Ex-ospedali psichiatrici, architetture moderniste, aeroporti, uno stadio e una centrale idroelettrica. Alle Giornate FAI di Primavera si possono visitare edifici brutalisti e palazzi novecenteschi che raccontano la nostra storia più recente – e molti restano aperti sempre. 

Una rondine non fa primavera ma le Giornate Fai sì, perché da oramai 34 anni segnano l’inizio della bella stagione con un week-end all’insegna del patrimonio architettonico italiano. Dalla prima edizione nel 1993 hanno accolto più di 13milioni di visitatori, aperto oltre 17mila luoghi. Nel 2026 saranno 780 i luoghi visitabili in 400 città e 20 regioni ma fra le tappe non ci sono solo ville storiche, giardini fioriti, ville liberty, borghi, castelli (alberi e glicini secolari persino) ma anche luoghi più inconsueti per l’immaginario del Bel Paese: due aeroporti, un faro, una centrale idroelettrica, uno stadio e luoghi dell’innovazione e della ricerca.

L’Italia non è solo un paesaggio bucolico da cartolina e nel suo patrimonio culturale da preservare ci sono anche lasciti novecenteschi che raccontano di un passato meno remoto e più industriale, moderno, spesso modernista.

L’Italia non è solo un paesaggio bucolico da cartolina e nel suo patrimonio culturale da preservare ci sono anche lasciti novecenteschi che raccontano di un passato meno remoto e più industriale, moderno, spesso modernista – per alcuni brutale. Che a volte neanche consideriamo tale. Le “Giornate FAI di Primavera” sono infatti uno strumento con cui il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS dal 1975 esercita la sua missione di educazione della collettività alla conoscenza e alla tutela del nostro patrimonio, perché sia per sempre e per tutti. Alcuni degli indirizzi sotto riportati sono beni FAI, quindi aperti grazie ai volontari e prenotabili tutto l’anno tramite il loro sito, altri sono beni privati o pubblici che aprono le loro porte raramente, e in occasione delle Giornate FAI di Primavera. L’ingresso è libero ma su sottoscrizione volontaria per sostenere la missione della Fondazione con una donazione – il modo migliore è iscriversi annualmente. L’elenco dei luoghi aperti e modalità di partecipazione su www.giornatefai.it.

Palazzo delle Finanze, Milano 

All’incrocio tra via Manin e via della Moscova, fu costruito negli anni Trenta del Novecento allo scopo di raggruppare i numerosi uffici che si occupavano di tasse e imposte e che fino a quel momento erano situati in sedi sparse per la città. Progettato dal Genio Civile con il coordinamento dell’architetto Eugenio Marelli, si caratterizza per il monumentale ingresso in travertino bianco sormontato al centro da una torretta che intende evocare i campanili di età comunale. Sul fastigio sono collocate quattro statue che simboleggiano la Finanza, il Lavoro, lo Stato e la Legge. Con l’apertura primaverile del FAI il palazzo sarà visibile per l’ultima volta prima di un’ampia ristrutturazione e del trasferimento degli uffici, in un percorso che prevede l’accesso al caveau dove saranno esposti alcuni cimeli della storia finanziaria milanese e al rifugio antiaereo, mai aperto prima. Si visiteranno inoltre le parti monumentali del grande edificio e il cortile con la “loggia della fortuna”, dove avvenivano le estrazioni del lotto, per terminare nel grande salone dell’ex Catasto.

Giornate fai di primavera: non solo ville e giardini, ma cemento, stadi e architetture che non ti aspetti

Villa del Dosso, Somma Lombardo (VA)

La Tenuta del Dosso si colloca nel contesto della brughiera lombarda, poco fuori l’abitato di Maddalena, nel Parco del Ticino in un paesaggio caratterizzato dalla presenza di fauna selvatica e alberi storici. Fu realizzata dall’architetto Piero Portaluppi tra il 1932 e il 1934 per la sorella Adele e il marito Umberto Quintavalle – i cui eredi ne sono ancora proprietari – è considerata tra le opere maggiori del grande architetto, e ne riflette il gusto eclettico e la grande attenzione ai più minimi dettagli: pensata come dimora di caccia, combina una forma elegante ma sobria con spazi interni raffinati e “studiate trasparenze” che ne consentono l’integrazione con il paesaggio naturale. L’edificio conserva numerosi arredi ed elementi decorativi disegnati dall’architetto, con un uso attento di materiali pregiati e soluzioni che fondono comfort e cura per il particolare, in una vera “opera d’arte totale”; originali dell’epoca anche gli arredi fissi delle cucine e della lavanderia. In occasione delle Giornate FAI, Villa del Dosso aprirà eccezionalmente le sue porte al pubblico, per una visita esclusiva a partire dal parco, popolato da daini e cerbiatti, in cui si trova il casino di caccia e una piccola cappella votiva, per giungere alla corte centrale, al giardino retrostante con piscina, e agli ambienti interni.

Giornate fai di primavera: non solo ville e giardini, ma cemento, stadi e architetture che non ti aspetti

Ex Ospedale Psichiatrico Provinciale, Padova

Progettato dall’architetto Francesco Sansoni alla fine del XIX secolo, periodo di trasformazioni nell’idea di cura delle malattie psichiatriche. La struttura fu inaugurata nel 1907 come “Nuovo Manicomio Provinciale”, in sostituzione di precedenti sedi, e si distinse subito per l’abolizione di tutti i metodi di contenzione fisica e per la terapia occupazionale, propedeutica al recupero dell’autonomia e del benessere. Il complesso funzionava come una comunità autosufficiente, con reparti di degenza, laboratori, officine, spazi agricoli e servizi interni. Nel corso del ‘900 l’ospedale fu progressivamente ampliato per rispondere all’aumento del numero di pazienti e rimase attivo fino alla chiusura, nel 1996. La struttura si presenta tuttora come un complesso a padiglioni, realizzati con strutture semplici e funzionali, caratterizzate da volumi regolari e ampie finestre per favorire l’illuminazione naturale e la ventilazione. Lo stile architettonico riflette un eclettismo sobrio, con attenzione prioritaria agli aspetti igienico-sanitari piuttosto che alla decorazione. Durante le Giornate FAI di Primavera sarà possibile scoprire, in maniera inedita, i luoghi e le storie del complesso, di proprietà della USLL, che divenne il primo ospedale psichiatrico moderno in Italia e uno dei più avanzati d’Europa. Le visite riguarderanno anche il Salone principale, eccezionalmente aperto, sede di manifestazioni teatrali e scuola di formazione per infermieri addetti alla cura dei malati psichiatrici, riccamente decorato e che raccoglie un vasto numero di strumenti medici dell’epoca e materiale iconografico.

Giornate fai di primavera: non solo ville e giardini, ma cemento, stadi e architetture che non ti aspetti

Fondazione Bisazza, Montecchio Maggiore (VI)

Inaugurata nel giugno 2012, è un sorprendente spazio espositivo dedicato al dialogo tra design contemporaneo e uso artistico del mosaico. Organizzazione privata non profit, nata per volontà di Piero e Rossella Bisazza, figli del fondatore dell’omonima azienda produttrice di tesserine per mosaici di vetro, la fondazione ospita una collezione permanente, mostre temporanee e offre al pubblico un ricco calendario di eventi. L’edificio che la accoglie è nascosto da un’alta siepe di bambù. Il recupero architettonico, firmato dall’architetto Carlo Dal Bianco, ha trasformato gli antichi spazi produttivi aziendali in gallerie luminose e minimaliste, ideali per le vibranti opere colorate. Nel corso degli anni, la collezione ha continuato ad ampliarsi e nel 2015 è stata inaugurata anche una nuova area espositiva dedicata alla fotografia d’architettura. Durante la visita si avrà modo di passeggiare tra le sale della collezione permanente, che testimonia in maniera straordinaria la versatilità della tecnica musiva, là dove si incontrano il savoir-faire di Bisazza e la creatività di architetti e designer contemporanei come Alessandro Mendini, Fabio Novembre, Patricia Urquiola, Ettore Sottsass, John Pawson, Richard Meier, Marcel Wanders e molti altri. 

Giornate fai di primavera: non solo ville e giardini, ma cemento, stadi e architetture che non ti aspetti

Memoriale Brion, Altivole (TV)

Il Memoriale Brion, donato al FAI da Ennio e Donatella Brion, fu commissionato nel 1969 dalla loro madre Onorina Brion Tomasin, in memoria del marito defunto, Giuseppe Brion, nato a San Vito di Altivole, fondatore e proprietario della Brionvega, azienda di punta nella produzione di apparecchi elettronici di design del secondo Dopoguerra. Ultima opera di Carlo Scarpa, tra le sue più complesse, originali, significative e care, fu realizzato tra 1970 e 1978, si trova immerso nella campagna trevigiana, sullo sfondo delle colline di Asolo, ai margini del paese di San Vito d’Altivole e a ridosso del suo piccolo camposanto. Tra prati appena punteggiati di verde e solcati da canali con vasche coperte di ninfee, disegnati in geometriche forme che rievocano paradisi islamici e giardini giapponesi, sorgono quattro edifici. Oggi Bene FAI. 

Giornate fai di primavera: non solo ville e giardini, ma cemento, stadi e architetture che non ti aspetti

Negozio Olivetti, Venezia

Sotto i portici delle Procuratie Vecchie, si apre un piccolo locale d’angolo che nel 1957 Adriano Olivetti individuò come sede per uno spazio di rappresentanza che sapesse trasmettere i valori culturali dell’azienda in un contesto dove modernità e innovazione convivessero nel rispetto dell’ambiente storico. L’impresa fu affidata al veneziano Carlo Scarpa. Il risultato è un mirabile equilibrio tra funzionalità ed eleganza con straordinaria scala centrale, quasi sospesa nel vuoto, che si offre alla vista come un capolavoro di leggerezza e dinamismo. Un progetto di grande portata espressiva e culturale che, dopo anni di abbandono, è stato restituito alla città ed è oggi Bene FAI. 

Fai beni giornate fai di primavera

Colonia Marina Stella Maris, Montesilvano (PE)

L’ex colonia “Stella Matutina”, conosciuta anche come “Stella Maris”, venne costruita tra il 1938 e il 1939 su progetto dell’architetto Francesco Leoni e dell’ingegnere Carlo Liguori e nacque con l’intento di accogliere e ospitare bambini per soggiorni estivi e attività educative. Venne inaugurata nel 1939, anno in cui accolse i primi 200 ospiti. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu trasformata in ospedale, mentre tra gli anni ’60 e ’80 le Suore Riparatrici del Volto Santo ripresero la funzione originaria della colonia. In seguito l’edificio rimase quasi sempre chiuso, salvo rare iniziative culturali, ed è oggi al centro di un importante intervento di recupero, giunto alle fasi finali, che lo vedrà diventare sede di laboratori tecnologici e centri di ricerca scientifica dell’Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara, a cui il bene è stato dato in concessione nel 2001 dalla Provincia di Pescara. L’apertura nelle Giornate FAI di Primavera, ingresso riservato agli iscritti FAI, permetterà di accedere eccezionalmente all’ex colonia, rinnovata, prima dell’inaugurazione che si terrà ad aprile.

Fai beni giornate fai di primavera

Saline Conti Vecchi, Assemini (CA)

Sui 2700 ettari dello stagno di Santa Gilla si estendono le saline più longeve della Sardegna: da quasi 90 anni, uomo e natura lavorano qui in perfetta sinergia grazie alla lungimirante impresa dell’Ing. Conti Vecchi che, alla fine degli anni ’20, realizzò un ambizioso progetto per bonificare lo stagno impiantandovi una colossale salina e contribuendo così allo sviluppo economico e sociale di questa zona depressa ai margini della città. Ne nacque una realtà industriale florida, virtuosa e all’avanguardia: un impianto produttivo eco-sostenibile e autosufficiente intorno al quale orbitava una ‘comunità del sale’ dotata di case, scuole e strutture ricreative per le famiglie di proprietari, dirigenti e operai che convivevano nel villaggio di Macchiareddu. Oggi Bene FAI, sono un salto nel tempo in cui immergersi percorrendo gli ambienti storici di Direzione, Uffici e Laboratorio chimico, ripristinati nell’aspetto originale, così com’erano negli anni ‘30. 

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Idrovora di Sassu, Arborea (OR)

Inaugurata nel 1934, per la bonifica di Arborea, un tempo Mussolinia di Sardegna, si caratterizzava per la sua altezza e per le forme moderniste che la rendevano assai differente dalla contemporanea idrovora di Luri. Il prosciugamento dello stagno di Sassu aveva rivelato un terreno paludoso e sabbioso, dal quale era necessario drenare e raccogliere acque stagnanti e malariche. Ciò obbligò a ricorrere all’uso del cemento armato nelle strutture dell’idrovora, che divenne l’emblema della seconda fase della bonifica integrale nella piana di Terralba. L’edificio, opera dell’ingegnere Flavio Scano, denota soluzioni innovative, proprie del Futurismo e del Razionalismo, con riferimenti di matrice politica; i corpi di fabbrica asimmetrici mescolano forme curvilinee e lineari, movimentati da cornici, balaustre ed elementi funzionali interpretati con senso sobriamente decorativo. La visita proposta durante le Giornate FAI ha un carattere eccezionale, poiché la struttura è ancora in funzione e dunque solitamente chiusa per i non addetti ai lavori. Saranno accessibili spazi mai aperti al pubblico e il percorso sarà impreziosito dai racconti di ingegneri, storici dell’arte, architetti, tecnici e biologi, capaci di restituire il respiro storico, architettonico e funzionale di questo impianto idrico strategico, da cui si gode una splendida vista sullo stagno di S’Ena Arrubia.

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Casa L’Orto Sol LeWitt, Praiano (SA)

Costruita nel ‘700 dagli antenati di Carol LeWitt, moglie dell’artista americano Sol LeWitt, tra i fondatori dell’arte concettuale, la sua bellezza e il senso di pace che si respira tra le sue mura conquistarono immediatamente l’artista quando iniziò a frequentarla, intorno alla metà degli anni ’70. Ne restaurò gli ambienti, creando anche un orto biologico. Lungo i tredici terrazzamenti che circondano le abitazioni, Sol LeWitt realizzò due grandi murali interni, che non vide mai ultimati: sono stati completati il giorno della sua morte, avvenuta l’8 aprile 2007 a New York. Casa L’Orto è oggi gestita da Marea Art Project, il programma di residenze artistiche ideato da Imma Tralli e Roberto Pontecorvo, centro di ricerca e piattaforma curatoriale per la sperimentazione e la produzione artistica contemporanea della Costiera Amalfitana.

Giornate fai di primavera: non solo ville e giardini, ma cemento, stadi e architetture che non ti aspetti

Stadio Maradona, Fuorigrotta Napoli

In uno dei quartieri più popolati della città, inaugurato nel 1959 come Stadio del Sole, poi Stadio San Paolo e nel 2020 Stadio Diego Armando Maradona. Il progetto iniziale, affidato all’architetto Carlo Cocchia, prevedeva la realizzazione di un singolo anello, a cui ne fu successivamente aggiunto un altro al di sotto del livello stradale. Gli spalti in travertino erano affacciati sul campo da gioco e su una pista di atletica a sei corsie. In occasione del Campionato Europeo di calcio (1980) e del Campionato Mondiale di calcio (1990) l’impianto fu ristrutturato con la costruzione della copertura e della nuova tribuna stampa e il riammodernamento della pista di atletica. Venne poi aggiunto un terzo anello, chiuso però nel 2004 a causa delle vibrazioni percepite nell’area circostante. La visita proposta durante le Giornate FAI di Primavera, particolarmente significativa nell’anno in cui si celebra il centenario della Società Sportiva Calcio Napoli, offrirà – oltre al racconto della storia urbanistica del quartiere, dell’importanza della costruzione dello stadio e delle sue caratteristiche architettoniche – l’eccezionale possibilità di osservare da bordo campo il terreno di gioco e di percorrere il cosiddetto “Miglio Azzurro”, il tratto che comprende gli spogliatoi della squadra avversaria, le aree dedicate alla preparazione pre-gara con la mini piscina per gli atleti, la sala stampa e gli ambienti destinati alle interviste.

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Teatro Margherita, Bari 

Edificato tra il 1912 e il 1914 come una costruzione palafitticola su pilastri in cemento armato sul tratto di mare prospiciente il cosiddetto “giardino Margherita”. Rappresentava la risposta ingegnosa al divieto di costruire altri teatri sul territorio barese al di fuori del Teatro Petruzzelli e la sua storia riassume emblematicamente l’evoluzione del gusto dei cittadini per i luoghi di spettacolo e di ritrovo dai primi anni del secolo scorso ai giorni nostri. La sala iniziò a essere utilizzata anche per proiezioni cinematografiche a partire dal 1922; danneggiato dagli eventi bellici e dall’occupazione degli americani, il teatro venne poi riconsegnato alla Società Orfeo che lo adibì esclusivamente a cinema fino al 1979, quando l’immobile ritornò nella disponibilità del Demanio marittimo. Dopo un periodo di abbandono, il teatro è stato interessato un recupero appena completato che renderà il Margherita uno spazio in grado di ospitare manifestazioni d’arte e mostre, teatro e danza, musica e spettacoli. In occasione delle Giornate FAI si potrà accedere all’edificio e apprezzare, in anteprima, la struttura e la decorazione fresche di restauro e non ancora mostrate al grande pubblico: la riconfigurazione del basamento, il nuovo ingresso, la cupola della sala di stile tardo-Liberty, la Torre scenica, la platea e il foyer.

Fai beni giornate fai di primavera