Moscato d’Asti, Brachetto, Lambrusco amabile anche Franciacorta o Trendo Doc, ma demi-sec. Ecco le bottiglie per cambiare idea sugli spumanti dolci, da servire in coppa. 

Uno degli errori più frequenti delle case italiane è stappare lo champagne o un metodo classico con il dessert, o il panettone a Natale (qui la nostra selezione). Si conserva la bottiglia più preziosa per il gran finale, ma con il dolce andrebbe servito il vino dolce. 

Proprio nel Paese che produce i migliori spumanti dolci del mondo, abbiamo smesso di berlo. Il motivo? Quelle bottiglie da poche migliaia di lire che tutti abbiamo ricevuto una almeno una volta nella vita in un pacco di Natale in compagnia di un panettone. Erano gli anni Ottanta, ma ora sono passati decenni ed è venuto il momento per ridare una chance ad una delle eccellenze vinicole più neglette come il Moscato d’Asti, il Brachetto, e i demi-sec prodotti in Franciacorta o fra le montagne del Trentino.La bella notizia è che sono vini ottimi, a bassa gradazione, costano poco, e quando li assaggi sono in grado di sfatare ogni pregiudizio, non torni più indietro.

Con il panettone non si stappa lo champagne ma moscato o spumanti demi-sec. Come questi 
Il primo manifesto del vino in Italia è questo: “Moscato Spumante” (1986) di Cesare Saccaggi per Gancia

Il moscato è uno dei vitigni più importanti d’Italia, così tanto che negli anni Ottanta e Novanta siamo arrivati a produrre quasi 100 milioni di bottiglie “primo prezzo”, che hanno poi associato tutta la produzione con una bassa qualità. Invece è un vitigno nobile, aromatico, capace di una straordinaria complessità m anche poco problematico e molto produttivo, che significa poter produrre vini che costano relativamente poco, gioiosi e non pretenziosi, perfetti per la convivialità. Non a caso il moscato è stato il simbolo delle grandi occasioni: il vino delle feste e dei momenti da ricordare, il brindisi di generazioni di italiani e che ha accompagnato il boom economico e l’energia del Dopoguerra – e le pubblicità del panettone che hanno segnato la nostra infanzia. E che rappresenta lo stile di vita italiano nel mondo. 

La storia del moscato è infatti anche quella della Grande Emigrazione della seconda metà dell’Ottocento quando milioni di italiani partono in cerca di fortuna. Con loro,  il moscato di Luigi Bosca, che intuisce l’opportunità, e di suo figlio, Carlo, che nei primi del Novecento proseguirà l’opera rendendo Bosca un punto di riferimento per la comunità italiana d’America e diffondendo il Moscato nel nuovo mondo, dove è ancora apprezzatissimo – più che in patria. Il 60% delle bottiglie che produciamo volano negli States, dove il moscato viene prodotto anche in California e piace a rapper e agli attori di Hollywood che ne producono delle versioni locali.

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«Viviamo un momento in cui riscopriamo l’autenticità e il piacere delle cose semplici ma ben fatte. – spiega Pia Bosca, AD del gruppo – In questo scenario, il Moscato ha tutte le carte in regola per tornare protagonista: è genuino, immediato e profondamente legato alla nostra cultura del gusto. Credo che il suo futuro passi da qui: dal saper rimanere fedele alle proprie origini, ma con una veste contemporanea. E dal continuare a raccontare le possibilità di consumo che questo vino offre, dai contesti più tradizionali legati alle feste fino a contesti più audaci come un abbinamento dolce-salato.” Perché se il Moscato è un scelta anticrisi, senza compromessi sulla qualità, è ideale con torte, panettoni, pandori, ma anche con piatti grassi come il foie gras, formaggi morbidi, erborinati dolci o salumi cotti perché la piacevolezza e la freschezza delle bollicine sgrassano la bocca. 

La rivincita dei demi-sec

Giuseppe Carrus, esperto di vino e uno dei curatori della Guida Vini Gambero Rosso lo beve anche con le ostriche ad inizio pasto e ne è un cultore, tanto da definirlo il suo vino preferito. Con le ostriche non si beveva mica lo champagne? Sì, se non fosse che quelle immagini della Belle Epoche in cui si usavano le coppe, non le flûte, non mostrano un dettaglio fondamentale: quello champagne non era brut o pas dosè, secchissimo come lo amiamo oggi (e che definiamo Brut, con un residuo zuccherino compreso tra 6 e 12 g/l, oExtra Brut, sotto i 6 g/l). Lo champagne era demi-sec, definizione con cui si indicano prodotti come prosecco o spumanti che presentano un residuo zuccherino compreso tra 33 e 50 g per litro, che li rende particolarmente rotondi al palato. Li producono molte cantine, ma li comunicano poco perché più che altro volano verso l’estero.

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Coppa Laura by Alajmo. Una coppa ispirata all’estate del 1922: pensata per degustare champagne e rivivere l’atmosfera di Long Island, tra l’euforia e il glamour delle feste del Grande Gatsby. 67€

Il gusto cambia nel tempo e fino a mezzo secolo fa anche noi consumavamo vini più carichi, alcolici, e anche più dolci, amabili. Un ottimo esempio è il lambrusco, che oggi sta sta profondamente rinnovando, abbracciando tendenze internazionali come la voglia di bollicine e di rosati, ma che per il, primo anno entra anche nella Guida Vini del Gambero Rosso con un Lambrusco Grasparossa amabile, Tre Bicchieri a 12€. Perfetto con dolci a base di frutti rossi, le fragole, le frolle con la marmellata. Come tutti gli altri in questa lista si servono nelle coppe – che sono la nostra ossessione – e saranno una rivelazione. 

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Da Canelli, patria del Moscato d’Asti, una cantina che coltiva così tutti i sui 12 ettari di vigne facendone una operazione culturale.

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Dal riformatore della Barbera in Italia, un vino da fine pasto che accompagna frutta secca, noci, nocciole, mandorle, pistacchi, fichi e ogni tipo di cioccolato.

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Dai primi a diffondere lo chardonnay in Italia, uno chardonnay 100% con oltre 36 mesi sui lieviti per uno spumante di grande finezza, da fine pasto.

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Un vino da gran finale o da dessert. La tradizione lo vede accompagnare panettone o focaccia, pasticceria secca, dolci al cucchiaio, ma si può esaltare se accostato a particolari formaggi o delicati paté di fegato.

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Ottimo con i dolci cremosi, alla ricotta, viene vinificato da grappoli leggermente appassiti in pianta e in botti di rovere.

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Lambrusco amabile a conquistare i Tre Bicchieri dellla guida Vini del Gambero Rosso 2026. Perfetto per dolci ai frutti rossi, fragole, ciliegie, amarene ma anche dei formaggi non troppo stagionati, mortadella, prosciutto cotto.

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L’Asti Spumante DOCG è uno spumante con alta pressione e un grado alcolico maggiore del Moscato d’Asti DOCG e subisce una seconda fermentazione completa.

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Moscato bianco e il Moscato giallo insieme, ideale con crostate di frutta fresca e su millefoglie alla crema. Oppure alla colomba a Pasqua o al pandoro a Natale.

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Da uno dei nomi più noti della zona, un vino ottimo come aperitivo che sta perfettamente a tavola, dall’antipasto al dolce.

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90% chardonnay ideale per accompagnare pasticcini, dolci a pasta lievitata, crostate di frutta o marmellata, macedonie di frutta.

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È il vino della serenità, dell’amichevole conversare prolungando il piacere del convivio . Ha colore giallo paglierino e dolce, con un aromatico sentore.  Perfetto da abbinare ai dolci, come panettone e pandoro.
Con il panettone non si stappa lo champagne ma moscato o spumanti demi-sec. Come questi 

Il vino da cui la storia di Montalbera è cominciata. Prende il nome dall’antica chiesetta di San Carlo che si trova a pochi metri dalla casa natale del capostipite di famiglia.

Con il panettone non si stappa lo champagne ma moscato o spumanti demi-sec. Come questi 

Lambrusco Grasparossa di Castelvetro in purezza, pluripremiato da Wine Enthusiast. Amabile, rivela aromi di violetta e lampone, con un palato fruttato, morbido e piacevolmente dolce. È un vino versatile, che si sposa bene con piatti salati e dessert.