I “conversation pit” sono tornati, si legge ovunque, e la tendenza sembra travolgere il mondo dell’arredo e della progettazione volendoci riportare direttamente agli anni ’60 e ’70. Ma sono davvero il nuovo trend del momento? Non qui in Italia. Ma sono un’ispirazione, parola di Dimorestudio 

Letteralmente “fosse da conversazione”, i conversation pit sono nicchie ribassate della zona living, imbottite o incorniciate da composizioni di divani e a cui si accede scendendo un paio di gradini. Sono progettate per favorire la conversazione e creare nidi raccolti destinati alla socialità e al relax, magari di fronte a un caminetto.Ne abbiamo visti numerosi esempi al cinema e in tv: dal salotto blu circolare affacciato su Manhattan nel recente film “I Fantastici Quattro – Gli inizi”, al loft di Don Draper in “Mad Men”, con il divano angolare incassato di fronte al camino. Immagini che raccontano l’America degli anni ’60 e la sua cultura dell’interior design.

Questo non è un conversation pit, è un salotto dove finalmente ci si parla e non si guarda la tv 
Il loft di Don Draper in “Mad Men”

Immensi spazi americani

Il conversation pit nasce infatti negli Stati Uniti ed è una sua prerogativa. Il primo esemplare risale ufficialmente al 1927, firmato dall’architetto Bruce Goff per la casa di Adah Robinson a Tulsa (Oklahoma). Ma è tra gli anni ’50 e ’60 che il modello esplode, con progetti icona come la celebre Miller House a Columbus (Indiana) di Eero Saarinen, Alexander Girard e Dan Kiley, fino alla consacrazione negli anni ’70. Poi, il declino già il decennio successivo. Se ne torna a parlare in modo importante a partire dal periodo post-pandemia per un’evidente esigenza sociale – il desiderio di coltivare nuovamente relazioni – e oggi in particolare per un generale ritorno del mood anni ’70, tra ispirazioni moderniste e materiali vibranti. 

Questo non è un conversation pit, è un salotto dove finalmente ci si parla e non si guarda la tv 
MIller House and Garden

Un’idea di convivialità italiana 

In Italia però il conversation pit non è mai stato un modello realmente diffuso, non è stato infatti parte del nostro modo di abitare. Ma la sua idea di convivialità e circolarità ora sta effettivamente ispirando designer e architetti su più fronti – dal design di prodotto al layout degli interni.  «Il conversation pit è senza dubbio un elemento più radicato nella cultura americana, legato a un’idea di domesticità e intrattenimento tipica di un’epoca. In Italia non è mai stato un fenomeno realmente diffuso – ci confermano Emiliani Salci e Britt Moran, in arte Dimorestudio – I nostri modelli abitativi hanno privilegiato altre configurazioni dello spazio. Proprio per questo, quando lo introduciamo, assume un valore quasi “estraneo” che ribalta le gerarchie tradizionali e porta con sé un fascino particolare». Ed è proprio da questa idea che Dimorestudio ha preso spunto per la loro installazione realizzata al FuoriSalone 2025 per Loro Piana Interiors: una casa in perfetto stile anni ’70, con al centro nientemeno che un conversation pit, circondato da moquette in lana, divani in velluto e dettagli in metallo. «Il progetto con Loro Piana nasceva dal desiderio di creare un’esperienza immersiva, al tempo stesso familiare e sorprendente – proseguono – Il conversation pit ci è parso il dispositivo ideale: evoca convivialità e scambio, ma anche protezione e intimità. L’ispirazione è arrivata dal cinema e dall’architettura modernista, riferimenti che spesso guidano il nostro lavoro». 

Più che un ritorno sistematico, è un elemento che affascina chi desidera soluzioni in grado di dare carattere e un senso di vita allo spazio.
Emiliani Salci e Britt Moran, Dimorestudio

Un’idea progettuale 

Più che di vero e proprio trend, si può parlare dunque di occasione progettuale: «Il pit mette in discussione la distribuzione classica degli interni e invita a una relazione più orizzontale e raccolta. Diventa un centro narrativo, un luogo che non è solo funzionale ma emotivo: segna la volontà di costruire comunità e intimità, evocando la memoria di spazi vissuti e condivisi». Nessuna fossa quindi (spesso infatti non c’è spazio o modo di alterare l’architettura) ma distribuzioni differenti del living sì: i divani assumono configurazioni che possono ricreare idealmente gli ambìti conversation pit, con disposizioni circolari o a cornice, anche semplicemente face-to-face, purché venga mantenuta quell’idea di luogo intimo e raccolto dove non c’è spazio per dispositivi digitali, ma solo per le relazioni, dove l’importante non è porsi di fronte alla televisione ma a chi è nostro ospite o chi abita la casa con noi. Accanto alle nuove soluzioni di interni, molti dei nuovi divani proposti dalle aziende del settore nascono con configurazioni modulari pensate appositamente per creare delle nicchie, con schienali alti e morbidi a effetto cocoon.  «Più che un ritorno sistematico, vediamo quindi un interesse rinnovato nei pit e nel loro modello – concludono i Dimorestudio – È un elemento che affascina chi desidera soluzioni in grado di dare carattere e un senso di vita allo spazio». Tra le tante mode che arrivano dall’America, questa rappresenta forse una delle più interessanti: un’occasione per ripensare davvero gli spazi di casa e il modo in cui desideriamo abitarli.