Una collezione estiva dedicata alle coste e isole del Mediterraneo, dove si reinventa tutto, anche il celebre motivo Arnica
Quello tra Marco De Vincenzo, direttore creativo di Etro, e l’artista visivo Agostino Iacurci non è un’operazione di stile, ma un dialogo vivo, da cui è nata una capsule collection parte della collezione Etro Summer 2025. Né moda né arte, ma qualcosa che respira in mezzo. Un racconto per immagini che parla di Mediterraneo, di rovine e radici, di viaggio come esperienza culturale prima ancora che fisica.
«Certe volte mi piace muovermi in un territorio di affidabilità», racconta Marco De Vincenzo, direttore creativo di Etro. «E io mi fido del gusto e dell’occhio di Agostino dal primo giorno che l’ho incontrato». Una fiducia che diventa progetto quando, a collezione quasi ultimata, Marco sente il bisogno di “un tocco magico, contemporaneo, decorativo ma asciutto”. È esattamente la lingua che Iacurci sa parlare.
La capsule nasce così: pochi pezzi — borse da viaggio, tote in cotone, foulard in garza, t-shirt — che però sembrano contenere mondi. Iacurci parte da un’icona della maison, il tessuto Arnica, che quest’anno compie quarant’anni.
Un canvas spesso, nato per accompagnare e resistere. «Quel paisley stampato, con i suoi toni terrosi e profondi, è diventato per me una sorta di terreno fertile, un substrato ideale su cui far crescere le mie invenzioni vegetali», racconta l’artista. I suoi disegni germogliano, si intrecciano ai segni di Etro senza mai sovrastarli. Oggetti d’uso che portano l’arte nella quotidianità, senza incorniciarla. «È stato affascinante vedere come un’idea potesse incarnarsi in un oggetto da indossare», dice Iacurci. «Una collaborazione con una maison ti costringe a rivedere tempi e logiche. Ma anche qui c’è un ascolto, un processo di costruzione. Cambia il mezzo, non la sostanza».
Per De Vincenzo è la prima collaborazione ufficiale con un artista da quando è alla guida creativa di Etro, ma non sarà l’ultima. «Non smetterò mai di affidarmi agli altri per arricchire me stesso e la storia dei brand per cui lavoro», dice. Etro, che ha fatto del viaggio il proprio DNA, trova in questa apertura un nuovo modo di raccontarsi: più che souvenir, esperienze. Frammenti di un mondo in movimento.
Citare il Sud
A saldare ulteriormente il legame tra i due creativi è un paesaggio condiviso, culturale prima che estetico: «Cito il Sud ogni volta che posso», dice Marco, originario di Messina, «Non un Sud idealizzato, ma reale e complesso». Iacurci annuisce: «Nel mio lavoro restano le campagne pugliesi, la luce del Mediterraneo, ma anche le rovine e le architetture greco-romane». Roma è stato uno snodo per entrambi: «Mi ha costretto a fare i conti con la mia pugliesità», racconta Agostino. «Berlino, dove vivo oggi, con la mia italianità».
E in fondo, è questa la bellezza della collezione: non la celebrazione di uno stile, ma la cartografia di un dialogo. Tra arte e moda, tra passato e presente, tra memoria e invenzione.