Biella è a metà strada fra Milano e Torino, ma resta un territorio poco conosciuto, che merita una sosta se non un viaggio. Per camminare nella natura, scoprire borghi medievali, santuari e monasteri buddisti. Tra misteri e cappelli
Biella si trova perfettamente a metà strada tra Milano e Torino ma il suo territorio, il Biellese, stretto tra le risaie a sud e le Prealpi a nord, è stato sempre sottovalutato a livello turistico. Seppur geograficamente nel mezzo, non è mai stato “di passaggio”, ed è quindi rimasto turisticamente isolato. Ed è grazie a questa autenticità mantenuta, al riparo dal turismo mordi e fuggi, che risiede la sua forza: qui ci si può sentire davvero like a local. Ormai lontano dall’essere noto solo per le sue prestigiose lane e l’archeologia industriale, il Biellese, dopo la crisi dell’industria tessile, sta vivendo un’epoca di Rinascimento e offre oggi un’esperienza completa che si snoda tra arte, natura incontaminata e profonda spiritualità.
Tra oasi naturali e fibre nobili
Il percorso nella natura parte dall’Oasi Zegna, un’eccellenza che da anni traina la scoperta del territorio. Quello che era il progetto di valorizzazione ambientale e sociale dell’imprenditore Ermenegildo Zegna è oggi un vasto laboratorio dedicato alla sostenibilità, ricco di percorsi escursionistici (come il nuovo Cammino di Ermenegildo) e di rifugi e locande dove gustare i piatti tipici, tra cui lo storico Albergo Bucaneve. Casa Zegna, centro culturale che ne racconta la storia, vale una visita.
Altra gemma è il Parco della Burcina “Felice Piacenza”, splendida collina piantumata fin da metà ‘800 con specie botaniche da tutto il mondo per volere della famiglia Piacenza dell’omonimo lanificio specializzato in cashmere, che ha ancora sede a piedi della collina, e ha anche un factory store.
All’interno del parco si trova un punto ristoro davvero fiabesco: il Cascinotto, e a poca distanza, a Pollone, l’unico ristorante stellato del Biellese: Il Patio. I periodi migliori per visitare queste oasi sono l’autunno per ammirare il foliage e la primavera per la fioritura dei rododendri.
I borghi medievali da scoprire
Il fascino biellese si svela anche nei centri storici. Biella Piazzo, il borgo medievale che domina la città dall’alto, offre un salto nel passato tra palazzi nobiliari da visitare (Palazzo Lamarmora e Palazzo Ferrero) e si anima soprattutto la sera, grazie ad alcuni bistrot e locali. Tappa d’obbligo per un aperitivo alla Vineria L’avvelenata. A pochi km di distanza, è imperdibile il Ricetto di Candelo, uno dei borghi fortificati medievali meglio conservati d’Europa. Questa “cittadella” agricola, spesso animata da eventi gastronomici, cela al suo interno anche alcuni ristori, tra cui Il Torchio, che al suo interno vanta uno spettacolare torchio del 1763. Dalle mura fortificate del Ricetto si scorge l’altopiano della Baraggia, la “savana biellese”, con un paesaggio selvaggio e suggestivo.
Tra sacro e profano, i percorsi spirituali e gastronomici da Oropa a Graglia
Il Biellese è anche terra di profonda spiritualità, attraversato da importanti cammini. Il più celebre, Il Cammino di Oropa, conduce dalla pianura fino al Santuario di Oropa (Patrimonio UNESCO), imponente complesso religioso incastonato tra le montagne, dove si celebra il culto della Madonna Nera di Oropa, e dove è d’obbligo fermarsi per assaggiare la polenta concia, piatto simbolo locale. Il santuario è costellato da trattorie che la propongono in menu, ma se volete andare a colpo sicuro il consiglio ricade sul Ristorante Croce Bianca. La suggestiva (ma a tratti sterrata) strada panoramica del Tracciolino collega Oropa al Santuario di Graglia, con un ristorante tipico interno che offre un’esperienza d’altri tempi, a suon di bis. A pochi metri si trova anche il primo Monastero Buddista del Nord Italia, simbolo di una spiritualità aperta e contemporanea.
La Valle Cervo tra misteri e ospitalità
La Valle Cervo, al limite occidentale dell’Oasi Zegna, unisce natura selvaggia e alta gastronomia. Il borgo di Rosazza è considerato un “Paese esoterico” per le sue architetture ricche di simboli misteriosi. Per soggiornare e cenare, La Bürsch, country house con ristorante curato dalla chef Erika Gotta inserito di recente in Guida Michelin, è ormai una destinazione a sé, e scoprirla significa rimanere ammaliati da un fascino senza tempo.
Per portare a casa un ricordo, potete sostare al Liquorificio Rapa per i liquori tradizionali biellesi, come lo storico Ratafià di Andorno, mentre a testimonianza del passato tessile nella valle persiste l’eccellenza del Cappellificio Cervo, che da 120 anni continua la manifattura dei cappelli di feltro di lana, modellati ancora utilizzando le antiche forme in legno. Il loro shop è aperto in settimana, e in alcuni momenti dedicati dell’anno si può visitare anche l’antica parte produttiva.

Tra archeologia industriale e arte contemporanea
Anziché nascondere il proprio passato manifatturiero, il territorio lo ha trasformato in un palcoscenico per l’arte e l’innovazione, elevando le vecchie strutture di archeologia industriale a nuovi centri di eccellenza culturale e artistica.
L’esempio più emblematico di questa riconversione è la Fondazione Pistoletto Cittadellarte, sede del progetto di Michelangelo Pistoletto, maestro dell’Arte Povera. Questa fondazione si trova all’interno dell’ex Lanificio Trombetta e incarna la visione di un’arte etica che funge da motore per una trasformazione sociale responsabile. Seguendo l’itinerario di riscoperta degli spazi ex-industriali sul torrente Cervo, non si possono trascurare altri luoghi culturali significativi: la galleria di arte contemporanea The Woolbridge Gallery, e di fronte, sull’altra sponda del fiume, la Fondazione Sella, con il suo hub incubatore di giovani realtà e il suo Archivio di Fotografia di Montagna.
Acqua, birra e vino: un orgoglio gastronomico da riscoprire
La gastronomia biellese non è solo polenta, formaggi – come la toma e il maccagno – o salumi come la Paletta di Coggiola, un prosciutto ottenuto dalla spalla del maiale. Biella vanta anche una ricca tradizione nella produzione di bevande di qualità.
Il simbolo più noto è la Birra Menabrea, lo storico birrificio fondato nel 1846 che è tuttora attivo nel centro città e visitabile tramite un percorso museale. Nel complesso del birrificio c’è anche la storica birreria che propone piatti tipici e di carne, dove il must è ordinare la birra “cruda” (non pastorizzata) alla spina.
Accanto a questo colosso, un vero e proprio movimento birrario – è proprio il caso di dirlo – sempre in fermento, è rappresentato dai microbirrifici locali nati negli ultimi anni. Tra i preferiti c’è il Birrificio Elvo che ha anche un piccolo pub in centro a Biella. Il segreto di queste birre artigianali? L’utilizzo dell’eccellente acqua delle Prealpi Biellesi, che sgorga pura e con i residui fissi tra i più bassi d’Europa.
Sul fronte del vino, Il Bramaterra di Lessona, vicino a Cossato, è l’eccellenza più nota e riconosciuta del territorio, attestata dalla sua denominazione DOC, è un blend di uve Nebbiolo, Croatina e Vespolina.
Mentre il versante sul Lago di Viverone, altro luogo panoramico da scoprire, valorizza antichi vitigni autoctoni, come l’Erbaluce, che beneficiano dei terreni morenici.
Se volete vivere una visita in cantina in un luogo estremamente suggestivo il consiglio è di tornare verso Biella, al Castello di Montecavallo, un raffinato esempio di architettura neo gotica di metà ‘800, dove si possono prenotare visite guidate e degustazioni di vini da uve Nebbiolo. Questo luogo fiabesco permette di comprendere appieno la rinascita odierna della viticoltura biellese, che prima della rivoluzione industriale in questa zona vantava una tradizione vitivinicola secolare, e che oggi si sta cercando di riportare agli antichi splendori.