A Milano patria di cotolette si mangia anche quella diventata virale in argentina. Lanciata da una serie tv è ora cucinata da El Gaucho, storico ristorante dell’ex-calciatore Javier Zanetti. Ma nulla di esotico, ha il sapore delle fettine panate delle nonne lombarde (e di Kiss me Licia)
I trend virali avvengono ovunque, alcuni fanno il giro del mondo, altri restano nel paese dove sono nati. Uno è partito nel 2023 in Argentina e a tre anni di distanza è riecheggiato fino a noi. È una cotoletta ma non milanese, Milanesa.
La Milanesa è un piatto tipico argentino. Lo è diventato come lo diventano molte tradizioni, emigrando. L’Argentina è stata infatti una delle principali mete dell’emigrazione italiana e Buenos Aires viene definita la “città italiana più grande dopo Roma”. Si stima che più del 60% degli argentini abbia origini italiane, decine di milioni di persone discendenti degli oltre 1,5 milioni di italiani sbarcati nel Paese fra il 1871 e il 1910 portandosi dietro pochi averi e qualche ricetta. Incluse quelle che oggi chiamiamo cotolette ma che fino a qualche decennio fa si chiamavano solamente fettine panate. E così le fettine panate diventate un classico della cucina argentina con il nome di milanesas e il 3 maggio festeggiano l’immancabile Día de la Milanesa.
La serie Tv che le rende virali
Nel 2023 la miniserie argentina Nada (titolo internazionale: Nothing) va in onda su Disney+ (Star+ in America Latina): solo 5 episodi da 30 minuti ciascuno, diventati rapidamente però un fenomeno culturale. La serie racconta la vita di Manuel Tamayo Prats (interpretato da Luis Brandoni, attore di teatro e di cinema molto conosciuto in Argentina), sofisticato e temuto critico gastronomico di Buenos Aires che dipende totalmente dalla sua storica domestica Celsa, che gestisce ogni aspetto della sua vita da 40 anni. Quando lei muore improvvisamente, lui si ritrova incapace di fare qualsiasi cosa, persino far funzionare una lavatrice. Ma soprattutto è lei l’unica persona in grado di soddisfare i suoi gusti difficilissimi e preparare la milanesa perfetta. Morta lei, Manuel assume a malincuore Antonia, una giovane e ingenua ragazza paraguaiana e il rapporto tra il burbero mentore e l’allieva inesperta diventa il cuore della storia, trasformandosi alla fine in uno scambio di culture e sapori. Per lui, lei non sa fare nulla e così decide di insegnarle personalmente come fare la milanesa secondo i suoi standard ossessivi: lombo (filetto) di manzo, alto e tenero, doppia impanatura (pane-uovo-pane), con aglio e prezzemolo misti al pangrattato anziché alle uova, fritta in olio caldo e servita con purè.
La Milanesa perfetta
La milanesa è il piatto simbolo della serie, quasi un personaggio a sé stante, affidato alla consulenza gastronomica della celebre chef argentina Narda Lepes, che ha effettuato circa 40 prove per perfezionare la tecnica mostrata sullo schermo, scrivono sui quotidiani locali. Il risultato: un vero e proprio trend gastronomico sui social media dove migliaia di utenti hanno provato a replicare la “milanesa de lomo” seguendo le istruzioni di Manuel e riaccendendo così il dibatitto sulla “verità della milanesa” (titolo del terzo episodio): deve essere sottile o spessa? Più o meno come come il dibattito milanese sulla costoletta. A orecchia di elefante o con osso e rosa dentro? Fritta in olio, o come si dovrebbe, in burro chiarificato?
Mangiare la milanesa a Milano
A Milano tutti oggi fanno cotolette, più o meno bene, perché la cucina “di tradizione” è tornata in auge. Ma oggi a Milano fanno anche la Milanesa, nel ristorante argentino più famoso della città: El Gaucho, aperto dall’ex-calciatore dell’Inter argentino Javier Zanetti. È da poco entrata nel menù nelle versioni di pollo, di manzo e “a la napolitana”, con pomodoro prosciutto cotto e mozzarella, gratinata in forno. Un po’ cotoletta alla bolognese, un po’ alla pizzaiola. Abbiamo provato la versione classica, buona, buona sorprendentemente come… il sapore di casa. Il problema è che io sono milanese doc, non certo argentina.
Chiamami con il mio nome: fettine panate
A me la milanesa argentina sembra essere molto più simile alle cotolette della mia infanzia milanese di quelle di oggi. La costoletta con osso, alta e rosa, di vitello, era un lusso non così diffuso. Negli anni Settata era stata la volta delle cotolette ad orecchia di elefante, battutissime e fritte in olio, ricoperte di rucola e pomodorini, che facevano moderno. Servita con una fetta di limone, e non l’aceto di vino come si faceva prima. A casa le cotolette però erano fettine panate, di vitello o di tacchino, fritte in padella con poco burro, abbrustolite, grige e diciamocelo, suole da scarpe. Lasciate in ammollo nel latte per renderle più tenere, usava fare mia nonna. Fettine panate, come il piatto preparato nella terribile serie con Cristina D’Avena ispirata al cartone Kiss Me Licia. Sono andata a controllare su YouTube: in un episodio Andrea (il bambino fratello di Mirko dei BeeHive) ne alza una con la forchetta e sembra… una milanesa. Eccola lì la classica cotoletta della tradizione, quella delle nonne, di casa, a Milano come a Buenos Aires. Che cucinavano Licia, mia nonna e pure quella di Javier Zanetti. Per riassaggiarla, e sentirsi negli anni Ottanta, via Carlo D’Adda, El Gaucho, Milano.