Mescolare non significa accumulare, ma trovare un equilibrio fra stili eterogenei, oggetti provenienti da epoche e geografie distanti. Per raccontare in ogni dettaglio la personalità e la storia di chi abita lo spazio, come in questa casa a Vicenza.
C’è design e vissuto, ci sono arredi scelti e oggetti regalati, altri si sono aggiunti nel corso del tempo o sono arrivati quasi per caso ma hanno trovato posto con estrema naturalezza. Una casa può essere un ambiente asettico e senz’anima, o la rappresentazione di uno stile unico, una trama stratificata di estetiche ed emozioni molteplici, che si costruisce nel tempo e racconta, giorno dopo giorno, l’evoluzione di chi la abita. Lontano dagli ideali impeccabili dei cataloghi, la bellezza vera di una casa sta nel trasmettere l’essere viva e autentica, personale e al contempo accogliente, eclettica ma coerente. Il segreto? La capacità di mescolare stili, epoche, ispirazioni con un’armonia calibrata e, soprattutto, senza eccedere (perché il confine con il kitsch è sottile, a meno che non sia una scelta stilisticamente consapevole).
L’equilibrio dei contrasti
In una villa privata nella provincia di Vicenza prende vita un esempio perfetto di questo equilibrio. Il proprietario, Fulvio Orsanelli, ha fatto della contaminazione una virtù, dell’osare una tecnica. Il risultato è una residenza che parla più lingue – della memoria, del design, della funzionalità, dell’arte – senza mai alzare la voce. L’ingresso accoglie con una statua di Doraemon in scala 1:1, un piccolo assaggio dell’extra-ordinario che ci aspetta oltre la soglia. Basta addentrarsi infatti per scoprire un universo decorativo che strizza l’occhio all’Oriente quanto all’ Occidente, attraversando le epoche, dalla storia antica fino alla space age.
Ecco allora statue buddiste e di autentici samurai accanto a uomini in tuta spaziale, quadri che risalgono all’Ottocento alternati a ritratti in stile Andy Wharrol, tappeti persiani che cedono il passo a intrecci iper-contemporanei come il Palmette Lazer Cannon di cc-tapis, e ancora, gli iconici arredi di Edra, sofisticati e provocatori, insieme allo specchio di Poltronova, interprete radicale degli anni ’70, e ai complementi firmati Altreforme con il loro spirito pop.

Il racconto di una vita
Ogni elemento ha una ragione d’essere, parte di una narrazione più ampia fatta di contrasti e sinergie inaspettate. «Il fil rouge del progetto è questa idea di mixare antico e moderno, ma anche unire molte delle mie passioni, come l’antiquariato con gli anime e i manga giapponesi – mi racconta Flavio – La casa doveva quindi riflettere appieno la mia personalità e dare spazio al racconto di una vita». Ne deriva dunque una tavolozza un po’ coraggiosa, vivace, audace. Lo si percepisce in ogni stanza, in ogni spazio di questi 400 metri quadrati. Del casale che era in origine è rimasta una minima traccia visibile, l’architettura è stata infatti restaurata e riportata a nuova vita, ma il passato dell’edificio si evince dall’alto soffitto che crea un tunnel di luce verticale lungo i tre livelli, a cui si affaccia il corridoio del primo piano che conduce alla zona notte e il soppalco destinato a sala giochi e relax.
Arredamento come stile di vita
L’arredamento diventa così parte di uno stile di vita. Questa casa dimostra che la vera bellezza sta nella libertà di scegliere ciò che ci rappresenta davvero. Che si tratti dello splendido divano Pack di Edra, dalla forma di un orso sdraiato su un iceberg, o della statua di Super Mario. «Mi considero un esteta, quindi per me è importante che ogni pezzo d’arredo, di arte e di decorazione, mi possa riempire gli occhi e l’anima. Così è stato creato tutto questo progetto». Gli arredi di Edra sono stati il vero punto di partenza, considerati «più opere d’arte che di design» secondo Flavio. «Avevo acquistato un divano Edra per un’altra mia casa ed ero rimasto affascinato da questa azienda, per lo stile unico, la cultura che hanno nella progettazione, nel comfort ricreato con i loro “cuscini intelligenti”.
Qui allora ho voluto scegliere prima gli arredi e attorno ho creato il resto». Troviamo la Rose Chair, la poltrona Favela dei fratelli Campana, le sedie Ella e Gina di Jacopo Foggini, la madia Scrigno fino alla collezione A’mare che arreda il patio esterno. Non tutto però è stato acquistato ex novo, molto di quello che la casa custodisce deriva dalle sue collezioni d’arte private, dai numerosi viaggi realizzati nel corso degli anni, dalle visite appassionate in gallerie disseminate fra Parigi e Londra, degli innumerevoli acquisti nei mercatini vintage e di antiquariato – a partire dal mercatino di Piazzola sul Brenta – e sulla piattaforma di 1StDibs.
Senza accumulare
Ma attenzione, mescolare non significa accumulare. Qui entra in gioco un senso innato per l’equilibrio. L’eccesso è evitato con eleganza, e anche gli elementi più eccentrici trovano una loro sobrietà nel contesto generale. C’è spazio, respiro, luce. Ogni stanza ha un suo ritmo, una sua atmosfera, ma il fil rouge si percepisce sempre. Questa villa è un omaggio alla libertà di espressione e al coraggio di uscire dagli schemi. A dimostrazione che ciò che conta affinché una “casa” si possa chiamare tale è la capacità degli oggetti di suscitare emozioni e narrare storie.