Non si coltivano solo cose da mangiare, ma anche fiori e frutti da annusare. Un futuro possibile per l’agricoltura ad alto valore aggiunto passa infatti anche dall’industria dei profumi, attentissima alla ricerca delle proprie materie prime. Perché il primo atto creativo  comincia in campo.

Dare all’agricoltura il giusto valore aggiunto, convertire campi e piantagioni non più remunerative, contrastare l’abbandono delle campagne e ridare speranza a chi in campagna vuole restare e pensare al futuro. Cosa ha a che fare uno dei temi più attuali in quanto a gestione del territorio con il mondo dei profumi? Molto.
Perché i profumi e il settore cosmetico sono in pieno sviluppo, e non solo nell’ideazione di nuovi prodotti, ma anche di nuove filiere e nuove consapevolezze. In un mercato beauty sempre più attento alla qualità degli ingredienti e alla loro certificazione, infatti, per i veri appassionati sapere che il marchio preferito di fragranze ha la sua propria rosa Centifolia, gelsomino o iris, è un dettaglio che fa la differenza. E questa differenza può essere di aiuto per tutti. Le ragioni sono chiare: un miglior controllo della qualità, dell’identità olfattiva e della filiera sostenibile, con un risultato unico e garantito nel tempo per le maison. Un’agricoltura antica e attuale al tempo stesso, per chi coltiva la terra (come quella del lino, di cui avevamo parlato qui).

Dai bergamotti alle rose di Grasse 

Il caso più famoso in Italia è quello dei bergamotti di Calabria, che proprio grazie alla profumeria si sono rivelati l’agrume più prezioso, ma in Francia le grandi maison lo hanno capito da decenni. A Grasse, i Mul sono una famiglia di coltivatori da cinque generazioni, ma non piantano nulla da mangiare. Dal 1987 lavorano con Chanel per fornire in modo costante e controllato la materia prima dei loro classici intramontabili. Negli anni le coltivazioni si sono estese a nuovi fiori, includendo l’iris, la tuberosa e il geranio, ma i protagonisti sono soprattutto la rosa Centifolia e il gelsomino, di cui controllano il processo di produzione, dalla raccolta all’estrazione per ottenerne poi l’assoluta, la chiave dei loro profumi, che ha un sentore più intenso e fedele al fiore rispetto agli oli essenziali ottenuti per distillazione. Come la loro Haute Couture moda celebra il savoir-faire dei Métiers d’Art, i profumi partecipano così alla conservazione di un patrimonio produttivo altrettanto prezioso: quello della terra. 

L’atto creativo da cui tutto ha inizio

Ci sono maestri profumieri con brand di nicchia, che pongono la valorizzazione delle produzioni locali al centro del loro approccio creativo, praticano un’attività etica e sostenibile fondata su un’agricoltura biologica di proprietà. È così che una cultura rurale e antica rivive in chiave contemporanea e sofisticata. Tra questi, spicca Aurélien Guichard, co-fondatore di Matière Première e uno dei rarissimi maître parfumeur a coltivare le materie prime che utilizza, in un percorso “from farm to fragrance”. Tutto nasce nella sua azienda agricola nella regione di Grasse, terroir riconosciuto Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO. Acquistata nel 2016 e certificata Ecocert, la tenuta di famiglia ospita otto ettari dedicati alla coltivazione di fiori, tra cui la rosa centifolia e la tuberosa, raccolte rispettivamente a maggio e a fine estate. Da questi nascono fragranze naturali (tra l’85% e il 92%), vegane, prive di ftalati e coloranti, costruite attorno a un solo ingrediente protagonista, scelto per la sua purezza e per la qualità olfattiva. «Coltivare i propri fiori è un modo per riconnettersi con l’essenza stessa del mestiere del profumiere: io dico spesso che la selezione delle materie prime è l’atto creativo da cui inizio. La qualità di una fragranza parte dalla vita stessa della pianta; dal suo suolo, dal suo ambiente e dalle persone che se ne prendono cura. Questo, per me, è il futuro della profumeria: un impegno autentico, rispettoso della natura, equo verso le persone e devoto all’eccellenza. La sostenibilità non è una semplice tendenza, ma rappresenta un vero impegno duraturo» conclude Guichard, che in ottobre ha presentato il nuovo nato della collezione di Extrait de Parfum, Vanilla Powder, caratterizzato da una concentrazione più elevata e dall’introduzione di un “ingrediente ospite”, per aggiungere una sfaccettatura ancora più inedita.

Coltivatori diretti, di fragranze. I profumi sono un prodotto della terra e un bell’esempio di agricoltura sostenibile
Aurélien Guichard, co-fondatore di Matière Première

40 ettari di fiori sui colli piacentini

Giovanna Zucconi, giornalista, scrittrice e già autrice di programmi televisivi culturali, da anni ha scelto di intraprendere un percorso imprenditoriale con Serra & Fonseca, brand che realizza progetti globali di profumazione su misura per ambienti, mostre, musei e festival. Anche lei pioniera dell’agricoltura biologica, ha scelto di praticarla in prima persona, pur mantenendo il ruolo di direttrice creativa e collaborando in laboratorio con un profumiere professionista, Nicola Bianchi. La sua visione prende forma tra lo showroom a Milano e la Val Tidone, sui Colli Piacentini, dove vive con il marito, il giornalista Michele Serra. Nella loro fattoria bio, Zucconi coltiva circa 40 ettari di fiori, tra lavanda, iris ed elicriso. «Proponiamo fragranze realizzate anche con ingredienti propri e consideriamo il profumo come un oggetto culturale, non solo cosmetico», racconta. Un approccio che unisce la sensibilità letteraria alla ricerca sensoriale, trasformando l’olfatto in un linguaggio narrativo. Tra i nuovi progetti, la profumazione delle librerie Feltrinelli di Milano, per le quali ha ideato due accordi: uno ispirato ai giardini e l’altro pensato per evocare, ovviamente, il mondo della lettura.

Coltivatori diretti, di fragranze. I profumi sono un prodotto della terra e un bell’esempio di agricoltura sostenibile
Giovanna Zucconi

Made in Parco Adda Sud

Anche alcune grandi aziende, come L’Erbolario, nella loro sede alle porte di Lodi, all’interno del Parco Adda Sud, seguono ogni fase di lavorazione e di approvvigionamento delle materie prime, dando la precedenza al loro orto botanico, dove coltivano una ricca varietà di erbe aromatiche biologiche, tra cui l’altea, l’assenzio, la calendula, il rosmarino, la melissa, ma anche l’iris e la lavanda e in particolare la dahlia variabilis. Tutti ingredienti controllati che vengono trasformati direttamente nel laboratorio interno, in estratti e acque distillate aromatiche, alla base dei loro cosmetici.

Coltivatori diretti, di fragranze. I profumi sono un prodotto della terra e un bell’esempio di agricoltura sostenibile
Orto botanico di L’Erbolario all’interno del Parco Adda Sud

«Coltiviamo direttamente le nostre piante e gestiamo materie prime sicure e di qualità, riducendone gli scarti e aumentando la redditività. Desideriamo diventare un modello per il futuro dell’agricoltura giapponese»

Rose del Giappone

Volando oltreoceano, nella foresta di Hokkaido, la regione che conserva la natura più incontaminata del Giappone, la linea di profumi naturali Di Ser è creata da un centro di ricerca con sede a Sapporo che produce e commercializza, oltre che fragranze, preparati a base di erbe e cosmetici. Le loro creazioni, ideate insieme ai profumieri Yasuyuki Shinohara e Rajesh Balkrishnan, racchiudono l’essenza della sensibilità estetica nipponica e applicano la filosofia dello slow living, perché ognuna viene realizzata con tempi lenti e metodi artigianali, utilizzando solo le loro materie botaniche autoctone o impiegate nelle cerimonie tradizionali giapponesi sin dal VI secolo a.C. Il fiore simbolo coltivato è la rosa locale, la Hamanasu, lavorata senza sprechi all’interno di un ciclo produttivo sostenibile e fanno sapere: «Coltiviamo direttamente le nostre piante e gestiamo materie prime sicure e di qualità, riducendone gli scarti e aumentando la redditività. Desideriamo diventare un modello per il futuro dell’agricoltura giapponese». Ne prendiamo atto, in attesa che questo approccio trasparente e responsabile, ancora meglio se in prima persona o in esclusiva con chi lo sa fare da decenni, diventi sempre più diffuso anche in Europa. 

Coltivatori diretti, di fragranze. I profumi sono un prodotto della terra e un bell’esempio di agricoltura sostenibile
Raccolta della rosa la Hamanasu