Il Cucciddato è un pane rituale preparato nella Sicilia sud-orientale da San Giuseppe a Pasqua, a forma di ciambella. Un simbolo del legame fra cibo, fede e comunità nella versione del ristorante Pensiero di Modica – che dice no agli sfogliati francesi per ripartire dalla tradizione locale
Accanto al famoso casatiello napoletano, esiste una tradizione meno conosciuta, ma profondamente identitaria della Sicilia, quella del Cucciddato, una grande corona di pane arricchito che nasce come preparazione votiva per la festa di San Giuseppe e che resta protagonista delle tavole fino a tutto il periodo pasquale.
Originario della parte sud-orientale, in particolare del territorio di Scicli, il Cucciddato è un pane rituale che racconta la storia agricola e religiosa delle comunità locali. La sua forma a corona non è infatti casuale. Durante le celebrazioni dedicate al Santo e in occasione della Cavalcata di San Giuseppe, questo pane veniva portato in processione come ex voto, infilato nel braccio o appeso alla sella dei cavalli bardati a festa, diventando simbolo di devozione, abbondanza e condivisione.
Gli ingredienti riflettono la cultura agricola e pastorale della Sicilia iblea: semola di grano duro frutto del raccolto, salsiccia al finocchietto e caciocavallo che celebrano l’allevamento locale. Una combinazione semplice ma sostanziosa che nasce dalla tradizione contadina e che un tempo, le famiglie cuocevano nei forni comuni di quartiere, trasformando la preparazione in un rito collettivo di abbondanza e speranza.
Se la colomba rappresenta la Pasqua dolce (come le uova) e il casatiello quella rustica, il Cucciddato racconta invece una tradizione votiva e conviviale tutta siciliana, dove pane, fede e comunità si intrecciano in un unico gesto gastronomico.
Oggi questa preparazione identitaria torna ad essere valorizzata anche nella ristorazione contemporanea e a riportarla sulle tavole è Pensiero Ristorante, a Modica, dove gli chef Alessandro Musso e Pierclaudio Ruta lavorano da tempo su una cucina che parte dalla memoria gastronomica del territorio ibleo. In un momento storico in cui gran parte della pasticceria e della panificazione contemporanea guarda sempre più alla tradizione degli sfogliati di matrice francese, gli chef scelgono invece di riportare l’attenzione sui lievitati più essenziali della tradizione mediterranea. Ecco la loro ricetta.
La ricetta del cucciddatu
Dosi per 4 /5 pezzi
Ingredienti:
1 kg di semola di grano duro rimacinata
530 ml di acqua tiepida
180 g di strutto
23 g di sale
12 g di lievito di birra fresco
600 g di salsiccia locale al finocchietto
150 g di caciocavallo semistagionato
Procedimento:
Sciogliere il lievito di birra nell’acqua tiepida. Preparare l’impasto base unendo la farina e il sale con l’acqua e lavorare il tutto fino a ottenere una massa compatta. Per la prima lievitazione coprire l’impasto e farlo riposare per 2 ore. Trascorso il tempo, incorporare lo strutto creando un solco nel panetto, fase che in dialetto viene definita “scaniatura”.
Impastare con energia (“scaniandolo”) per far assorbire bene il grasso e incorporare aria, rendendo la pasta elastica. Far riposare il panetto per altri 30 minuti e nel mentre accendere il forno a 200°C.
Per formare le ciambelle creare dei filoni di pasta e ricongiungere le estremità, formando il classico foro della ciambella. Prendere la salsiccia (senza budello) e schiacciarla con le dita all’interno della pasta lungo tutta la circonferenza della ciambella, assicurandosi che aderisca bene e concludere con una grattata abbondante di caciocavallo scagliato.
Infornare a 200°C per circa 30 minuti, finché il pane non risulterà ben dorato.
