L’anno sabbatico uno stop netto dalla propria vita per farci scoprire chi siamo davvero. Come in Mangia Prega Ama, mollando tutto per viaggiare o dedicandosi, a casa, alla propria passione. 

Per tutti quelli che lavorano tutto l’anno sognando le vacanze. Per tutti quelli che passano tutta la settimana aspettando il venerdì. Per chi non vede l’ora che la casa sia libera per stare da solo. Per chi segretamente vorrebbe scappare dalla propria vita o è molto scontento di una parte di essa, ma poi si sveglia la mattina e ricomincia tutto daccapo. O si ritrova, finite le ferie, intrappolato nella vita che non desiderava, per un altro anno. Questo articolo è per tutti loro. 

La risposta a una necessità di felicità  

Scuola, università, lavoro, amici, fidanzamento, matrimonio, maternità, lavoro…. La vita a volte sembra una storia già scritta, un romanzo di cui sappiamo già la trama e in cui tutto si svolge esattamente come previsto. Ma la vita è una sola, ognuno ha le proprie esperienze, forze e debolezze, e gli unici che possono darsi la possibilità di viverla al massimo e tirando fuori la miglior versione di se stessi, siamo noi. Ma chi siamo e cosa vogliamo, davvero?

Il lavoro che faccio è quello che desidero fare?
Che cosa mi rende felice, appagata e soddisfatta?
Come posso esprimermi al meglio?
Sto bene nella relazione che vivo?
Sto vivendo la vita che volevo? 
Ma anche domande più profonde e che molte volte non si arriva a farsi mai: sono felice?
Chi sono? Cosa voglio?
Cosa può servire per conquistarlo?

Domande che hanno una risposta di testa, edulcorata dagli impegni, dalla paura del futuro, dalle responsabilità e una risposta di pancia, di istinto, la famosa risposta che arriva prima di aver finito di contare fini a dieci ma che è difficile dire a voce alta. Domande la cui risposta potrebbe risiedere proprio in un periodo di stacco dalla propria normalità, dalla routine quotidiana, dalla propria comfort zone. Ed è proprio a questo che serve l’anno sabbatico. 

Mangia, Prega, Ama 

“Mangia, prega ama” (Eat, Pray and Love, nella sua versione originale, il libro autobiografico di Elizabeth Gilbert) da cui è stato realizzato un film del 2010 diretto da Ryan Murphy e con Julia Roberts nel ruolo della protagonista è proprio la storia che narra la vita della scrittrice, e che descrive il viaggio di auto scoperta di Elizabeth, che dopo un divorzio, decide di partire e viaggiare per il mondo per ritrovare se stessa, e con quello, l’amore. Il film, uscito esattamente 15 anni fa, fu un successo perché la storia riguarda tutte quelle persone, più o meno giovani, che magari dopo anni passati come pendolari, svolgendo lavori o studi che non gli assomigliavano e che gli stavano stretti come un vestito di quattro taglie di meno, fermi in relazioni ormai logore e con problemi fisici che tentavano di dirgli che qualcosa non andava, hanno deciso coraggiosamente di staccare, lasciare tutto e ri-scoprirsi. Dandosi il tempo e lo spazio per farlo.

Gap Year per gli studenti

Con Gap Year si intende un periodo di pausa nel percorso di studi o di lavoro, per vivere esperienze professionali, di volontariato o personali, solitamente trascorrendo un anno all’estero prima di iniziare l’università o il lavoro “della vita”. Un modo per interrompere la routine, per allontanarsi dalla famiglia, uscire di casa, esplorare il mondo e se stessi. Perfetta opzione per gli indecisi, per chi rischia di venir trascinato nella propria carriera universitaria quasi inconsapevolmente, per chi ha bisogno di trovare un proprio posto nel mondo prima di ricominciare gli studi, per coltivare le proprie passioni o sperimentare. Se non lo si fa a 19 anni, quando? 

Un’opzione di legge 

L’anno sabbatico invece è periodo di congedo non retribuito dalla consueta attività lavorativa da dedicare all’accrescimento delle proprie competenze, dei propri interessi e skills professionali. Non si percepisce lo stipendio ma non si perde il diritto al proprio posto di lavoro, questo secondo la legge italiana, la numero 53 del 2000. In base a questa normativa, la possibilità di accedere all’anno sabbatico spetta a tutti i dipendenti, privati o pubblici, purché abbiano maturato almeno cinque anni di anzianità lavorativa nella stessa azienda, quella da cui si vuole avere uno stop. I vari contratti collettivi nazionali lo consentono per motivi e con modalità di richiesta differenti, da motivi medici e di accudimento familiare, al volontariato o a corsi di formazione. Non per una vacanza insomma

Anno sabbatico: prendersi una pausa per cercare un nuovo inizio e capire chi siamo (o almeno provarci) 

Gianluca Gotto nasce a Torino nel 1990. A vent’anni si trasferisce prima in Australia, poi in Canada. Oggi è uno scrittore appassionato di Oriente, scrive articoli e libri mentre viaggia per il mondo, specialmente in Asia. Sul suo blog e sui suoi canali social condivide insegnamenti zen ed esperienze di vita. Nel 2018 ha raccontato la sua storia in questo libro. Il suo TEDx “Come essere felici ogni singolo giorno” è tra i più visualizzati di sempre in lingua italiana.

Un viaggio anche dentro di sé

Hai mai desiderato mollare tutto e partire? Se hai risposto di sì, allora c’è un libro che è stato scritto proprio per te. Si intitola “Le coordinate della felicità” ed è il romanzo autobiografico di Gianluca Gotto diventato il manifesto di un’intera generazione di nomadi digitali e viaggiatori intenzionati a  fare della passione un lavoro e rendere  il viaggio uno stile di vita. Partendo proprio da un anno sabbatico con lo scopo di scoprirsi, di capirsi e di indirizzare la sua vita nella giusta direzione, le sue personali coordinate della felicità. 

Un anno sabbatico può essere un viaggio che si può fare partendo anche fisicamente, in giro per il mondo, o nella propria città ma facendo altro, dedicandosi a studiare, o per tornare alle proprie radici o nella città che si è sempre sognato di visitare o di viverci. è un viaggio prima di tutto  che riguarda in toto noi stessi, e che quindi si può fare anche semplicemente lasciando ciò che non fa più per noi ma nello stesso appartamento di sempre e facendo colazione nello stesso bar o la spesa nello stesso supermercato. Perché a cambiare siamo noi, e questo è lo scopo di questo anno di stop, rallentare e abbassare il volume della vita frenetica a cui si è abituati, per ascoltare ciò che si ha dentro e imparare a viverlo ogni giorno anche fuori.

Un atto di coraggio, quindi? Sicuramente si, ma anche un primo profondo atto di amore verso di sé, che fa perdere l’equilibrio instabile in cui ci si costringe a rimanere in piedi, spesso con cadute vertiginose, per trovare la giusta combinazione di pieni e di vuoti che si adattano alla perfezione a chi siamo.