Come la borsa più iconica di Hermès, ci sono arredi che per averli bisogna solo aspettare. E più si aspetta, più aumenta la loro desiderabilità – e il loro valore.
Nel design come nell’alta moda, il vero lusso oggi si misura con l’attesa. Aspettare tre, sei e addirittura più mesi per avere un arredo non è più un’eccezione, ma un privilegio per pochi e per chi apprezza la qualità del “tempo lento”. Non siamo più nell’era del “tutto e subito” ma quella in cui il valore di un oggetto cresce con il tempo necessario a realizzarlo. Ci sono arredi che non arrivano in tempi stretti semplicemente perché non possono. Nascono da una lavorazione artigianale attenta, da un processo produttivo che richiede cura, precisione e – soprattutto – nessuna scorciatoia. Ogni cucitura, ogni finitura, ogni dettaglio racconta un savoir-faire che rifugge la velocità e abbraccia la qualità assoluta.
Il mito di Hermès
È la stessa filosofia che ha reso iconica la Birkin. L’intramontabile – e spesso irraggiungibile – borsa di Hermès ha fatto della desiderabilità uno status symbol. Le sue leggendarie liste d’attesa ne alimentano il mito: non si sa quante ne vengano prodotte all’anno, e per acquistarla le procedure sono più complesse di un semplice giro in boutique. Tutti elementi che ne hanno accresciuto la fama. La risposta a questo rituale è sintetizzata perfettamente in una puntata di Sex and the City, quando Samantha Jones, una delle protagoniste, cercando in ogni modo di ottenere una Birkin si sente rispondere dal commesso che la lista di attesa è di cinque anni: «Per una borsa?» dice lei. E il negoziante ribatte: «Non è una borsa, è una Birkin». La lista è così lunga perché ogni modello è realizzato a mano da un artigiano esperto e richiede dalle 15 alle 20 ore di lavoro. E per quello che in economia viene definito “principio di scarsità”: quando qualcosa aumenta di valore, diventa più difficile da ottenere.
Le Birkin del design
Per alcuni prodotti di arredo accade lo stesso. L’apporto manuale, la ricerca dei materiali, le rifiniture sono i plus che rendono ogni prodotto un pezzo speciale, se non unico perché mai esattamente uguale a se stesso, e al contempo dilatano i tempi di consegna creando un “effetto desiderio”. Un effetto per tutti, ma non per molti. Ecco allora le “Birkin” di alcuni grandi nomi del design.
Per il tavolo Patagonia – fra i best seller di Baxter – l’attesa è parte naturale del processo di acquisto. Questo perché il materiale principale con cui è realizzato deve essere reperito in natura e valutato attentamente per rispecchiare la qualità necessaria. Si tratta infatti di una lastra di quarzite (Patagonia appunto) che fisiologicamente varia molto la sua estetica: l’azienda permette al cliente di scegliere le sfumature della propria lastra da cui crea una preview, che può anche essere rifiutata se non rientra negli standard di qualità più alti e così il processo riparte dall’inizio. Dopo di che, per lavorarla e arrivare al prodotto finito, servono altre cinque settimane.
Per il divano Embassy vale l’idea che pochi pezzi disponibili ne aumentano la desiderabilità. Bonacina ne produce sei esemplari all’anno. Servono infatti ben 20 giorni lavorativi per creare un singolo divano Embassy. Progettato da Piero Pinto ispirato all’Archivio Storico Bonacina, Embassy è realizzato interamente a mano, a partire dalla costruzione della struttura in canna di giunco all’intreccio (un’alternanza di lavorazioni a losanga e treccia), fino alla manifattura dei cuscini: dal piping a laccetto cucito a mano ai bottoncini (sono circa 80 in totale).
Tutti in coda per le icone Cassina. Il paravento di Gaetano Pesce e la libreria di Franco Albini sono tra i prodotti più noti, affascinanti e rappresentativi di Cassina, se non fra i più venduti. Ma sono allo stesso tempo i più difficili da realizzare con i tempi di produzione più alti di tutta la collezione del marchio. Fra le 10 e le 13 settimane per ogni pezzo. Il loro pregio è proprio nella complessità del design, non solo nella indiscussa originalità e bellezza estetica. Veliero ha una struttura estremamente articolata, un reticolo di cavi in tubolare metallico e ripiani in vetro, ideata come un’opera d’arte più che di arredo. Tramonto a New York nasconde invece la sua anima sperimentale nelle imbottiture interne, sviluppate con diverse densità per dare comfort e stabilità allo stesso tempo.
Ci vuole tempo per realizzare la Rocking chair perché fatta e rifinita a mano ed è per questo che gli estimatori del buon design sono disposti ad aspettare ben oltre i tempi standard, così da avere un prodotto da esterno che sia bello, performante, ispirato perfettamente nautica e allo stile delle barche Riva. Il segreto è infatti nella finitura, quel distintivo Lucido Mediterraneo: “questa speciale finitura si ottiene con l’applicazione di undici mani di vernice trasparente lucida con due carteggiature e un’ulteriore lucidatura a mano finale con tamponi e paste lucidanti”, mi spiegano da Exteta. Questo processo, continuo e ripetuto, è la ragione per cui la Rocking Chair (parte della collezione Loro Piana Interiors The Delight Chairs by Exteta) richiede fino a quattro settimane in più rispetto alla realizzazione di una normale seduta. È che dà quel particolare effetto seta e lucido tipico della collezione. Ogni prodotto del marchio è realizzato a mano, come un oggetto bespoke, siamo quindi lontani dalle logiche industriali e più vicini all’idea di atelier.
Sei settimane di attesa per una sedia? Sì, perchè la 214 non è una sedia qualunque. Capolavoro di Michael Thonet, si caratterizza fin dal 1860, anno della sua nascita, per la curvatura del legno massello e l’intreccio in canna d’India, più conosciuto come “paglia di Vienna”. Una prova di maestria e di design. La 214 che richiede ancora oggi 111 diverse fasi di lavorazione, un intreccio eseguito in parte a mano e rifiniture artigianali che rendono la famosa “sedia da caffè” un intramontabile pezzo da collezione.