Siamo un popolo di santi, poeti e navigatori? Se le prime due categorie appaiono datate – salvo rarissime eccezioni – sulla terza, a fasi alterne, lo siamo ancora: quando arriva L’American’s Cup.

A differenza di nordici e anglosassoni, il nostro orizzonte resta il caro vecchio Mediterraneo e non l’Oceano e, a parte uno zoccolo durissimo, con molti punti di contatto con i golfisti per il piacere di sentirsi diversi e praticare uno sport molto complicato, con club elitari, siamo velisti giusto quando arriva l’America’s Cup.

Andare alla regate sarà il nuovo stadio e con l’america’s cup a napoli ci vestiremo ancora da velisti 
Paul Cayard, in una fotografia di Carlo Borlenghi dalla mostra Il Moro di Venezia / America’s Cup 1992, Ravenna, 2023.

L’Azzurra mania, i cap e le scarpe da vela

È il più antico trofeo sportivo del mondo – data del 1851 – e l’Italia ci debuttò nel 1983. Ricordate Azzurra, Cino Ricci e la barca blu con il bordino tricolore? Non facile, perché le regate si correvano quando in Italia era quasi notte e non c’era la diretta televisiva. In realtà fu una fortuna nella costruzione del mito, perché per sapere come erano andati i nostri eroi bisognava leggere i quotidiani (che mandarono due-tre-quattro inviati a testata a Newport, Rhode Island) o aspettare il telegiornale del mattino.

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Varo di Azzurra, Pesaro, 19 luglio 1982 – Il primo Challenger italiano dell’America’s Cup in rappresentanza dello Yacht Club Costa Smeralda. Ph. Carlo Borlenghi

Nonostante questo scoppiò l’Azzurra-mania e per un annetto erano tutti a cercare le magliette e i cappellini Fila con il logo della barca. Vi fu anche un aumento esponenziale delle vendite di scarpe da velista che sino a quel tempo erano patrimonio esclusivo di chi navigava – e mai nessuno si sarebbe sognato di indossarle nelle vie cittadine. Nel 1992 il brevissimo tempo del Moro di Venezia di Raul Gardini ebbe il plus di un canale televisivo – Tele Montecarlo, oggi si chiama La7 – praticamente consacrato al racconto della sua partecipazione a San Diego. I milioni di spettatori (non scherziamo) che seguivano le regate alle tre di notte si misero a caccia dei cap con il logo ufficiale – obiettivamente bello, con il richiamo alla Venezia antica – per ‘sentirsi’ uno del Moro. Curiosità: c’è un sito dove si possono tuttora acquistare.

Luna Rossa e lo street fashion

Poi nel 2000 arrivò Luna Rossa: il solo fatto che a crearla sia stato Patrizio Bertelli, il signor Prada, certifica un lato fashion dell’operazione che ha portato alla realizzazione di più linee di abbigliamento, di fascia medio-alta e alta. Se c’è una cosa che ha funzionato bene nelle sei campagne per conquistare l’America’s Cup ancora più dei buoni risultati (ma è anche vero che non ha mai vinto) è stato proprio l’aver creato un mare di ‘pradini’: gente che non è mai salita su una barca, tifa quando si torna a gareggiare – la Regata non ha una scadenza fissa – ma sfoggia orgogliosa l’occhiale tecnico o la sneaker, lontanissima dalla scarpa da vela classica.

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Prada Challenge festeggia la vittoria della Louis Vuitton Cup, Auckland, 2000. Ph. Carlo Borlenghi.

Tutti navigatori da scrivania, del resto tra il 2003 e il 2007 il fascino dell’America’s Cup fece indossare a persone che manco sapevano le origini del nome e il fatto che avesse bandiera svizzera i capi di Alinghi, la barca dell’unico Paese senza mare capace di conquistare e difendere il trofeo. A intuirne il possibile boom fu North Sails, leader assoluto nella realizzazione di vele, che a fine anni ’80 provò a diversificare la produzione introducendo l’abbigliamento tecnico, subito cult per i velisti. Da qui il passaggio al lifestyle, esaltato appunto con Alinghi.

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A luglio si tifa a Napoli

Siamo pronti alla nuova ondata? Assolutamente, con una novità che renderà la prossima America’s Cup a Napoli, in luglio, uno degli eventi – non solo sportivi – del 2027. Se due anni fa, il ritorno in Europa dopo 15 anni in posti lontani, non ha mantenuto le promesse perché Barcellona ha snobbato la Regata e non sta vivendo un gran momento in generale, è matematico che nel mare davanti al Vesuvio andrà in scena uno spettacolo notevole. Qualcuno si azzarda già a dire che sarà l’edizione più bella della storia, di sicuro sarà quella più ‘di popolo’ per la volontà degli organizzatori di un contorno vivacissimo (ne siamo sicuri) e di far gareggiare le barche il più vicino possibile al lungomare. Perché siamo alla svolta: si seguono le regate come una partita di calcio allo stadio. È la situazione che resta impossibile nelle corse oceaniche e nelle prove di altura: le vedi alla partenza e al traguardo, al massimo qualche video quando sono in mezzo alle onde. Il pubblico ha iniziato a vedersi nelle ultime edizioni delle regate alle Olimpiadi quando la finale viene disputata il più vicino possibile a terra: ma è vero che le barche in quel caso sono piccole e poco spettacolari, con due persone al massimo di equipaggio, oppure delle tavole a vela.

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Pubblico durante la presentazione di The Luna Rossa Story: Sailing Into History.

La svolta è stata segnata dal Sail GP, un circuito su barche velocissime – catamarani che arrivano anche a 100 km/h in condizioni di vento ideali – simile a quello della F.1 automobilistica: tappe in giro per il mondo, i più bravi a bordo, incidenti all’ordine del giorno, prove brevi, montepremi…E delle vere tribune dove il pubblico pagante e seduto, si gode lo spettacolo: non c’è tappa senza sold-out, un tempo era fantavela. Ci proveranno anche a Napoli: prevedibile tantissimo pubblico, matematico il ritorno di fiamma dei numerosi velisti a rotte alterne. Se poi Luna Rossa andasse bene (auspicabile e facilmente realizzabile), le dirette avranno ascolti da record e le vendite di magliette pure. Questa 38°edizione è sponsorizzata da Louis Vuitton, e il merchandising ufficiale è già disponibile sullo store online. Altrove occhio ai falsi (più o meno) d’autore: la maglietta culto “The is no second” sarà imitatissima. 

Andare alla regate sarà il nuovo stadio e con l’america’s cup a napoli ci vestiremo ancora da velisti 

T-shirt ufficiale della 38ª America’s Cup, tra richiami alla tradizione velica e codici contemporanei. A conferma di come continui a influenzare l’immaginario dello sportswear.