In America c’è una nuova religione laica che vuole guarire il Paese. Una buona notizia, ma solo se può insegnarci a riconoscere le bufale e ad affrontare la vita in modo più scientifico
Con lo slogan Make America Great Again Donald Trump ci ha fatto la sua campagne elettorale per la presidenza, era il 2016. Oggi, nel cuore dell’America, se ne invoca uno nuovo, ma dietro quella che sembra solo una semplice variazione salutista di un motto elettorale, si cela un movimento culturale e politico in piena espansione: Make America Healthy Again, MAHA.
Fino a quando non mi sono imbattuta nell’articolo di Simon van Zuylen-Wood, pubblicato sul New York Magazine a dicembre 2024 non ne avevo mai sentito parlare, ma soprattutto non avevo capito che quello che in Italia è per ora un insieme di “segnali deboli”, in America è già un movimento codificato – e il nome di una commissione governativa per “rendere di nuovo in salute l’America”. E visto che l’America è sempre un passo avanti in quello che poi ci ritroviamo anche a casa nostra, meglio approfondire.
Una buona notizia, solo all’apparenza
Ad una lettura superficiale sembra una buona notizia: uno dei Paesi più obesi e sedentari del mondo, patria del junk food, ha deciso di cambiare rotta. Ma il MAHA non è una dieta, è una visione del mondo. Una miscela di pensiero magico, ansia per il futuro, spirito anti-sistema e ricerca ossessiva di purezza fisica e morale che colpisce latte crudo, coloranti alimentari sintetici, cibi ultraprocessati, invoca il digiuno intermittente, lo yoga, ma dice no alla fluorazione dell’acqua, ai vaccini e ai farmaci industriali. Un insieme di elementi che compongono un universo che sembra salutista, ma in realtà è profondamente ideologico. Il corpo, in questa narrazione, è un campo di battaglia dove si combatte contro l’inquinamento, le multinazionali, le “verità ufficiali” e perfino lo Stato.
Un’alleanza insospettabile
In questo universo americano convivono hippie e conservatori, ecologisti e complottisti, genitori anti-vaccino e libertari economici, imprenditori e adepti del minimalismo. Gli opposti si attraggono in un punto d’incontro tra chi sogna un ritorno alla natura e chi vuole scappare dal controllo delle élite. Si va promotori delle diete carnivore, agli autori new age, chi ha paura delle onde wi-fi fino a medici come Joseph Mercola che era diventato noto per le cure naturali (inutili) incontro il Covid, l’inglese Andrew Wakefield che per primo aveva associato (senza prove) vaccini e autismo, il premio Nobel sostenitore delle megadosi di vitamina C per prevenire (quasi) ogni malattia, e persino al medico tv Mehmet OZ, di cui anche in Italia abbiamo a lungo guardato gli show. E poi i politici, come il Ministro della Sanità Robert F. Kennedy Jr., simbolo della critica ai vaccini e alle autorità sanitarie e oggi appassionato nemico dei coloranti alimentari. Non tutto il male viene per nuocere, hanno sottolineato il giornalista e scrittore Michael Pollan o il vate della sinistra indipendente Bernie Sanders, perché in fondo qualcosa bisogna fare. Ed è in questa consapevolezza collettiva che fa presa il movimento MAHA.
Non serve andare lontano, basta scrollare Instagram sul proprio cellulare per trovare spizzichi e bocconi di conversazioni. Fuffa-guru che spacciano pratiche di purificazione, fautori di diete carnivore crudiste, moschettieri della lotta allo “zucchero”, coltivatori biodinamici, bevande “detossinanti”. Anche in buona fede, è un pullulare di messaggi a volte contrastanti, inutili o peggio dannosi di metodi più o meno fai-da-te per ritrovare una fantomatica salute perduta. A causa della dilagante inattività fisica o del 5-G, poco importa.
Una nuova “fede” laica
Siamo tutti malati, a nostra insaputa, e la malattia non è solo un problema individuale, ma il sintomo di una società tossica: industrializzazione, cibi sintetici, inquinamento, farmaci, stress digitale. E così, nell’ideologia MAHA, guarire diventa un atto di ribellione. La cura ovviamente è il ritorno a uno stile di vita “puro” o l’adesione a qualche pratica più o meno scientifica: dieta ancestrale, bagni di sole, attività fisica estrema, silenzio. Spesso davanti alle telecamere dei social, ma lontano da pesticidi, conservanti, eccipienti, pesticidi, microplastiche e dalle minacce invisibili in cui siamo immersi.
Se questa consapevolezza potrebbe auspicabilmente tradursi ad una richiesta di cambiamento, di azioni concrete, scientifiche, comprovate, spesso il messaggio di traduce invece in un generico “ritorno alla natura” per purificare sé stessi – non il pianeta – e spesso anche verso una diffidenza profonda nella scienza e nelle istituzioni che “non ce lo dicono” per fare il gioco “delle multinazionali”.
In un mondo denso di informazioni, a volte contrastanti e di risposte che non sono quelle che vorremmo sentire, è difficile orientarsi. A cosa credere, dove approvvigionarsi e da chi? Chi ha una risposta chiara e semplice, vince. Poco importa che sia una “fonte non ufficiale”, un singolo studio scientifico che non abbiamo la capacità di comprendere sino in fondo o una guarigione miracolosa che fa leva sulla nostra emotività. Malattie croniche, obesità, inquinamento ridotti ad un nemico unico fanno meno paura, e ci sente già ad un passo dalla “cura”. Basta evitare gli zuccheri raffinati e preferire il miele integrale, giusto? No, purtroppo, no.
Le risposte semplici a problemi complessi dovrebbero però far già dubitare, perché dovremmo invece accettare che le questioni sanitarie e ambientali richiedono soluzioni multifattoriali, graduali, spesso imperfette, che guardano prima di tutto al bene collettivo e non solo a quello del singolo. Ecco perché quando si affrontano temi come questo, salute o nutrizione, non c’è il bianco e il nero, ma spesso solo infiniti dipende [e qui cito Ci Vuole una Scienza, podcast scientifico prodotto da il Post].
Non dare certezze però è poco sexy, soprattutto se scrivi di articoli lifestyle e altre frivolezze. Gli articoli lunghi sono laboriosi, da leggere e da scrivere, serve farsi un sacco di domande e andare a caccia delle persone giuste per dare risposte che siano il più possibili corrette, circostanziate, non faziose o ignoranti. Con foster vogliamo fare del nostro meglio per affrontare temi futili come rossetti e creme idratanti, ma in modo serissimo, applicando quel minimo di alfabetizzazione richiesta per capire che cosa significa una correlazione, come funziona uno studio clinico, cosa vuol dire “consenso scientifico”, la differenza fra un cosmetico e un farmaco, fra sintetico e naturale. Se è naturale è sicuramente meglio, obietterà fra i denti ora qualcuno. Anche la cicuta lo è. E molto di quello che ci circonda (campi, boschi, frutti, verdure, animali) e che chiamiamo creato sono il frutto del lavoro e dell’ingegno umano. Le mele che mangiamo, i cani che accarezziamo, i paesaggi che vediamo sono il frutto della mente umana. Sono naturali o artificiali? Dipende.