La storia del gin fra alti e bassi, Martini presidenziali a Jalta, James Bond e Hollywood, fino alla gin renaissance di fino Novanta che lo ha reso libero. Di essere anche fatto apposta per chi il Martini lo ama Dirty
Per l’IBA il Martini è a base gin con vermuth e garnish a piacere fra scorza di limone e olive, ed è per definizione Dry, con poco vermuth. Esiste poi il Vesper Martini, che prevede sia gin che vodka, più del Lillet, come piaceva a James Bond. Può avere un Lemon Drop, essere Espresso, French o Porn, ma il Martini ufficialmente non è mai Dirty – “sporcato” della salamoia delle olive. Nonostante questo è il modo in cui lo bevono molti amatori, tanto da aver dato vita a gin dedicati.
Il gin fra alti e bassi della storia
Il gin nasce come rimedio medico nell’Europa medievale, con radici nell’Italia della Scuola Medica Salernitana. Il suo precursore fu il jenever olandese, sviluppato nel XVII secolo come tonico curativo, proprio grazie alla distillazione del ginepro, diffusosi da lì all’Inghilterra come esotico status symbol per le classi più abbienti. Si diffuse poi così tanto, durante quello che viene definito Gin Craze, fino a diventare una bevanda economica e diffusa tra le classi popolari – non avendo alcun affinamento in botte – e persino pericolosa, tanto da venire completamente abbandonata dall’aristocrazia. Torna a diventare un raffinato elisir d’élite tra l’Ottocento e il Novecento, da sorseggiare in eleganti Gin Palace, lasciando invece alla classe operaia il consumo di birra. I soldati britannici lo allungavano con l’acqua tonica, ricca di chinino, per prevenire la malaria, mentre la bevuta più elegante era quella in purezza.
Il Martini, un codice di stile
L’invenzione del Martini però è avvenuta negli Stati Uniti, chi dice in California con il nome di Martinez, chi grazie a Martini & Rossi, altri lo devono ad un barman italiano soprannominato Martini. Poco importa, la nascita del Dirty Martini la si fissa agli inizi del 1900 quando il bartender John O’Connor di New York ebbe l’intuizione di aggiungere la salamoia delle olive per ammorbidire il profilo del drink. Negli anni Trenta questo modo di servirlo divenne famoso a livello mondiale soprattutto per essere stato il cocktail preferito del presidente americano Franklin Delano Roosevelt che se lo preparava da solo e, così racconta la storia, ne fece uno anche a Stalin durante la conferenza di Jalta. A proiettare il Martini nel mondo sarà però il cinema, ben prima di James Bond, nel 1934, con il film L’uomo Ombra con William Powell e Myrna Loi in cui i due detective della upper class bevevano Martini, consacrandolo ad elemento di stile e di eleganza. “Il Martini è molto più di un cocktail: è un codice fatto di glamour, precisione, identità e momenti condivisi. Questa mostra esplora gli elementi, le persone, i luoghi e i gesti che convergono per dare vita a un vero e proprio universo Martini”, afferma Agostino Perrone, Director of Mixology presso il multipremiato Connaught Bar di Londra e fotografo per diletto, autore della mostra itinerante Martini Icons, un viaggio in cui il Martini cocktail diventa dichiarazione di stile, espressione di carattere e simbolo senza tempo, legato non solo al liquido che lo caratterizza ma anche ad occasioni, luoghi, persone – fra cui tre fotografie inedite in Italia commissionate da Belvedere Vodka.

Oltre il London Dry, cetrioli e rose
Le Gin Craze fanno parte della storia, vanno e vengono. I film di James Bond fecero la fortuna del Martini, almeno nel mondo anglosassone, fino ad declino dei consumi di gin negli anni Ottanta, in cui a farla da padrona fu la vodka, nei long drink ma anche in eleganti Vodkatini. Alla fine degli anni Novanta Sex and the City riporterà in auge i cocktail classici ma a far rinascere il gin alla fine degli anni Novanta è una distilleria di Girvan, sud Ayrshire, Scozia, grazie al gin tonic. Negli anni ’60, il proprietario Charles Gordon aveva acquistato all’asta due rari alambicchi storici e nel 1988 arruola la Master Distiller Lesley Gracie con un obiettivo: creare un distillato unico combinando i due alambicchi per ottenere un gin insolitamente morbido. Nel 1999 arrivò la svolta: i due artigiani riuscirono a creare una ricetta che univa le classiche botaniche del gin a una bizzarra, ma vincente: una infusione finale di cetrioli freschi e petali di rosa damascena. Fino ad allora a farla da padrone erano i London Dry Gin, frutto di una distillazione senza aggiunte di aromi successivi, mentre il nuovo Hendrick’s sdoganava questa pratica e una caratterizzazione mai vista prima. Ci ha raccontato Lesley Gracie – a Milano per il lancio di Another Hendrick’s, con note di cacao – «Abbiamo lanciato Hendricks in un momento di calo di popolarità alla fine degli anni Novanta usando due ingredienti molto britannici come le rose dei nostri giardini e i cetrioli dei sandwich del tea time, per creare qualcosa di diverso, mai visto prima» racconta. Oggi che il gin ha qualunque colore, sapore ed è profumato di qualunque ingrediente sembra fantascienza. «Opportunità: Hendrick’s con la sua visione ha dato nuove opportunità al mercato e ai produttori, gli ha dato il coraggio di esplorare nuove botaniche di creare prodotti per nuove categorie di clienti in un mondo dominato allora dalla vodka. Ha smosso il mercato, ha aperto una strada» le fa eco la Global Brand Ambassador Ally Martin. Nel 2003 il Wall Street Journal premia Hendrick’s come miglior gin al mondo e il rito del Gin Tonic cambia per sempre, sostituendo la classica fetta di limone con una fetta di cetriolo.

La nuova Gin Craze del gin tonic
Il gin allora era un distillato quasi dimenticato e destinato a un consumo basico in “bevande da discoteca” economiche. Poi l’arrivo di Gin Mare nel 2007 il gin tonic diventa definitivamente un cocktail ricercato, servito nell’iconica copa balón con botaniche ed erbe aromatiche come ganish – nel loro caso, rosmarino. Dal 2010 sulla loro onda inizia un nuovo Gin Craze, un decennio di esplosione dei gin artigianali con la crescita costante di brand locali e prodotti sempre più premium. Oggi il mercato è ancora in crescita costante, e seppure i volumi li continuino a fare i marchi storici e internazionali, l’innovazione continua grazie a ingredienti biologici a chilometro zero, alternative analcoliche (i cosiddetti gin 0.0) e prodotti di super nicchia, Distilled Gin dalle aromatizzazione creative o London Dry per veri amatori, come i gin ad hoc per i Dirty Martini, le cui botaniche richiamano la sapidità: foglie e frutti di olive, capperi, cetriolini. Una di queste storie è quella di Simon Mordant, imprenditore, filantropo e appassionato collezionista d’arte, che con la moglie Catriona Mordant e i figli coltiva da oltre vent’anni un legame profondo con l’Umbria, a cui hanno voluto dedicare due gin, che è sono stati anche main sponsor della Biennale d’Arte di Venezia 2026. Uno per fare il gintonic, uno per gli appassionati di Martini.
Come si prepara un Martini
Mescolato o shakerato? Mescolato in un mixing glass per renderlo ghiacciato, e poi filtrato oppure come vuole il grande barman, The Maestro Salvatore Calabrese, lasciando la bottiglia in freezer per versare il gin liscio direttamente nel classico bicchiere a cono, con qualche goccia di salamoia, a piacere, e un’oliva di garnish. Il bicchiere caratteristico, un cono a forma di V con un lungo stelo sottile, debuttò invece nel 1925 all’Esposizione Internazionale di Arti Moderne e Decorative di Parigi, che sia lui o una coppetta, basta che sia ghiacciata.
I gin per Martini Dirty
Un dry gin distillato con foglie d’olivo, olive e olio d’oliva provenienti da antichi uliveti italiani umbri. Dal finale lungo, sapido, con una calda persistenza e un tocco di erbe mediterranee. Premiato con la Medaglia D’Oro alla World Spirits Competition di San Francisco e la Medaglia D’Oro ai World Gin Awards.
Il primo gin al mondo distillato con veri cetriolini sottaceto, coltivati e raccolti a mano in Borgogna dalla Maison Marc. Edizione ultra-limitataFresco e salino, con note erbacee, ginepro e un finale sottile di senape.
Un gin di solo ginepro, senza botaniche aggiunte, 50% di ginepro comune, 50 % di ginepro fenicio, una specie autoctona che cresce spontaneamente sulla costa pantesca in due livelli di maturazione.
Con una gradazione alcolica inferiore rispetto a quella di un gin tradizionale (20% vol.) con botaniche come alghe marine distillate sottovuoto e acqua del Mar Mediterraneo italiano, elementi che definiscono il carattere costiero del gin, e del Martini.
Il primo gin siciliano realizzato con olive Nocellara dell’Etna e olio extra vergine d’oliva Monte Etna DOP: un omaggio al territorio dell’Etna e un richiamo ad un drink leggendario: il Dirty Martini.
Gin spagnolo molto erbaceo in cui vengono distillate le botaniche del Mediterraneo come olive Arbequina, rosmarino, basilico, timo. Perfect serve, oltre al gin tonic, il Very Dirty Maretini.
Da Ascoli Piceno, patria delle olive all’ascolana, un gin prodotto dalla storia farmacia Rosati con botaniche come foglie di ulivo, anice verde di Castignano, ginepro, alloro, rosmarino e scorza d’arancia.