Una sedia di design ma senza originale, conosciuta in tutto il mondo. Da oltre 70 anni la Acapulco Chair abita terrazze e giardini reinterpretata in innumerevoli varianti che celebrano l’originale. Un design iconico e intramontabile che è un invito al relax all’aria aperta.
Tutti la riconoscono, ma pochi conoscono la sua storia. La Acapulco Chair è un’icona del design, tanto affascinante quanto misteriosa. Nessuno sa con certezza chi l’abbia disegnata né quando sia nata, ma il suo debutto negli anni ’50 ha lasciato un segno nell’evoluzione dell’arredo per esterni. È apparsa discretamente sulla scena americana, per poi conquistare i riflettori grazie alle star di Hollywood che ne hanno favorito il successo. E da allora non se n’è mai andata. Sempre fedele alla sua forma essenziale e avvolgente, ha superato le più varie interpretazioni e imitazioni. Ancora oggi l’originale sedia Acapulco continua a evocare lo spirito leggero e vivace da cui ha preso forma, come simbolo perfetto della stagione estiva.

La leggenda e Hollywood
Attorno alle origini della Acapulco Chair ci sono più leggende che certezze. Quello che è certo, è che tutto comincia negli anni ’50 in Messico. La sedia deve infatti il suo nome all’omonima città messicana che si affaccia sulla costa del Pacifico. Non vi è alcuna attribuzione a un designer ufficiale, ma come spesso accade la manifattura prende forma dal basso, rispondendo a esigenze pratiche del quotidiano. I più attribuiscono quindi il merito della sua nascita agli artigiani locali che hanno iniziato a creare sedute formate da intrecci in corda, ampi e leggeri, così da far passare l’aria e trovare sollievo dal clima tropicale. C’è chi sostiene invece che l’autore fu un turista francese ispirato dalle tradizionali amache Maya e dalla loro arte tessile.
Proprio negli anni ‘50 Acapulco (la città) era la meta preferita del jet-set di Hollywood, location glamour e dal fascino tropicale – vi soggiornavano Frank Sinatra, Elvis Presley, John F. Kennedy e sua moglie Jacqueline, mentre Elizabeth Taylor e Judy Garland qui si sposarono e fecero la luna di miele. Fra le teorie più acclamate si associa quindi la diffusione della Acapulco (sedia) alla presenza delle star che ne hanno apprezzato il design e reso celebre la fama.

PVC, rattan e relax
Ad affascinare della Acapulco Chair – oggi come allora – è infatti la sua forma “a uovo” resa leggera, ariosa, impalpabile dall’intreccio in corda (in rattan o PVC) che si aggancia a raggiera a una struttura in acciaio a tre gambe. Una semplicità efficace, sia nella funzionalità che nell’estetica: la seduta risulta infatti ultra confortevole grazie all’effetto avvolgente delle corde e al suo schienale alto, mentre il suo stile minimale non conosce mode e tendenze. Tutt’altro. Con il suo stile informale si inserisce con disinvoltura nei più vari contesti – che sia una casa in città, una terrazza al mare o il balcone di uno chalet. E così grazie a questo design distintivo la Acapulco Chair ha attraversato i decenni, confermandosi un arredo moderno senza tempo.

Nessun originale
Nessun autore e, dunque, nessun produttore ufficiale. Ma il design iconico della seduta ha ispirato nel tempo innumerevoli riproduzioni e reinterpretazioni. Ne ripropone il design originale, ad esempio, il marchio olandese Silla Acapulco, le aziende tedesche OK Design e Acapulco Design – quest’ultima ha giocato con il progetto creando inedite quanto originali versioni, come i modelli completamente intrecciati e ampliamenti di gamma con una sedia a sbalzo e una sedia da pranzo, firmate dallo studio di design HANSANDFRANZ. Anche Maison du Monde ha la sua proposta, si chiama Praia e richiama l’idea della Acapulco variando le gambe (quattro e non cinque) e il design della struttura, più tondeggiante.
In tema di rivisitazioni, di nota è quella realizzata da De Castelli che omaggia questa icona dell’outdoor anni ’50 con una seduta dal look più industrial e quasi futurista. “Pensando ad Acapulco” è infatti composta da tre gambe in ferro che sostengono la seduta formata da spicchi di lastre metalliche, modellate a mano, con una finitura lucida rame e ottone. Una testimonianza di come la Acapulco, oltre 70 anni dopo, sia non solo un modello di “buon design” ma anche una fonte di ispirazione costante.
