Utilitarie come la R4 o la 500, di lusso come Mustang e Alpine, la sfida all’elettrico si combatte con un design retrò.

«Noi siamo l’innovazione. Un’auto elettrica non può che essere portatrice di idee nuove». Quando avevano chiesto ad Elon Musk se sulle Tesla ci sarebbe stata la possibilità di avere un volante ‘normale’ al posto della Yoke (cloche simile a quella degli aerei di linea o delle monoposto di Formula1), aveva risposto seccamente: «assolutamente no. Sennò, non valeva neanche la pena iniziare quello che stiamo facendo». Provocatorio come sempre, l’imprenditore sudafricano non aveva torto,  ma lui non si è mai trovato ad affrontare il problema numero uno per le case automobilistiche tradizionali: mantenere attuale nel tempo il valore (e le vendite) dei modelli di successo, nell’immaginario collettivo e nelle quote di mercato.  Da qui auto che sono state proposte negli anni in decine di versioni successive, come le Panda, oppure i restyling di modelli iconici del passato.  Oggi la sfida è traslocare all’elettrico la propria flotta: adattare, rivisitare o cambiare lo schema totalmente?  Le case automobilistiche ripartono dalla storia.  

Maggioloni flop, e i due tentativi della 500 

Nel 1997, Volkswagen mise mano al mitico Beetle (da noi Maggiolino, tecnicamente è la Typ 1) che ha venduto oltre 21 milioni di unità nel mondo dal 1938 al 2003: andò molto male, e senza neppure raggiungere il milione di vendite, scomparve nel 2012.  Diversamente è andata alla Fiat che ha saputo invece portare nel nuovo Millennio l’auto che ha motorizzato l’Italia a partire dal boom economico degli Anni ’60: la 500. Ci è riuscita, ma non al primo colpo.

Il modello classico era uscito di scena nel 1975 e se ne era tentato un rilancio nel 1991 senza successo. Per il 50° dalla nascita, nel 2007, il ritorno alle forme originali, l’ha fatta invece ritrovare il gradimento del pubblico. Oggi la variante elettrica, pur senza brillare, l’ha mantenuta ai vertici delle classifiche di vendita. Per la cronaca, è uscita di produzione pure lei, lo scorso anno, e siamo in attesa del nuovo modello per il 2026: come sarà? Il passaggio all’elettrico ha riguardato altre piccole icone come la Mini Cooper SE, la Peugeot e-208 o la Opel Corsa, e in quei casi non ne abbiamo vista alterata troppo l’estetica.

Mustang e  Alpine per una nostalgia di nicchia

Ford ha deciso di utilizzare un mito sportivo come Mustang per realizzare la prima Suv elettrica, la Mustang Mach-E. In questo caso, gli stilemi della muscle-car emergono in più dettagli su una carrozzeria da Suv-coupé, come vuole la tendenza, ma è evidente che al di là di logo e nome, siamo in presenza di un’altra vettura. Il gruppo Renault mostra invece il coraggio di recuperare un brand come Alpine, nel cuore dei francesi, a 17 anni dalla scomparsa. Sono ripartiti, giustamente, dalla A110 (rilanciata nel 2017) che aveva scritto gloriose pagine sportive tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70: tecnologia moderna ma stile con notevoli richiami all’originale per un’operazione nostalgica di nicchia che l’anno prossimo diventerà solo elettrica.

R4 e R5: eredità utilitaria

La R4 era stata concepita per fare tutto:  costare poco, essere facile da guidare, da caricare sul lavoro e adatta al tempo libero, ad ogni terreno e clima. Oggi sta per tornare sul mercato mantenendosi fedele all’originale del 1961, anche nel look: fari posteriori a sviluppo verticale e divisi in tre sezioni, i finestrini trapezoidali sopra le ruote posteriori, il tetto in tessuto apribile manualmente e gli elementi verticali incastonati nel paraurti. La R5, invece, si vuole servire del passato e della tecnologia (più ibrida che elettrica, in virtù della difficoltà di vendita) per farne un successo globale, che si avvicini a quello della prima, lanciata nel 1972 e uscita di scena nel 1984: un’icona che i francesi hanno battezzato ‘la Cinq’ per l’eternità e che era sì stata venduta in 3 milioni e mezzo di unità. Visti i tempi, sarà impossibile che quella sul mercato attuale ripeta i numeri della prima, ma piace molto per il design ‘furbo’ e con tocchi di classe. 

Il sogno restomod Presentata alla Milano Design Week, la R4 è stata affiancata da una splendida restomod che interpreta l’antica Renault 17. Cosa è una restomod? Una vettura classica con componenti e tecnologie moderne. Il termine ne evidenzia la natura: è una crasi tra restore e modern. La prima significa restaurare, riportare in perfette condizioni un’automobile classica: pratica già molto diffusa in tutto il mondo. La differenza è fatta dalla seconda: restomod è quindi un’auto che viene restaurata ma non seguendo le indicazioni del costruttore. Si punta a conservare le linee, il feeling e l’aspetto generale di un modello, portando avanti la tecnologia a livello tecnologico.

L’eleganza ‘tagliente’ della R17 Restomod porta la firma di Ora-ïto, designer francese con collaborazioni che spaziano da Cassina a Louis Vuitton. «Rivisitare un’auto mitica come R17 ha significato esprimere la mia visione per farne una scultura che mi somigliasse. Ho voluto rivestire R17 con una seconda pelle proprio per esaltarla e riportarla ai nostri giorni». 

Una visione importante, frutto di una storia di design che per le Case europee è iniziata sostanzialmente negli anni ’60 e ha lasciato un’eredità non facile da gestire ma formidabile per trovare spunti nuovi. Non è un caso che mentre per la parte tecnologica, le Case cinesi non solo se la cavino benissimo ma appaiono in vantaggio, in particolare per la connettività e l’infotainment, sullo stile stanno comprando molte ‘firme’ di origine europea per permettere quel salto di qualità indispensabile a non far storcere il naso agli automobilisti del Vecchio Continente. Non è sovranismo, ma ai cinesi – nell’auto – manca la storia.