Molte fake-news e false credenze, ma anche formulazioni obsolete e filtri che in Europa non si vendono più. Se lì si dibatte, ecco perché noi dobbiamo  continuare a comprarle e ad usarle

Si chiama “anti-SPF Movement” e si sta diffondendo a macchia d’olio negli Stati Uniti. Alla base la messa al bando delle protezioni solari principalmente per due motivazioni: da un lato quella, molto pericolosa ma poco seria, degli influencer di TikTok secondo cui tutti i solari sono inutili e non devono essere applicati, e dall’altro quella con fondamento scientifico portata avanti da esperti che si basa su un dato oggettivo: le formulazioni delle creme protettive americane sono ormai desuete e non all’avanguardia come quelle europee. 

Cosa dicono le ricerche e i dati scientifici

Secondo l’Airc, l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, il melanoma è purtroppo il terzo tumore più frequente sotto i 50 anni ed è anche il più aggressivo, nonostante gli enormi passi avanti fatti nella ricerca e nelle cure. Non solo ma, benché raro nei bimbi, è piuttosto comune nei giovani adulti sotto i 30 anni e nel 2023 sono state stima circa 12700 nuove diagnosi, 7000 tra gli uomini e 5700 tra le donne. 

A ciò si aggiunge il fotoinvecchiamento: nel tempo sempre più studi hanno sottolineato la connessione tra una esposizione al sole senza protezione e la comparsa precoce delle rughe. 

Queste certezze hanno portato l’Italia, e l’Europa in generale, a essere molto all’avanguardia nella formulazione delle protezioni solari. Tutte le protezioni solari oggi vendute nell’Unione Europea sono tecnologiche, all’avanguardia e continuamente aggiornate perché seguono di pari passo l’avanzamento della ricerca nell’ambito. Non è però la medesima situazione negli USA. 

La legislazione americana è rimasta indietro

«Nonostante il fatto che per anni gli americani sono stati grandi sostenitori della fotoprotezione, in tempi recenti il loro rapporto con i solari è cambiato. Alcuni studi recenti, riportati per esempio anche dall’inglese The Guardian , hanno messo in evidenza la tossicità di certi ingredienti presenti nei solari e che possono interferire con il sistema endocrino umano, oltre ad avere un impatto negativo sull’ambiente marino. Attualmente, negli Stati Uniti non esiste ancora una regolamentazione aggiornata e chiara per questi prodotti, che continuano ad essere venduti come semplici articoli da banco. Questo crea molta confusione nei consumatori, rendendo difficile la scelta consapevole del prodotto più adatto» spiega la dottoressa Serena Mazzieri Dermatologa, Venereologa e Medico estetico, disponibile anche sulla piattaforma online di MioDottore.it. Non è un caso che la FDA, l’Agenzia Federale che si occupa della regolamentazione di prodotti alimentari e farmaceutici negli Stati Uniti, ha fatto più volte richiesta di cambiare le normative vigenti aggiornandole ai risultati scientifici degli ultimi anni. 

Fake news e qualche verità 

Visto il panorama è facile quindi immaginare come si sia diffusa anche una certa disinformazione che, per quanto abbia un fondo di verità, sta portando però a molte conseguenze a livello sanitario. Prima di tutto nella prevenzione: come uno studio ha dimostrato, online circolano moltissime notizie flase, tra cui il fatto che si ritiene che le protezioni solari causano delle disfunzioni al sistema immunitario e alla riserva di vitamina D; altri siti e blog sostengono invece che sono proprio le protezioni solari a causare il cancro stesso e se ne sconsiglia l’applicazione anche sui bimbi. Cosa c’è di vero in tutto questo e da dove nasce questa posizione molto critica verso le protezioni solari?

Ultimamente negli States è in atto un intero  movimento rinominata MAHA, Make America Healthy Again che spesso parte da presupposti scientifici sbagliati per cercare di migliorare la salute dei cittadini, inclusa quella della pelle. «Benché siano sempre più diffuse negli USA campagne di sensibilizzazione sui rischi di una esposizione solare senza protezione e si cerchi di educare all’uso della crema, la diffusione di certe opinioni è sostenuta anche da alcuni studi scientifici recenti che hanno evidenziato la possibile tossicità, per la salute e l’ambiente, di alcuni ingredienti contenuti all’interno dei solari Made in USA». L’assenza di una normativa aggiornata, unita alla crescente attenzione verso la sostenibilità e la salute, ha portato a una maggiore sensibilizzazione pubblica e a una richiesta di trasparenza nella composizione dei prodotti. Rispetto all’Europa e all’Italia, le normative americano sono ferme al 1996 con filtri datati che in Europa sono regolamentati con restrizioni o considerati a rischio per la salute umana e ambientale e quindi banditi. Per questo si è alimentato un dibattito sulla sicurezza dei solari in commercio, spingendo verso una regolamentazione più stringente, e l’esigenza di scegliere prodotti più efficaci e sicuri. Il fenomeno è su larga scala e sempre più centrale, «soprattutto nelle nuove generazioni, da sempre maggiormente attente alla salute pubblica, alla preservazione dell’ambiente e più in generale alla skin care». 

I filtri da evitare, che in Europa non sono in vendita 

Quali sono i filtri che nel mercato americano sono ancora comuni e in Europa sono ormai banditi? «I filtri chimici, la tipologia maggiormente presente nelle formulazioni americane, più diffusi sono l’avobenzone, l’octocrylene e homosalate, ormai considerati obsoleti e potenzialmente dannosi per la salute delle persone e per l’impatto ambientale» spiega l’esperta. In Europa invece questi filtri sono stati sostituiti da quelli più moderni, il Tinosorb e il Mexoryl XL, perché l’attenzione nel nostro continente e massima e le regole sono molto più restrittive, basate sui pareri dell’SCCS, il Comitato Scientifico per la Sicurezza dei Consumatori. 

Nel Regno Unito, allarme mete esotiche

Un problema che ha riguardato anche il Regno Unito ma solo in parte. Se è vero infatti che, come hanno rivelano i dati del Cancer Serearch UK, lo scorso anno si è verificato un aumento dei casi di melanoma, le cause principali sono da ricercare nell’aumento della popolazione anziana e, soprattutto, nel fatto che questa fascia di cittadini viaggia molto di più. Negli ultimi anni si è infatti verificato un vero e proprio boom di viaggi nei paesi caldi pensati proprio per i pensionati. A ciò si aggiunge anche una maggiore prevenzione e un aumento delle visite specialistiche alle prime avvisaglie. 

Discorso simile anche nel resto d’Europa. Se è vero che la diffusione del melanoma è maggiormente frequente non solo nei soggetti di ceppo europeo ma soprattutto nelle popolazioni nordeuropee con pelle molto chiara, come conferma l’Istituto Superiore di Sanità, è però vero che le campagne di prevenzione, sia verso i nei che le protezioni solari, hanno permesso di scoprire prima il tumore e di ridurne la mortalità.