Pratica di benessere o moda social del momento? Forse entrambe le cose, ma una non esclude l’altra, se lo si fa con i presupposti giusti. Ci abbiamo provato.

Stilografiche, appunti presi a mano, taccuini e diari in cui si annotano pensieri, nonostante l’epoca in cui viviamo, questi oggetti non sono abbandonati e dimenticati nel fondo dei cassetti delle scrivanie, ma sono nuovi compagni di vita, in un’esistenza sempre più digitale ma che ha bisogno di tornare alla realtà.

Chiunque sia solito scrollare Instagram o fermarsi a guardare qualche shorts su YouTube, si sarà imbattuto in video e post in cui, solitamente ragazze perfettamente truccate e pettinate fin dai primi minuti post risveglio, sono intente nella scrittura di un diario, magari con accanto a sé una bella tazza di tè matcha per cominciare con il piede giusto la giornata. Un’agenda, un taccuino, un quaderno,  un qualunque supporto cartaceo (meglio ma non necessariamente con giorni e mesi segnati) su cui scrivere pensieri, intenzioni e obiettivi della giornata. Una pratica nota oggi come journaling. 

Che cos’è il journaling

Il termine journaling, infatti, arriva dal termine inglese journal, traducibile come taccuino, diario, quaderno, agenda, e si tratta di una pratica che può essere chiamata anche “stream of consciousness” o “morning page”, il cui scopo è quello di conoscersi meglio, capire le proprie emozioni e gli stati d’animo che si vivono e riuscire anche a gestirle e processarle meglio. Come? Scrivendo, come si faceva una volta e come adesso ci si dimentica di fare,  a mano, recuperando un’arte e un’abilità, un simbolo di lentezza e di eleganza, che è sempre stata nostra ma che con l’utilizzo dei pc, dei telefonini, dei tablet, ecc., si sta via via perdendo.

Una pratica che ha radice antichissime, tanto che si dice che perfino l’imperatore romano Marco Aurelio fosse solito scrivere i suoi pensieri. Le prime forme diario, poi, risalgono al Medioevo. Li chiamavano libri di ricordanze, fatti per lasciare memorie scritte per se stessi e per i posteri.  E passando poi dai diari di viaggio, come quelli di Stendhal,  Stevenson o di Virginia Woolf, e fino ai diari di bordo, come quelli redatti dai capitani delle navi, uno fra tutti quello di Cristoforo Colombo. 

Un’arte e un’abitudine che oggi ritorna in una veste nuova ( o forse solo percepita come nuova), come una pratica terapeutica per liberare e alleggerire la mente, facendosi del bene, sia dentro che fuori.

Ma è davvero così? La risposta è sì, a condizione che lo si faccia nel modo giusto, che non riguarda tanto la frequenza, la lunghezza e la correttezza nella grammatica o nella sintassi del testo e nemmeno il contenuto, quanto piuttosto l’intenzione che ci si mette nel farlo. Che è un po’ la stessa cosa che accade quando si parla di yoga in tutte le sue varianti, una disciplina  volta al reale benessere interiore e fisico, che nel tempo ha subito una tale occidentalizzazione ed estetizzazione a favore di camera da perdere molto del suo vero significato.

Perché fare  journaling

I motivi per cui tenere un diario, possono davvero essere la chiave di volta per un cambiamento in positivo della propria vita. Se un tempo l’avere un diario era abitudine di chi amava scrivere fin da piccolo e un modo per tenere segreti, agli occhi indiscreti di fratelli, sorelle e genitori e con tanto di lucchetto, i propri pensieri, le cose che accadevano e i propri desideri, in età più adulta il tenere un diario e fare journaling è una di quelle buone pratiche consigliate anche da psicologi e professionisti del settore, per liberare la mente, esplorare i propri pensieri, i sentimenti e i comportamenti che si vivono, ma anche organizzare la propria giornata, le intenzioni con cui la si vuole vivere, gli obiettivi che si desidera perseguire, ecc.

Tutto ciò che ci viene in mente e che, grazie alla scrittura, viene messo nero su bianco, permettendo a chi scrive di acquisire una comprensione maggiore e più profonda di sé, identificando anche quei modelli di pensieri ricorrenti che limitano e che agiscono come una zavorra sulla nostra vita.

Uno strumento importante di conoscenza di sé e di crescita personale, soprattutto se lo si fa con intenzione e consapevolezza e non solo come moda del momento per accaparrarsi like e per creare contenuti volti a romanticizzare  la propria vita ma senza migliorarla davvero.

Perché nella pratica del journaling, il miglioramento e la crescita personale sono implicite, e avviene scrivendo tutti quei pensieri, emozioni, desideri, obiettivi, ecc. che si hanno nella mente ma che spesso faticano a uscire (o magari non vogliamo che lo facciano).

Fare journaling, per esempio, aiuta a comprendere schemi di pensiero e di comportamento che interferiscono con la propria vita ma di cui spesso non ci si rende conto, permettendo di comprendersi meglio. Ma permette anche di concretizzare le emozioni che si provano, diventando un valido strumento nella gestione dello stress e aiutando nell’elaborazione delle emozioni “negative”.

In uno studio pubblicato sul Cambridge University Press, per esempio, è stato dimostrato come lo scrivere di esperienze traumatiche o stressanti vissute, porta ad avere miglioramenti sia nello stato mentale che fisico dei soggetti. Uno strumento che consente di liberare la mente e di fare chiarezza, portando a un maggior equilibrio dentro di sé e a livello emotivo, e aiutando a raggiungere un più alto livello di resilienza. 

Un mezzo potente che favorisce la crescita personale, stimolando la creatività e donando uno spazio neutrale e privo di giudizio che favorisce l’espressione personale di sé. Un modo semplice per liberare la mente ma senza che si perda nulla perché scritto, pronto per essere riletto o lasciato andare.

Uno strumento potente quindi, ma che deve essere fatto nel modo giusto.

Come si pratica il journaling e come introdurlo nella propria vita

E per la mia esperienza personale posso dire una cosa, il modo giusto di fare journaling non è nella frequenza, nel metodo e nel fissarsi anche la stesura di questo moderno diario come un obiettivo da raggiungere e perseguire ogni mattina o sera della propria giornata. Non sempre almeno e magari non subito. Ma tutto sta nel trovare la giusta motivazione per farlo, lasciandosi massima libertà nel come, fino a quando diventerà una buona abitudine a cui non si vuole (per scelta) rinunciare. E non è nemmeno detto che lo diventi.

Se da un lato in molti video viene spiegato che la pratica del journaling è quotidiana, meglio la mattina come primo o secondo step della giornata, dopo la skincare e prima della colazione, la cosa migliore da fare se lo si vuole provare davvero e con un reale beneficio è quello di non imporsi nulla. 

E se è vero che un’abitudine diventa tale dopo 21 giorni che la si esegue, è vero anche che se una pratica che dovrebbe farci bene diventa una regola imposta da seguire, è molto facile abbandonarla prima che questa faccia effetto perché vista come l’ennesimo “devo” a cui rispondere e che bene non fa.  E questo è quello che è successo anche a me, nonostante i vari tentativi e nonostante abbia acquistato un libro/diario con domande e percorso suggerito. Ma che dopo qualche giorno o settimana è stato prontamente abbandonato. Il motivo? La quotidianità non era la giusta chiave per me.

Ci ho provato ed ecco com’è andata

Quello che però ha funzionato davvero, è stato prendere la pratica del journaling con assoluta leggerezza, come un’opportunità da cogliere quando si sente di volerla cogliere, senza imposizione e senza regole. Nel journaling quindi:

  • non è necessario scrivere pagine e pagine ogni giorno, si può anche iniziare con poche righe due o tre volte la settimana o una volta al mese, quando si sente di volersi alleggerire;
  • si può iniziare a scrivere fissandolo come un appuntamento con se stessi se questo facilita nel farlo;
  • la scrittura è libera, senza date, orari o troppa precisione o cura nell’estetica, si scrive come viene;
  • meglio trovare un posto in cui ci si sente bene, senza distrazioni e lasciando che il flusso di pensieri scorra come l’acqua di un fiume, senza arginarli ma liberandoli così come vengono;
  • si possono sperimentare forme di journaling diverse, dal diario della gratitudine a quello in cui annotare i propri sogni (fatti o solo immaginati), trovando lo stile che meglio ci si addice.

Ed è importante ricordarsi sempre che non esiste giudizio nel journaling e non dovrebbe esistere nemmeno dentro di sé.

In questo modo, permettendosi di non essere precisi o standardizzati e lasciando che sia il proprio sentire ad agire, anche la coerenza e la regolarità nel farlo arriveranno. Non come imposizione o regola, che vanno benissimo per alcune personalità ma molto meno per altre, ma come desiderio e necessità personale, che si sente dentro e che fanno del journaling lo strumento potentissimo che è davvero e non l’ennesima moda nata sui social e che una volta postata e visualizzata, si perde senza lasciare la traccia che ci meritiamo tutti di avere, stare bene con noi stessi e vivere la nostra vita nella miglior versione possibile.