Il Prof. Alberto Cavalli insegna Bellezza Italiana al Politecnico, un corso in cui si impara a riconoscerla, andando oltre la mera estetica. Perché la bellezza non è un lusso, ma è al servizio della società – e del nostro Made in Italy

Che tutto il mondo ci invidia. Che si stia parlando di pizza o di cuscinetti a sfera, di alta moda o di Ferrari, degli Uffizi o del paesaggio toscano, c’è sempre il momento in cui questa frase fatta irrompe nei discorsi. Amiamo ripetercelo: siamo fortunati, noi italiani abbiamo qualcosa di unico che ci rende speciali, e che tutti desiderano. Ma che cosa precisamente?  

Patrimoni immateriali tramandati in gesti e storie orali, come la cucina, beni culturali solidissimi e imponenti, come il Colosseo, l’Italia è ricca di storia e tradizioni, ma quello che il mondo ci invidia è più un atteggiamento, uno stile di vita. «Abbiano un’attitudine al bello che il mondo ci riconosce e che ereditiamo alla nascita, un immenso patrimonio di vite precedenti, di arte, di storia e di cultura che in qualche modo fanno parte del nostro codice genetico e che contraddistinguono il nostro saper fare e il nostro vivere» mi spiega il Professor Alberto Cavalli, docente di Bellezza Italiana alla facoltà di Design del Politecnico di Milano. Direttore Generale della Fondazione Cologni, Direttore Esecutivo della Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship, mente e Curatore Generale dell’evento veneziano Homo Faber che mette in mostra il mondo del “saper fare a mano”. Cavalli dedica la vita non alla conservazione o alla valorizzazione di un passato glorioso, ma al futuro delle professioni dell’alto artigianato e a questa “attitudine” che non possiamo dare per scontata – perché il fatto che l’Italia sia così ricca di bellezza non significa che lo sarà per sempre. La bellezza è una risorsa fortunatamente rinnovabile, ma che deve essere preservata, coltivata e stimolata. E che si può insegnare.

Imparare che cosa sia la bellezza salverà il mondo esiste un corso
Docente di Mestieri d’arte e bellezza italiana al Politecnico di Milano, è Direttore Generale della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte di Milano e Executive Director della Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship. Foto Susanna Pozzoli

La bellezza non è un lusso

«Esiste una bellezza apparente che ti cattura al primo sguardo, ma la piacevolezza estetica è come una ninfa, ha le nostre fattezze, ci assomiglia, ma non ha l’anima, o è come Medusa, ti pietrifica. Perché può andare nella direzione sbagliata», mi spiega Cavalli. Un oggetto esteticamente bello al primo sguardo può essere il frutto di soprusi, lavoro minorile, inquinamento climatico e iniquità sociale, oppure essere banalmente un plagio. Imparare a riconoscere e a creare bellezza è quindi tutt’altro che un mero godimento estetico, serve ad indicarci cosa ognuno di noi può fare, per se stesso e a servizio della società. Lungi dall’essere solo una componente superficiale, la Bellezza Italiana si insegna all’università perché è un vantaggio competitivo del nostro Paese, un asset strategico che si costruisce e si nutre di lavoro, impegno, tradizione e territorio, arte e mestiere. Quello che definiamo Made in Italy insomma non è  un insieme di comparti produttivi, di prodotti di alta qualità o una mera indicazione geografica. «Per poter parlare di identità italiana legata alla creazione contemporanea di bellezza devono essere presenti dei criteri: autenticità, originalità, competenza, rapporto con la tradizione», mi spiega Cavalli. Il Made in Italy è unico solo se resta autentico e la parola autenticità riprende così il proprio valore, potente, svuotandolo contemporaneamente di termini abusati come esclusivo, innovativo, creativo. L’autenticità smaschera tutto quello che è fasullo: «il pericolo è cadere nel clichè, e legati all’Italia ce ne sono tantissimi. Siamo quelli della Dolce Vita, degli scorci da cartolina, ma anche di pizza-spaghetti-mandolino, e siamo i primi a caderci dentro reiterando lo stereotipo siamo noi». 

Il pericolo è cadere nel clichè, e legati all’Italia ce ne sono tantissimi. Siamo quelli della Dolce Vita, degli scorci da cartolina, ma anche di pizza-spaghetti-mandolino, e siamo i primi a caderci dentro reiterando lo stereotipo siamo noi. 
Aberto Cavalli

Il genius loci dell’invenzione 

 «Quello che il mondo ci invidia è il frutto di una stratificazione di significati, di gesti, di conoscenze, è il genius loci. È questo il valore che dobbiamo non solo difendere, ma tramandare perché non resti un panda in via di estinzione o una collezione di farfalle: bellissime, ma morte». La bellezza italiana va oltre il bel gesto, il Bel Paese, il bel canto, sta nella capacità creativa, quella dietro l’uso del colore blu nei dipinti di Gentile Da Fabriano come della plastica di Natta o dei microchip – invenzioni italiane. «Artigianale non significa manuale, pura esecuzione, ma passione, applicazione e ricerca continua per  fare meglio». La bellezza italiana è questa attitudine preziosa al fare e all’innovare, e va coltivata, non ammirata.

Imparare che cosa sia la bellezza salverà il mondo esiste un corso
L’opera di Ongaro&Fuga per l’edizione del 2026 di Doppia Firma
Foto Laila Pozzo

L’articolo è apparso nella sua versione originale sul volume 2 di foster, maggio 2025