La poltrona disegnata da Charles e Ray Eames  nel 1956 è ancora oggi uno dei pezzi di design più venduti, fotografati e desiderati. Status symbol anche su Tiktok. 

Quando un oggetto attraversa i decenni senza mai scomparire, non è solo una questione di moda o marketing. È il segno che quel design ha fatto suo qualcosa di profondo: un’estetica, un senso di comfort, un’aura che si fissa nelle case e nell’immaginario collettivo. La Lounge Chair di Charles e Ray Eames è uno di questi oggetti. Ma quanto del suo fascino attuale è ancora legato alla storia della sua progettualità? E quanto, invece, al ruolo di status symbol che ha saputo ritagliarsi? Negli ultimi anni, i Millennial si stanno riavvicinando al concetto di eleganza che ha portato alla nascita di certi classici del design, ma con un modo di fare aperto e disinvolto. Le imbottiture in pelle bovina, il legno curvato che avvolge come un guscio e la reclinazione perfetta della poltrona degli Eames sono diventati mainstream – e non potrebbe essere altrimenti.

Ray e Charles Eames

Pur essendo un classico del design di fascia alta — il suo prezzo di listino supera i 12.000 euro — oggi intravedere il profilo di una Lounge Chair in uno spazio ultra minimalista o al centro di un salone di epoca Liberty non è affatto cosa rara. Poco importa dove la si collochi: attirerà sempre l’attenzione, con quel mix di fascino e carisma che molti definiscono “autorevole”. Una presenza scenica che sembra inspiegabile, ma che in realtà non lo è affatto.

La Lounge Chair nasce infatti nel 1956 frutto della ricerca e dell’alchimia creativa e sentimentale di Ray e Charles Eames: due visioni diverse eppure perfettamente equilibrate. Charles era un designer e architetto, Ray un’artista. Charles si concentrava sulla forma, mentre Ray sull’elemento del gioco. Proprio questa corrispondenza, unita alla libertà creativa data da Herman Miller, permette loro di creare una vasta serie di mobili senza tempo, che culmina, appunto, nella Lounge Chair. Una poltrona entrata di diritto nell’olimpo del design e delle nostre case, sempre meno private, sempre più palcoscenico del proprio stile

Lounge chair: un’icona intergenerazionale fra tv e social
Lounge Chair / Courtesy of Eames Office, LLC.

15 minuti di popolarità (in diretta TV)

Un oggetto che sembra nato per stare sotto i riflettori. Leggenda vuole che l’idea Ray e Charles ce l’abbiano proprio su un set, alla vista dell’amico regista Billy Wilder colto nel tentativo (fallito) di schiacciare un pisolino su una poltrona improvvisata e scomodissima. Il modello che viene loro in mente colma proprio questo gap: deve essere sì elegante quanto una club chair inglese ma con “l’aspetto caldo e accogliente di un guantone da baseball ben usato” a raccontarlo è lo stesso Charles, durante una vecchia intervista. Nel ‘56 il progetto della poltrona è concluso e nello stesso anno vive i suoi primi 15 minuti di popolarità col programma Home della NBC. Alla conduzione Arlene Francis, che la definirà “incredibilmente comoda”.

Per dimostrarlo, Charles la incalza: “È in palissandro, compensato e pelle nera, con un interno di piume e imbottitura. Ma forse è meglio se la costruiamo direttamente qui per te”. E così avviene:  il metodo d’assemblaggio viene mandato in onda live, passo per passo, mostrando in diretta il modo in cui le doghe di una poltrona per la prima si incastrano come il carapace di un insetto. Davanti alle tv, in quell’istante ci sono gli uomini d’affari, i Donald Draper delle grandi città, benestanti e assetati di potere sociale. Questo nuovo oggetto, presentato con tanto di musica d’orchestra e sipario, appare loro come il simbolo di un lusso moderno, prodotto in serie. Quei 15 minuti non sarebbero mai finiti.

“Chiunque impazzisce per Supreme ama anche una Lounge Chair degli Eames. Oggi, i mobili sono le nuove sneaker”.
Amy Auscherman, Archivista per Herman Hiller

47 fasi, le stesse dagli anni ’50

La produzione della Lounge Chair continua infatti senza interruzioni da oltre cinquant’anni. Negli Stati Uniti grazie a Herman Miller e in Europa e Medio Oriente a Vitra. A oggi conta due misure diverse, più tipologie di colore e tessuto, e alternative più sostenibili del palissandro, come il santos o il noce. Ad eccezione di questo, però, la produzione è rimasta praticamente invariata: 47 fasi, molte delle quali realizzate a mano.

Per realizzare ciascun pezzo del “guscio” in compensato curvato si utilizzano i medesimi stampi e le medesime attrezzature particolari dell’epoca (come i tavoli scanner per il taglio del cuoio). Il telaio in alluminio è colato e lucidato individualmente, e i cuscini sono imbottiti in piuma, come da disegni originali. Questo è ciò che, a livello materiale, permette alla Lounge Chair di attraversare le generazioni. Ma in lei c’è molto di più, qualcosa che forse nemmeno Charles e Ray potevano prevedere: una bellezza che non teme, ma anzi, accoglie il passare del tempo. La capacità di riscrivere – senza sforzo – il significato stesso di lusso.

Questa sì che è un’icona

Anche se “icona” è un termine stra-abusato, la poltrona degli Eames lo è più di ogni altra. Dal suo primo debutto sotto i riflettori, lascia la scena solo per passare da un set all’altro, da un’epoca all’altra, cavalcando l’onda del successo di serie e film divenuti cult. Dai lussuosi interni di Playboy negli anni ’60, la ritroviamo dietro la scrivania di Mallory Archer, leader dell’organizzazione di spionaggio in Archer. In Gossip Girl, è rivestita in stile Missoni nell’home office di Lily. E ancora, al piano principale della villa californiana di Tony Stark/Iron Man, e nell’ultimo capitolo di Matrix, quando Neo e Morpheus si incontrano di nuovo nel limbo del “Construct”: un vuoto bianco accecante, rotto solo dalle curve inconfondibili di due Lounge Chair in nero. Un’apparizione costante su piccolo e grande schermo che è tutt’altro che casuale.  

Tiktok e la rivincita sull’arredo anonimo

Nata per sedurre la nicchia, la Lounge Chair col tempo è diventata mainstream. Al punto tale che oggi, chi parla di design e architettura su TikTok la definisce uno degli oggetti più riconoscibili (e desiderati) del mondo dell’arredamento — uno status symbol che, com’è successo a molti altri oggetti di design, ha assunto una nuova centralità durante la pandemia.  L’obbligo di trascorrere molto più tempo tra le mura domestiche, ha spinto moltissime persone a un ripensamento sul modo in cui scelgono di abitare i propri spazi. Arredi un tempo inaccessibili si sono così trasformati in “investimenti a lungo termine”, che valgono lo sforzo. Tra queste persone ovviamente i Millennial: una generazione cresciuta ad anonimi mobili in laminato che ora è in cerca di un riscatto non tanto economico ma piuttosto culturale.

Per alcuni, la Lounge Chair è diventata un oggetto che – al pari  di un’opera d’arte – può riassumere un’estetica, raccontare di un gusto e di uno stile di vita, ma soprattutto diventare un’eredità da tramandare, di generazione in generazione. Nulla di tutto questo è casuale per una poltrona che deve tanto della sua personalità a uno degli oggetti più pop del mondo: un guantone da baseball usato.