tutte quelle del mondo. 

Carne e marmellata? Le mangiamo

Basta entrare in un negozio IKEA all’ora di pranzo, che sia agosto o dicembre, Milano o Dallas, e nei vassoi dei clienti in fila ci sono piatti composti da polpette, salsa, purè, piselli e l’immancabile marmellata di mirtilli. Ci sono Paesi in cui si abbonda, altri come da noi in cui l’idea di fare colazione e pranzo insieme suona stonato, e in molti rifiutano cortesemente l’aggiunta. Ma le polpette le mangiano tutti. Le mode passano e le polpette IKEA restano, negli anni hanno anche avuto la loro dose di innovazione: nel 2015 diventano anche di pollo e di verdure, nel 2017 vengono servite anche di selvaggina (ma solo nel ristorante Köket del Museo IKEA in Svezia come avrebbe voluto Kamprad), nel 2018 di salmone e nel 2020 di carne vegana. Durante i mesi della pandemia per supplire alla nostalgia, ne viene rivelata una versione da fare a casa, fai-da-te e con tanto di istruzioni di montaggio. Ovviamente diventa virale. 

Marketing, soft-power ed esperienza

Le polpette le mangi al ristorante e le vendono anche surgelate nel branco freezer e ammetto di averle comprate anche io ora che ci sono quelle vegane: sono buone, ti risolvono la cena se sei di fretta. Allo store svedese compro le aringhe, iil salmone marinato e la senape all’aneto per servirlo. A Natale compro i biscotti di panpepato per decorare l’albero, non sopporto invece le loro bibite, dolcissime. E i cracker di segale, duri come il muro. Ma non è importante la mia spesa ma il fatto che l’IKEA abbia fatto con le polpette quello che la Corea (del Sud) ha fatto con il kimchi e la musica k-pop: un’operazione di soft power. Uno stato sovrano usa la cucina per promuovere il turismo, come la già citata Corea, Danimarca o Perù, campioni di questa formula che ha tramutato luoghi gastronomicamente inospitali per gli occidentali in destinazioni gastronomiche. L’IKEA ha fatto delle polpette e della cucina svedese una strategia di marketing. La polpetta è svedese, il dolcetto è svedese, il biscotto, la torta, il caffè persino è svedese, per sottolineare che fa parte dell’esperienza. Chi entra in un megastore e non beve niente, o non mangia almeno un hot-dog? Nessuno. Anche se non ti fermi per pranzo o cena, c’è almeno un snack a 1€ a tentarti. Per farti sentire parte, per farti vivere l’esperienza – altro che cafè di Luis Vuitton, lo svedese ci era arrivato molto prima. Ti senti un po’ svedese, ma le polpette non sono sufficienti per arrivare in una quarantina di Paesi esteri. 

Nomi svedesi, piatti iperlocali 

Le polpette svedesi sono uno dei piatti-icona, venduti in tutto il mondo nei ristoranti, dal Giappone al Brasile. Ma come in Italia si trovano anche toast, lasagne e pasta al pomodoro, così ogni Paese ha sviluppato un proprio menù ad hoc che è lo stereotipo del piatto-tipico-locale. Molto più di McDonald, i ristoranti IKEA infatti modellano la proposta gastronomica sui gusti e le abitudini del luogo. Molto più di quanto ci immaginiamo. In Francia si può ordinare dell’agnello cotto bassa temperatura profumato di aglio e timo (giuro, 14.95€) o un croquet madame ma al salmone; negli States la colazione include i pancake (svedesi) e a pranzo fra le opzioni si trovano anche nuggets di pollo, mac&cheese e polpette svedesi in formato famiglia. In Giappone ci sono piatti di curry e riso di accompagnamento, in Brasile empanada e lasagne al tonno, in Belgio cozze e patatine fritte, poutine in Canada, shawarma in Arabia Saudita, in Inghilterra la full-english breakfast per cominciare la giornata con i baked-beans ma anche piatti speziati all’indiana e lo Yorkshire pudding. Le Filippine che contano anche il più grande negozio del mondo, servono gli immancabili spagetti (piatto nazionale, senza H), del pollo longganisa, le costine di maiale speziate, alette, spiedini e dim sum di ispirazione cinese al posto dei nostri panzarotti. 

Un messaggio vegetariano

Non traducono i nomi dei mobili, ma è un po’ un gioco, ma localizzano il cibo. Gli ingredienti freschi appaiono forse nell’insalata, il resto è tutto surgelato ma ovunque nel mondo e qualunque ricetta tipica decidano di servire, il fil rouge non è solo il modello-self service e il mobilio su cui ti siedi, ma l’opzione vegetariana e vegana, onnipresente come vuole la filosofia aziendale. Lo applicano alle salsicce, agli spezzatini e persino ai vol au vent, per dimostrare in fondo che se in Canada come in Spagna ci si può appassionare di polpette svedesi con la marmellata, si possono anche sfidare altri pregiudizi e aprirsi ad una dieta più vegetariana. L’altra cosa che hanno in comune i ristoranti? Per arrivarci devi attraversare il negozio. Almeno per ora, perché a Londra, a fianco di uno dei negozi in centro ha aperto anche il primo ristorante “indipendente”. 

Le polpette svedesi dell’ikea compiono 40 anni. Un’idea di marketing (e di design) diventata ricetta globale 
La candela al profumo di polpette svedesi. 2021

Il design della polpetta 

Le polpette svedesi sono in realtà basate su una ricetta che il Re Carlo XII ha portato dalla Turchia agli inizi del XVIII secolo, aveva annunciato l’account Twitter ufficiale della Svezia cercando di fare coming out prima di incappare in qualche polemica. Sicuramente vero, ma le polpette hanno una forma ancestrale del cibo. Per farle servono le mani, non utensili, ed è per quello che le si trova in ogni cultura e sin dalla notte dei tempi. Fatte di pane e latte e poco altro come nel caso dei canederli, di fave per le falafel, di verdure o di carne, ritornano nella geografia globale. Le polpette sono un frutto dell’ingegno umano, sono un oggetto di design e in questo 2025 l’Ikea ha deciso di dedicargli un piatto, ovviamente inconsueto e rivoluzionario. IKEA e il designer svedese Gustaf Westman lanceranno il 9 settembre il primo prodotto della loro collaborazione: un piatto di porcellana progettato per reimmaginarle, un nuovo palcoscenico per valorizzare un piccolo piacere della vita. Ne allinea 12 alla perfezione.