Brunico in Val Pusteria è una cittadina che nasconde una storia millenaria di monache senza paura, un passato industriale e un presente fatto di ospitalità e alta cucina, nuove aperture e masi che guardano al futuro.
Brunico con il suo centro medioevale, i tetti a punta che si stagliano sullo sfondo delle cime innevate è una perfetta cartolina delle Dolomiti, di glamour invernale e di lenta vita di montagna. Invece nasconde intrighi e una storia millenaria di conflitto, chiave di lettura ancora attuale della contemporaneità multisfaccettata di una destinazione che guarda il futuro della montagna in modo inaspettato – si potrebbe dire eretico. Esiste infatti una geografia segreta, tra le vette della Val Pusteria, che non si limita alle piste da sci o alle boutique della via Centrale ed è una linea immaginaria unisce due colline e due destini: da un lato Brunico, la città-fortezza simbolo del potere della chiesa, dall’altro Castel Badia, il primo monastero femminile del Tirolo, riservato esclusivamente alle figlie dell’alta nobiltà e diventato il ritiro dorato di Verena von Stuben, la ribelle che trasformò il suo chiostro in un baluardo di indipendenza della vita di clausura. Qui, nel XV secolo, si consumò lo scontro tra due icone: il Cardinale Nicola Cusano, l’intellettuale mandato a riformare i costumi, e la badessa che sfidò l’autorità papale, mettendola in ginocchio, per difendere il suo potere e la sua libertà. Brunico è l’unica città del Tirolo ad aver preso il nome del suo fondatore, il principe vescovo Bruno von Kirchberg, ma la valle intera si chiama come l’avamposto della monaca ribelle. Quella che non fu solo una disputa religiosa, ma un vero e proprio clash di stili di vita, è un fil rouge con cui leggere oggi il carattere unico di una valle dove la storia non è un reperto da museo, ma un’ispirazione per il presente.
Brunico non è un paesino, è il centro economico e culturale della Val Pusteria e qui le tradizioni alpine sono vive e contemporanee. A Brunico sono nati il loden come lo conosciamo oggi, il grande alpinista Reinhold Messner, e hanno sede tre ristoranti dello chef tre stelle Michelin Norbert Niederkofler. Castel Badia è diventato un cinque stelle lusso, il primo di questo livello nella valle, riportato a nuova vita grazie alle famiglie locali dei proprietari, Gasser e Knötig, l’hotelier Aldo Melpignano, inventore di Borgo Egnazia e fondatore dell’omonimo gruppo alberghiero, insieme al Gruppo Kronplatz che gestisce gli impianti di risalita della zona. Perché da qui partono le seggiovie che portano al Plan de Corones, 2275 m e porta di accesso a 120km di piste, oltre che sede di due musei spettacolari e di una nuova visione dell’ospitalità di montagna che vuole continuare ad esistere, anche senza neve e scienza sci.
Musei sulla montagna di ieri e di oggi
In quota, il Messner Mountain Museum Corones progettato da Zaha Hadid che racconta l’alpinismo tradizionale e il LUMEN, museo che ripercorre la storia della fotografia di montagna, e quindi della conquista delle vette, dagli esordi ad oggi. Sono una tappa doverosa per capire il rapporto dell’uomo con ciò che è stato sacro perché inesplorabile, sino alle sfide imposte dall’accessibilità per tutti. Si può trascorrere una giornata in quota e pranzare da ALPINN, moderno bistrot in vetro che si sporge fra le cime e offre una vista spettacolare, oltre che una moderna interpretazione della filosofia “cook the mountain” fondata dallo chef Niederkofler. Fra ricordi di esploratori in pantaloncini alla zuava, scarponi chiodati e cappelli di feltro si fa un’immersione ad alta quota in un habitat ostile, da rispettare e da proteggere, ma che invece grazie alle comodità contemporanee non riusciamo neanche più a comprendere. Giù a valle, Brunico pullula di vita vita ma alla sua fondazione nel 13° Secolo era composta solo due file di case ai piedi del castello, che oggi ospita uno dei vari MM Museum, quello di Ripa, dedicato ai popoli di montagna di tutto il mondo, alla loro cultura e capacità di adattamento. Per capire come si vivesse qui fino a pochi decenni fa non serve lavorare troppo di fantasia perché il Museo degli usi e costumi raccoglie attorno ad una imponente residenza barocca tipica della nobiltà rurale 3 ettari di masi contadini d’altri tempi, portati qui per poter ripercorre le tappe principali della quotidianità di tempi ormai passati. Sembrerebbe una cosa per bambini e invece lo si apprezza più da adulti che hanno ancora vividi i racconti dei propri nonni vissuti nei primi del Novecento.
L’industria de loden e dell’alta cucina
Se queste erano valli che vivevano di agricoltura e pastorizia, in una regione rimasta ai margini della rivoluzione industriale fino all’apertura della ferrovia nel 1871, le fabbriche erano praticamente assenti. A fare da eccezione Moessmer, la più antica realtà della Val Pusteria che continua a produrre nel suo stabilimento ai margini della città sin dal 1894. Il loden è un tessuto tipico del Tirolo e i contadini lo filavano e lo tessevano nei propri masi, era color grigio, come le pecore. È diventato quello che oggi quando proprio Moessmer confezionò un mantello bianco per l’imperatore Francesco Giuseppe I d’Austria e rendendolo un tessuto per abiti da caccia per l’intera nobiltà. Bianco, rosso, nero e verde foresta, come quello dei classici cappotti o delle giacche tirolesi. II suoi capannoni continuano a lavorare ma nella casa padronale vicino alla fabbrica oggi ha aperto il ristorante tre stelle Atelier Moessmer, ristorante tristellato dello chef Norbert Niederkofler in cui vige la regola del “cook the mountain” ovvero una cucina di soli ingredienti di alta quota. Perché oltre a speck, strudel e pane nero, la gastronomia locale regala ottimi piatti tipici, contemporanei.
Il futuro dei masi antichi
Il turismo fra queste valli non ha deturpato il paesaggio, ma ha cambiato radicalmente la destinazione d’uso di molti dei masi e degli edifici antichi. Recentissima l’apertura rinnovata di Ansitz Heufler, tenuta storica del 1580 a Rasun di Sopra, all’imbocco della Valle di Anterselva, con 9 camere e cucina di tradizione gestito ora da Norbert Niederkofler: un gioiellino antico dove assaggiare piatti tipici come i Canederli al Graukäse, kaiserschmarren, grandi formaggi e salumi. Già leggendaria la loro colazione da assaporare nella stube originale in legno in un’atmosfera senza tempo. A Teodone, alle porte di Brunico e in posizione leggermente sopraelevata con vista sulla città, Niedermairhof è invece un antico maso con oltre 700 anni di storia circondato da alberi giganteschi dove i giovani padroni di casa, Kathrin e Helmuth Mayr, accolgono gli ospiti in una delle loro 8 suite, come fosse una casa privata tramandata nella stessa famiglia da oltre due secoli. Tra legno antico e armadi in stile Jugendstil, divani di design e mobili storici reinterpretati qui si respira il silenzio rotto solo dalo scricchiolio degli scalini originali. La mattina la colazione è tutta fatta di prodotti locali, se vuoi ti preparano dei panini per un pranzo al sacco e durante il giorno, sei vuoi qualcosa da bere, puoi serviti dal grande armadio del Settecento e annotarlo su un blocco, o farti un caffè seguendo le istruzioni al bar esterno, in una madia all’ombra dei grandi pini.
Castel Badia, un cinque stelle
Grandi dipinti di monache e badesse accolgono gli ospiti di questo castello costruito intorno all’anno Mille, recuperato grazie ad un profondo rispetto per il territorio e la sua memoria. Fuori dalle ampie finestre, la vista domina la vallata, all’interno mobili antichi e nuovi materiali locali contribuiscono ad un ambiente accogliente in cui si percepisce in ogni angolo il senso del luogo. Si fa colazione (lussuriosa) nella stube originale in legno dai soffitti in legno decorati con le iniziali delle monache, si mangia cucina di montagna contemporanea in quella che fu la camera della badessa, si nuota in una piscina ricavata dalle stalle – o nella piscina esterna, riscaldata e vista valle. Un punto di partenza ideale per immergersi nel territorio e capire le cime che hanno infinite storie da raccontare, se si è disposti ad ascoltarle.