Piccole dosi, non per sballarsi ma per ritrovare la salute e tentare di essere iperproduttivi sul lavoro. Funghi e allucinogeni sono di gran moda, soprattutto in California, ma in Italia quello che trovi è altro (è legale ma non è detto che funzioni)
Basta fare un paio di ricerche e su Facebook e Instagram si viene bersagliati di sponsorizzate. Immagini in colori ovattati di ragazze o manager che meditano, assorti, in uno stato di pace. Sono pubblicità di protocolli psichedelici che promettono di ritrovare la serenità mentale, di farti riposare e pensare meglio. Stanno tecnicamente spacciando droghe ma non per scopi ricreativi, bensì per un uso “terapeutico”.
Si chiama microdosing, ovvero l’assunzione di piccolissime quantità di funghi allucinogeni o di LSD in modo controllato per disintossicarsi (sembra un paradosso) da altre droghe, migliorare la propria concentrazione, e in generale le prestazioni fisiche e mentali. Sembra un controsenso ma, giura chi lo ha provato, non lo è, e infatti in California, patria di ogni trasgressione, si parla già di California Sober, o Cali Sober, coloro che consci dei danni dovuti all’alcol hanno deciso di sostituirlo con altro. In Italia tutto ciò è illegale ma, nonostante questo, altri brand di funghi e integratori occhieggiano alle stesse proprietà. Ma sono solo integratori, non contengono sostanze psicoattive e forse neppure nulla di efficace.
Dalla ricerca di Dio all’invenzione dell’LSD
«Il microdosing (in italiano: “microdosaggio”) è la pratica di assumere dosi molto piccole di sostanze psichedeliche, come LSD o psilocibina (principio attivo dei funghi allucinogeni), in quantità così ridotte da non provocare effetti allucinogeni evidenti, ma abbastanza da produrre effetti sottili sul benessere mentale, l’attenzione o la produttività» spiega la dott.ssa Beatrice Casoni specialista in psichiatria presso poliambulatorio Medico Odontoiatrico Erresse di Ferrara che prosegue «Anche se la pratica è esplosa intorno al 2010 l’uso delle sostanze psichedeliche a fini terapeutici ha radici molto più antiche, in contesti sia scientifici che spirituali».
Se infatti nei secoli passati e in alcune culture, alcune forme di droghe erano utilizzate per avvicinarsi alle divinità, gli studi odierni hanno scopi più prosaici. E alcuni di questi sono iniziati già negli anni Quaranta, nel 1943 per la precisione, quando il chimico svizzero Alfred Hofmann fu il primo ad aver sintetizzato e assunto su di sé i principi dei funghi psichedelici, la psilocina e la psilocibina, per studiarne gli effetti. Studi che poi proseguirono negli anni Cinquanta e Sessanta fino al 1966 quando le ricerche condotte dalla US Food and Drug Administration si sono interrotte. In tempi recenti però l’uso di queste sostanze a scopo di microdosaggio è tornato in auge, risvegliando l’interesse scientifico e dando vita a nuovi costumi.
Cali Sorber e una nuova sobrietà
La California è come spesso accade in questo campo, all’avanguardia. Il fenomeno dei cosiddetti Cali Sorber, evidenziato tanto dal Wall Street Journal quanto dal The Guardian, fotografa un movimento di persone che hanno deciso di astenersi completamente dall’alcol, ma che non vogliono rinunciare all’idea di lasciarsi un po’ andare soprattutto in compagnia, e hanno optato così per il microdosing. Considerato meno pericoloso dell’alcol stesso, questa alternativa offre la possibilità di lasciarsi andare ma in maniera molto controllata, anche perché l’assunzione delle sostanze stupefacenti è minima. Marijuana, LSD e funghi allucinogeni sono quindi assunti non per “sballarsi” ma per sciogliersi quel tanto che basta senza danni alla salute. Il nuovo concetto di sobrietà antiproibizionista trova l’appoggio anche di alcune ricerche scientifiche che si stanno compiendo negli ultimi anni attorno all’argomento. Sembra infatti che queste sostanze «siano adatte per trattare disturbi come la depressione, l’ansia, il PTSD e la dipendenza. Inoltre aumentano la concentrazione, rendendo quindi le persone più efficienti sul lavoro». Ma è davvero così?
Più reattività e concentrazione
Per Elon Musk il microdosing è stato fondamentale per combattere la depressione. Per diverso tempo ha infatti fatto uso sotto controllo medico della ketamina in microdosaggio e oggi ne fa uso per mantenere elevati i livelli di concentrazione. Secondo differenti testimonianze e le prime ricerche, dei benefici sembrerebbero esserci: «Il microdosing porta a un miglioramento dell’umore, un aumento della creatività e della concentrazione, una maggiore energia e motivazione, un miglioramento nelle relazioni sociali e nell’empatia e una espansione della consapevolezza personale. Tuttavia, è importante sottolineare che molte di queste affermazioni sono ancora oggetto di studio e che gli effetti possono variare notevolmente da persona a persona. Fattori come la predisposizione genetica, lo stato psicologico e l’ambiente in cui si vive con le relazioni sociali di ciascuno possono influenzare l’esperienza». Ma il fascino di poter essere più veloci, creativi, intelligenti grazie ad una pillola, affascina molto nel mondo contemporaneo che ci vuole iperproduttivi.
E se fosse solo placebo?
Non dev’essere inoltre dimenticato il cosiddetto effetto placebo: «Negli ultimi anni, diverse università e istituti di ricerca, come l’Imperial College London e la Johns Hopkins University, hanno avviato studi clinici sugli psichedelici. È vero che alcune ricerche suggeriscono che il microdosing può avere effetti positivi sull’umore e sulle funzioni cognitive, ma la questione è complessa in quanto alcuni studi ben controllati suggeriscono che i benefici riportati possono essere in parte spiegati dall’effetto placebo. Inoltre gli effetti collaterali e i rischi legati a un uso regolare nel tempo non sono ancora del tutto chiari». Per problemi legali, gli studi infatti sono al momento ancora ridotti, in molti paesi le sostanze per il microdosing sono ancora illegali e considerate come stupefacenti, per cui la loro detenzione, anche in piccolissime quantità, è punibile penalmente. «È vero che in alcuni Stati le cose stanno cambiando. Per esempio in Oregon e in Colorado l’uso terapeutico della psilocibina è stato depenalizzato o regolamentato, mentre nei Paesi Bassi, i “tartufi magici” contenenti psilocibina sono legali e vengono venduti nei smart shop».
I funghi dalle proprietà ignote
Sono in commercio, anche in Italia, integratori a base di funghi che promettono un ritrovato benessere fisico e mentale, quasi fossero funghetti allucinogeni da microdosing. Però sono legali perchè sono semplici integratori, venduti quindi senza ricetta medica. Si promuovono come miracolosi, usati sin da tempi antichi nella medicina tradizionale come quella cinese, ma la loro efficacia non è mai stata comprovata da studi scientifici – basta fare delle ricerca in Rete su siti autorevoli. Sono naturali ma questo non li rende neppure automaticamente più sicuri e potrebbero essere mal sopportati dal nostro organismo o dare reazioni allergiche. Sempre meglio consultare un medico.
I grandi rischi delle mini-dosi
«Tipicamente le microdosi corrispondono a circa 1/10 o 1/20 di una dose ricreativa e vengono generalmente assunte secondo protocolli specifici, come quello proposto dallo psicologo James Fadiman, che ne prevede l’assunzione ogni tre giorni per osservare gli effetti senza sviluppare tolleranza». Tutto facile dunque? Non esattamente. Questa pratica sta infatti sollevando molte problematiche, sia a livello legale ma anche di effettivi benefici. E soprattutto capire quali scopi si vogliono raggiungere con la loro assunzione: « È necessario capire, e lo si potrà fare solo incrementando gli studi, se i rischi legati all’assunzione di sostanze psichedeliche possono essere bilanciati da un netto miglioramento delle condizioni cliniche. Sarà necessario anche stabilire regole affinché chiunque si possa permettere l’accesso a queste cure e sarà anche fondamentale la regolamentazione dei trattamenti, che dovranno essere erogati solo da personale medico con adeguata formazione» specifica la dottoressa.
La salute mentale non è solo chimica
«Inoltre, dovrà essere sempre mantenuta alta l’attenzione sugli aspetti psicologici del singolo per evitare di minimizzare la sofferenza psichica riconoscendo solamente gli aspetti chimici. Sappiamo bene che numerosi fattori influenzano la salute mentale e che l’individuo va curato con un approccio che deve tenere in considerazione aspetti biologici, psicologici e sociali per ottenere risultati più completi e duraturi nel tempo». Senza contare l’uso pratico: quanto assumerne, per quanto, è adatto a tutti? Il dibattito è aperto.