Gli Edit CULT tornano a Napoli: otto progetti site-specific intrecciano design, arte e architettura, creando un dialogo diretto con tre luoghi simbolo dei Musei Nazionali del Vomero: Certosa di San Martino, Castel Sant’Elmo e Villa Floridiana.

Sette edizioni alle spalle, una mappa di luoghi che racconta la città pezzo dopo pezzo. Edit Napoli torna dal 10 al 12 ottobre 2025 e cambia prospettiva: dalla Santissima, nuovo centro della fiera, alle tre sedi messe a disposizione dai Musei Nazionali del Vomero – partner dell’edizione: Certosa di San Martino, Castel Sant’Elmo e Villa Floridiana. Una verticalità fisica e simbolica, che porta a guardare Napoli dall’alto, con la distanza necessaria per comprenderne ancor di più la totalità e dar vita a un nuovo capitolo della manifestazione, in cui patrimonio, arte e design si uniscono in uno scambio costante tra passato, presente e futuro. Dal 2019 Edit dà forma a mappe e percorsi inediti della città. Il programma Cult ne è il motore propulsore: otto progetti speciali site-specific che ogni anno trasformano luoghi simbolici di Napoli – alcuni solitamente chiusi al pubblico – in spazi di sperimentazione.

Nel tempo, questa pratica ha dato forma a una nuova memoria urbana, tanto per i local che per gli esperti e appassionati di design. Le location, e questo vale sin dalla prima edizione di Edit, non fanno mai da semplici scenografie: vengono riattivate dal progetto che le abita, lasciando un segno che si sedimenta nelle edizioni successive. Come sottolineano le fondatrici, Domitilla Dardi ed Emilia Petruccelli, il percorso di Edit «non consiste soltanto nello spostarsi da un luogo all’altro, ma anche in una presa di coscienza della mappatura che il design ha saputo tracciare sulla città». Una memoria work in progress che tiene insieme comunità, artigianato e patrimonio culturale, e che ridisegna di volta in volta il rapporto tra Napoli e i suoi spazi.

Non siamo più nel centro storico. Saliamo in collina e dall’alto abbiamo una visione di quello che è stato creato negli anni.
Domitilla Dardi ed Emilia Petruccelli, fondatrici di Edit Napoli.

Il design che rivela la vera napoli in tre tappe cult
Certosa di San Martino, Refettorio.
Courtesy Direzione regionale Musei nazionali Campania, Ministero della Cultura.

Certosa Di San Martino

Costruita nel 1325, domina il colle del Vomero con i suoi chiostri e i giardini panoramici. Il complesso ospita il Museo Nazionale di San Martino, che conserva opere, sculture e testimonianze della città, offrendo una delle vedute più spettacolari sul golfo di Napoli.

Alvaro Catalán de Ocón “PET Lamp Gurunsi: Shadows, textile and the Frafra weavers”

Nel Chiostro dei Procuratori, Álvaro Catalán de Ocón presenta l’evoluzione più recente del progetto PET Lamp. Nato dall’incontro con le tessitrici ghanesi del popolo Frafra, trasforma bottiglie di plastica in lampade uniche che in questa occasione acquisiscono una dimensione architettonica. Il progetto prende forma di un arazzo sospeso che va oltre la funzione d’uso e  richiama i complessi familiari Gurunsi: forme circolari e intrecci che, attraversati dalla luce, producono giochi d’ombra, trasformando il manufatto in un manifesto collettivo di autenticità.

Azucena – Unseen Visions

Il Refettorio della Certosa accoglie il progetto di Azucena, storico marchio fondato nel 1947 da Luigi Caccia Dominioni e oggi parte del gruppo B&B Italia. Due architetti contemporanei – i cui nomi saranno rivelati all’opening – si confronteranno in un “faccia a faccia” progettuale: lo spazio sarà suddiviso in due allestimenti speculari e autonomi, ciascuno pensato come interpretazione distinta della raffinata artigianalità delle collezioni Azucena. Un esercizio che mette in evidenza la capacità del marchio di stimolare letture sempre nuove.

Bethan Laura Wood per Poltronova – Terrazzo Quarry

“Terrazzo Quarry”, seduta progettata dalla designer Bethan Laura Wood, segna un passaggio inedito per l’azienda toscana Poltronova: per la prima volta un progetto non proveniente dall’archivio entra in catalogo. Protagonista dell’installazione concepita per EDIT CULT, la seduta ha una forma organica e giocosa che evoca un paesaggio imbottito, rivestito da un tessuto originale ideato dalla designer. Il motivo, ispirato al terrazzo veneziano, è reinterpretato in maniera radicale: le pietre sembrano galleggiare sul tessuto con un’apparente casualità che si rivela, invece, rigorosamente compositiva. Una scelta che conferma l’anima eclettica e visionaria di Poltronova e il desiderio di aprirsi a nuove prospettive.

Il design che rivela la vera napoli in tre tappe cult
Castel Sant’Elmo. Vista dalla rampa di accesso.
Courtesy of Direzione regionale Musei nazionali Campania, Ministero della Cultura.

Castel Sant’Elmo

Castel Sant’Elmo, realizzato nel XVI secolo come fortezza a pianta stellare, si trova nel punto più alto del Vomero. La sua posizione permette di osservare l’intero golfo e la città sottostante. Al centro si apre la grande Piazza d’Armi, oggi usata per mostre ed eventi culturali.

Luca Boscardin per Magis – Animal Factory

La Piazza d’Armi di Castel Sant’Elmo si trasforma con Animal Factory, il playground a cielo aperto ideato da Luca Boscardin e prodotto da Magis in collaborazione con Metalco. Una giraffa, un coccodrillo, un gorilla e un dinosauro prendono forma da tubi d’acciaio piegati e colorati, in sculture stilizzate che cambiano a seconda dello sguardo: da alcune angolazioni appaiono astratte, da altre si rivelano per le figure amichevoli che sono. Un progetto che stimola l’interazione, la scoperta e il movimento all’aria aperta.

Diego Rivero Borrell (TANAT) per Ranieri – Paisaje de Reflejos

Realizzato con Ranieri, azienda campana specializzata nella lavorazione della pietra lavica, Paisaje de Reflejos nasce da una residenza creativa ai piedi del Vesuvio. L’architetto messicano Diego Rivero Borrell, fondatore dello studio sperimentale TANAT, esplora la pietra come materia viva e narrante, capace di diventare simbolo e ponte tra Napoli e Città del Messico, due città vulcaniche, stratificate e in costante trasformazione. L’installazione, curata da BY Galería de Arquitectura, segna il debutto italiano di TANAT e anticipa una mostra che si terrà a Città del Messico nel 2026.

Il design che rivela la vera napoli in tre tappe cult
Villa Floridiana. Facciata principale dal prato. Courtesy Direzione regionale Musei nazionali Campania, Ministero della Cultura.
Per noi Napoli non è semplicemente una città che ospita la manifestazione: è parte integrante della manifestazione. “Napoli” sta nel nome, non a caso.
Domitilla Dardi ed Emilia Petruccelli, fondatrici di Edit Napoli.

Villa Floradiana

Residenza ottocentesca voluta da Ferdinando di Borbone per la consorte, è immersa in un parco di otto ettari nel cuore del Vomero. All’interno ospita il Museo Nazionale della ceramica Duca di Martina, con una delle collezioni più vaste d’Europa, giardini ombreggiati e affacci panoramici sulla città.

Marta Sala Éditions – Il tempo della forma

Marta Sala Éditions presenta un percorso espositivo che mette in risalto la parte meno nota ma comunque altamente espressiva della collezione dell’imprenditrice e produttrice milanese. Applique, specchi, vasi e lampade aprono un dialogo con sedute e tavolini più strutturati, creando una sequenza di volumi, proporzioni e rimandi simbolici tra oggetti antichi e contemporanei. Un allestimento fatto per essere osservato, e non solo attraversato, che propone dove il design si offre come esperienza, in equilibrio tra evocazione, forma e memoria.

Elena Salmistraro per Officine Tamborrino – Nomadaria

Nel giardino della Villa Floridiana, Elena Salmistraro reinterpreta il modulo abitativo HouseTree di Paolo Scoglio (studio The Ne[s]t), realizzato in collaborazione con Officine Tamborrino, azienda italiana specializzata in arredi in acciaio e micro-architetture modulari. L’allestimento mette al centro Nomadaria, un’installazione che integra il linguaggio grafico della designer con la natura del parco, e allora stesso tempo invita a riflettere su nuove modalità, sostenibili e poetiche, dell’abitare all’aperto.

Tomás Alía (Estudio Caramba): “Finestra celata”

Grazie alla collaborazione con l’Instituto Cervantes, Tomás Alía presenta Finestra Celata, scultura ispirata alle persiane tradizionali napoletane, particolarmente diffuse nelle abitazioni delle isole e lungo il Golfo. Realizzata in collaborazione con Naturtex, azienda specializzata nell’intreccio, e Oiside, che ne ha curato la struttura metallica, l’opera si configura come un filtro vegetale che modula e filtra l’intensa luce mediterranea. Un progetto che reinterpreta le funzioni originarie delle persiane – protezione e apertura – traducendone l’anima tradizionale in chiave contemporanea.