Imparare e viaggiare cercando ciò che è autentico, non necessariamente vecchio. A Doha, in Qatar, dove è tutto incredibilmente nuovo e i musei non sono solo archivi ma commissionano nuove opere con una visione del futuro.
Dov’è il centro storico? La domanda nasce da una deformazione culturale. Quando noi italiani visitiamo altri paesi, la prima cosa che cerchiamo per conoscerli meglio è cercare il centro storico, gli edifici più antichi, la chiesa, il municipio, le istituzioni. Ci concentriamo lì, poi se resta tempo, ci avventuriamo anche altrove. Poco importa se le vie pedonali siano tappezzate di negozi e trappole per turisti: vorremmo fare esperienze “like a local” (ne abbiamo scritto qui) ma poi nei quartieri popolari non ci andiamo mai e passiamo metà del tempo a visitare luoghi, non a viverli. È una deformazione mentale: noi che viviamo nel vecchio continente e siamo seduti su secoli, se non millenni, di storia, applichiamo un filtro mentre osserviamo il mondo. Lo facciamo così tanto che quando guardiamo foto e video di un paese modernissimo, perdiamo i punti di riferimento e commentiamo: “è tutto finto”. Un’invenzione geniale come Las Vegas o il grattacielo più alto del mondo di Dubai, opera ingegneristica ad oggi insuperata, li derubrichiamo a tarocchi di scarsa qualità. E invece sono innovazioni originalissime, semplicemente nuove.
Il futuro come identità
È una riflessione che faccio sempre viaggiando all’estero e confrontandomi con i commenti che ricevo su Instagram: una sfilza di giudizi. Dopo un viaggio in Qatar e dopo una full immersion di musei, il tema diventa spunto per interrogarsi su cosa significhi originale, cosa sia storia, cosa sia finto e cosa sia semplicemente nuovo, cosa sia espressione di una cultura e di un paese: il suo passato, la sua vita quotidiana o anche il suo futuro? La faccio appena atterrata a Londra, da Doha, e parlando casualmente con la direttrice di Borgo Egnazia, borgo costruito 20 anni fa a Savelletri in Puglia: Disneyland, per molti, intuizione che ha cambiato per sempre (in meglio) le sorti del turismo pugliese, per altri – albergatori della zona inclusi. La Puglia come destinazione turistica di fama internazionale (e per internazionale si intendono il G7, matrimoni indiani con tanto di elefanti, quello di Justin Timberlake, Madonna e Obama a fare le vacanze) infatti se la sono inventata loro. Un borgo sorto dal nulla, a immagine e somiglianza della Puglia che era o che sarebbe bello esistesse. Un progetto faraonico, nuovo, ma non per questo capace di offrire la più autentica ospitalità pugliese, ad un livello da cinque stelle lusso. Che stranamente ha molto in comune con Doha ma sopratutto con il pregiudizio che abbiamo di questi luoghi nuovi ma non per questo finti o non autentici. Tutta l’arte è stata contemporanea, a suo tempo. Tutta l’architettura che oggi troviamo rassicurante e bella, è stata nuova e rivoluzionaria. La tradizione a tavola è una innovazione ben riuscita (ne abbiamo scritto qui, parlando di gelato). Classico e contemporaneo sono due definizioni relative che evolvono nel tempo. Da contemporaneo si diventa antichi, è solo questione di tempo, altrimenti si scompare.
Costruire un Paese in 50 anni
Il Qatar (che si legge Qàtar, non Qatàr) è un paese piccolissimo, grande come il Lazio, giovanissimo, ha 54 anni di vita e prima di allora esisteva poco più del deserto, ma festeggia già i 50 anni del suo National Museum of Qatar. È stato il primo del Golfo, fondato non solo perché c’era una collezione da esporre, ma per consolidare la visione di quello che il Paese sarebbe diventato. Le foto aeree dell’epoca esposte alla mostra organizzata per l’occasione mostrano l’emiro di allora, Sheikh Khalifa bin Hamad Al Thani, che taglia il nastro inaugurale del palazzo che ospitava, in una città che era difficile chiamare tale, quello che allora era solo una ambizione: creare un Paese e renderlo un protagonista. Oggi l’architettura del nuovo edificio progettata da Jean Nouvel è l’immagine più iconica della città e di una visione che sin dagli inizi li ha guidati sino a diventare un tavolo diplomatico di scala globale, un fondo di investimenti altrettanto influente e uno dei Paesi della regione che sta investendo di più a livello artistico e culturale, sin dalla sua fondazione.
Pescatori di perle, e porto britannico lungo la via delle Indie dal Seicento, la sua fortuna la si deve alla scoperta del petrolio nel 1939 e poi a quella ancora più recente del gas naturale. A tre anni dalla fine del protettorato nel Golfo Arabico, nel 1971 viene infatti individuato il North Field, la riserva di gas naturale più grande al mondo. Se ne sente però parlare molto, merito dei mondiali di calcio del 2022 e della sua presenza sulla scena diplomatica, ovvero del frutto degli investimenti fatti per far crescere l’identità e la cultura nazionale e per dargli un ruolo nello scacchiere internazionale.
Musei per collezionare il nuovo
La penisola ha una storia di 500.000 anni ma i musei qui non sono dei magazzini bensì spazi di creazione di identità in cui costruire una memoria del passato e i manufatti del futuro. Più che collezioni stabili come siamo abituati, raccontano la storia del Paese e sono i luoghi in cui costruire quella di domani. Ribaltano il concetto occidentale di patrimonio culturale, che qui è tutto in potenza. Residenze d’artista, progetti commissionati di land-art, acquisti, finanziamenti alle scuole d’arte stanno attraendo cervelli con l’intendo dichiarato di fare da traino alla creazione di una propria scena ma soprattutto una propria narrazione che sappia raccontarli senza il filtro di chi, come l’Impero Britannico, li ha governati per secoli. Come biasimarli. Per farlo hanno chiamato a raccolta i migliori, come il premio Pritzker I.M. Pei, noto soprattutto per aver progettato la piramide in vetro all’entrata del Louvre a Parigi, e autore del Museum of Islamic Art di Doha, l’archistar olandese Rem Koolhaas che ha disegnato per loro la meravigliosa Qatar National Library. «Curiamo le nostre narrazioni, strato dopo strato, e con ogni progetto e piattaforma amplifichiamo le voci dei talenti della nostra regione, e quest’anno celebriamo questo traguardo cumulativo. Sullo sfondo di 500.000 anni di tradizione in questa penisola, la cultura del Qatar ha fatto passi da gigante negli ultimi 50 anni, rimodellando il modo in cui il mondo ci vede» – ha spiegato H.E. Sheikha Al Mayassa bint Hamad bin Khalifa Al Thani, nipote del padre fondativo del Qatar che 50 anni prima aveva tagliato l nastro inaugurale e a capo di Qatar Museums, in occasione delle celebrazioni dell’anniversario del museo e di un importante annuncio. A febbraio 2026 arriverà infatti in Qatar un’edizione mediorientale di Art Basel, la più importante fiera di arte contemporanea che dopo la Svizzera, Miami, Hong Kong e Parigi arriverà qui, si svolgerà la prima edizione della quadriennale d’arte Rubaiya Qatar per dare spazio agli artisti e alle gallerie della regione, non per importare un format e opere altrui, ma dargli una forma propria.«Culture is not luxury – ha concluso – e nulla è possibile senza una visione». Che li ha già fatto pianificare i prossimi passi, come la nuova esposizione-laboratorio dal titolo Countryside: A Place to Live, Not Leave interamente dedicata al futuro dell’agricoltura e alle tematiche più stringenti fra abbandono delle terre e cambiamento climatico. In Qatar ovviamente per ora non si coltiva molto, ma loro guardano avanti di altri 50 anni.
