Sanciscono prodotti di successo, individuano i trend e le innovazioni più interessanti, lanciano talenti. Il protagonisti del Compasso d’Oro 2026 e la nostra esperienza di giurati ai Porada Award
I premi non sono più “quelli di una volta”. Non è cambiato il loro valore, che resta alto e lodevole, ma è cambiata la loro funzione. Un tempo i premi consacravano l’innovazione e l’impatto di un prodotto nelle abitudini dell’abitare. Oggi aiutano anche a riconoscere e selezionare la complessità del design contemporaneo e a individuare ciò che si distingue per qualità.
Questo cambiamento deriva dal fatto che oggi ci troviamo di fronte a una varietà di soluzioni progettuali molto più ampia rispetto a quando i principali premi hanno avuto origine, ossia negli anni ’50. E i criteri di valutazione non riguardano più solo innovazione, estetica e funzionalità, ma anche aspetti etici, di sostenibilità e usabilità. Ha contribuito anche il fatto che il numero stesso di premiazioni e concorsi si sia esponenzialmente moltiplicato.
Tra tanti istituzionali (l’iF Design Award, il Red Dot Design Award, il German Design Award, per citarne alcuni), il Compasso d’Oro ADI è tra i più noti. Nato nel ’54 da un’idea di Gio Ponti e de La Rinascente, si è sempre considerato come uno strumento di interpretazione culturale, e non solamente un riconoscimento.
Si è svolta la cerimonia di premiazione della 29esima edizione del concorso che ha conferito il celebre Compasso d’Oro a 20 progetti, che si distinguono non solo per l’eccellenza formale e funzionale, ma anche per la capacità di proporre nuove letture dei bisogni contemporanei. Nelle motivazioni che hanno guidato la giuria nella selezione, emerge “la visione del design sempre meno confinata alla dimensione dell’oggetto e sempre più orientata alla costruzione di sistemi complessi”, spiegano dall’ADI. Significa che accanto al ruolo dell’innovazione, “il design si confronta con l’evoluzione dei processi industriali, la trasformazione dei servizi, le nuove configurazioni del lavoro e le forme emergenti di responsabilità collettiva”.
La giuria – riporta l’ADI – ha quindi privilegiato quei progetti che superano una funzione meramente ancillare rispetto alla produzione per assumere un ruolo culturale più ampio, generatore di senso condiviso e di una visione inclusiva delle differenze. Tra i progetti premiati emerge, non a caso, il progetto + Vicino da lontano dell’azienda Anako che abbraccia una serie di soluzioni pensate per migliorare la vita ai profughi; Felix® R del marchio Loccioni, un robot per il monitoraggio delle infrastrutture ferroviarie che usa l’intelligenza artificiale; l’Annual Report (Eco)Sistema Design Milano del Salone del Mobile.Milano: un report delle ricadute economiche e culturali realizzato dalla fiera che diventa la base per un miglioramento continuo; così il divano Array disegnato da Snøhetta per MDF Italia, premiato per il suo essere completamente sostenibile e circolare, grazie a una riduzione di peso, materia e numero dei componenti nella progettazione.
Sono state poi assegnate 38 menzioni d’onore “che segnalano qualità diffusa”: tra questi, la collezione Nico di Minotti, la lampada SuperWire di Flos, la madia Origata di Porro, la poltrona Continuum D.163.7 di Molteni&C e Bonacina, ma anche la Ferrari 12Cilindri, il progetto di filiera territoriale IncasTree, il podcast “Cosa c’entra” di Chiara Alessi per Il Post, il progetto di accessibilità museale del Museo Egizio di Torino. Si aggiungono 9 premi Compasso di’Oro alla Carriera a personalità di riferimento nel panorama del design –Pietro e Antonio Galimberti oggi alla guida di Flexform, Paola Lenti e Patrizia Moroso, per citarne alcune – e 3 premi Compasso d’Oro Young e 10 attestati di riconoscimento a progetti di giovani studenti universitari.
Gli award aziendali
Accanto ai premi istituzionali, si collocano i numerosi “award” promossi dalle aziende, che mostrano una finalità ancora differente. Primariamente il premio aziendale permette di intercettare nuovi creativi, ed entrare in relazione con un pubblico di professionisti ancora più ampio. Da qui nascono nuove collaborazioni, opportunità e, perché no, nuovi prodotti.

L’ho sperimentato in prima persona partecipando come giurata al concorso che da anni Porada organizza, in collaborazione con POLI.design e il patrocinio di ADI. Ogni anno l’azienda promuove un concorso rivolto a professionisti e non, sia italiani che internazionali, valorizzando una specifica categoria di prodotto: il criterio essenziale è includere nel progetto il legno massello, materiale cardine delle collezioni e della tradizione produttiva dell’azienda. Il concorso dell’ultimo anno aveva come terreno di confronto le diverse tipologie di divano: il tema è stato esplorato in ogni forma ed espressione, attraverso i 300 progetti in gara. Di questi, sei sono stati nominati vincitori – tre per la categoria studenti, tre per i professionisti – al termine di una lunga e attenta selezione alla ricerca di quel prodotto in grado di portare novità e sperimentazione ma incarnando al tempo stesso i valori del marchio. In questi contesti l’award rappresenta un modo per esplorare con occhi nuovi la propria identità, ma anche trovare idee di valore concretamente realizzabili: non è raro, infatti, che un progetto vincitore entri effettivamente in collezione, trasformandosi da concept a prodotto – come è accaduto per Porada. Per i creativi, invece, diventa un’occasione importante per mettersi alla prova, confrontarsi con le logiche industriali e misurare il proprio lavoro rispetto a un’identità aziendale precisa. In questo senso, l’award aziendale si rivela uno strumento doppiamente fertile: crea valore per chi lo promuove e per chi vi partecipa, costruendo un dialogo tra impresa e progetto.
