Dietro i pattern floreali oversize di Marimekko, c’è una storia di libertà, empowerment e audacia. Così il marchio scandinavo ha scalato le vette della moda e del design – grazie a Jaqueline Kennedy, Giorgio Armani e Sex and The City.
Papaveri, onde, pois e fiori fuori scala. Marimekko ha creato un vero e proprio universo creativo fatto di stampe audaci, colori vitaminici e forme oversize. Oggi il marchio scandinavo è sinonimo di abiti comodi e anticonvenzionali, e di un lifestyle dallo stile sobrio, fatto di accessori vivaci e oggetti per la casa che riprendono i suoi tipici pattern. Una moda e un design sofisticati, dunque, di qualità premium ma accessibili. Dietro questo immaginario si nasconde in realtà una storia più profonda, legata all’evoluzione della moda femminile del Novecento. Marimekko ha infatti portato nel quotidiano un’idea di stile libero, personale e profondamente moderno.
Femminismo finlandese
Questa rivoluzione “silenziosa” ha avuto inizio fin dalle origini. Nel 1951, in una Helsinki ancora segnata dalla guerra, la designer tessile Armi Ratia fonda l’azienda insieme al marito Viljo Ratia, con l’intento di lasciarsi alle spalle il grigiore del conflitto e dare forma a una nuova visione del quotidiano. Armi trasferisce nei suoi primi abiti la sua straordinaria capacità di catturare lo spirito del tempo – il desiderio di rinascita e di leggerezza. Nascono quindi abiti coloratissimi, dalle forme semplici e ampie, in netto contrasto con le tendenze degli anni ’50 che prediligevano forme più ingessate. Il nome stesso Marimekko – che in finlandese significa “il vestito di Mary”, ossia il vestito per tutte le donne – è una dichiarazione di intenti: si rivolge alle donne comuni, che desiderano abiti comodi, che sfidano i look borghesi dell’epoca. Una visione democratica, pratica, aperta accompagna l’evoluzione del marchio, che da allora con le sue stampe audaci è diventato simbolo di empowerment femminile e di ottimismo.
Nel 1951 Marimekko (che in finlandese significa “vestito di Maria”) organizzava la sua prima sfilata in un hotel di Helsinki e nel 1960 Jackie Kennedy già indossava un abito Marimekko sulla copertina di Sports Illustrated e sceglieva la firma finlandese per il suo tempo libero.In occasione del settantesimo anniversario di Marimekko, un volume che celebra il design, i motivi e i tessuti iconici dell’azienda finlandese.
Da Jaqueline Kennedy ad Armani
Sono, non a caso, due donne a creare i pattern-icona del marchio: Vuokko Nurmesniemi che firma la camicia a righe Jokapoika, e Maija Isola che crea la stampa Unikko, ossia “papavero” – superando l’iniziale opposizione di Armi che non voleva motivi floreali sui suoi tessuti (la fondatrice dovette ricredersi). Fu poi Jacqueline Kennedy, immortalata sulla copertina di Sports Illustrated con un abito Marimekko, a decretarne il successo internazionale nel 1960 – ne aveva acquistati sette per la per la campagna elettorale del marito John F. Kennedy. Fu il punto di svolta. Marimekko era infatti un marchio controcorrente, anti-borghese per natura, oggi lo chiameremmo “indie”. Per queste sue caratteristiche solo pochi anni prima fu notato dal designer finlandese Timo Sarpaneva che cercò (senza riuscirci) di organizzare una sfilata alla Triennale di Milano, e da un giovane Giorgio Armani che portò il brand alla Rinascente, dove all’epoca era vetrinista (di questi e molti altri aneddoti sulla sua storia, si può leggere il libro Marimekko Laird Borelli-Persson, edito da Marsilio). Seguì un periodo di grandi successi, intervallati dalle difficoltà degli anni ’80 e ’90, fino all’arrivo di Kirsti Paakkanen, che riportò lustro e visibilità al marchio dei celebri “papaveri”.

Da Sex and the city alle collab globali
La vera consacrazione “di massa” arrivò nel 1999, quando Carrie Bradshaw indossò un abito Marimekko in un episodio di Sex and the City. Da quel momento, il brand ha conosciuto una nuova stagione di popolarità, grazie a collaborazioni di grande impatto e all’espansione della linea casa – tra arredi, tessili e accessori per la tavola. Tra le più note: una capsule collection con Uniqlo, una linea sportiva con Adidas, e una collezione in edizione limitata per la casa firmata IKEA. Il brand è inoltre protagonista alla Milano Design Week con speciali installazioni che ne raccontano l’universo creativo e progettuale, sempre versatile, sempre celeidoscopico: si pensi al “Bar Unikko” realizzato lo scorso anno, vero e proprio bar pop-up per celebrare i 60 anni dell’iconico pattern, o all’installazione di quest’anno sul tema notte e camera da letto, realizzata con la creativa Laila Gohar al Teatro Litta, recuperando le strisce d’archivio Marimekko di Maija Isola.
2025: un progetto iconico con Artek
Sempre quest’anno, Marimekko ha dato vita a una speciale collaborazione con Artek (che festeggia 90 anni) nel segno del design finlandese: il risultato è una limited edition di arredi firmati Alvar Aalto che unisce l’arte grafica Marimekko (nello specifico di pattern di Maija Isola) con la tecnologia di curvatura del legno di Artek. I pezzi sono stati presentati in occasione dei 3DaysOfDesign di Copenhagen ma li abbiamo potuti vedere in anteprima nella sede di Marimekko a Helsinki, occasione in cui abbiamo visitato la fabbrica, visitato l’archivio e osservato da vicino i processi di stampa sui tessuti: il cuore di Marimekko è qui, fra le 3.500 le stampe che decorano abiti, borse, ceramiche, e più di un milione di metri di tessuto ogni anno.

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